Stranger Things : tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo gia’ trent’anni fa

stranger things posterUn conto è impostare una serie televisiva negli anni ’80; tutt’altra cosa, però, è convincere lo spettatore che sia veramente ambientata nell’era di Reagan e del cubo di Rubik.
Stranger Things, la nuova serie Netflix dei fratelli Duffer, è così piena di nostalgia e dei prodotti pop-culturali di quel decennio che dopo averla vista viene voglia di comprarsi le Nike Bruin, ma è anche straordinariamente rigorosa nel curare i dettagli, sia che si tratti di spunti musicali dall’intonazione perfetta, sia che si tratti di inquadrature chiaramente ispirate ai must-see degli eighty, o più semplicemente facendoci riconoscere lo stesso tipo di jeans che indossava mamma.
Se dopo queste tre cose che vi ho detto il vostro cuore ha avuto un sussulto e involontariamente avete pensato al caldo tempore di una videoteca con tutti quei magnifici VHS in bella vista, se adesso vi sentite come a cinque minuti dal suono della campanella l’ultimo giorno di scuola, se vi piacerebbe che tutti i vostri problemi si potessero ancora risolvere sostituendo una candela, beh, diavolo, ho il vago sospetto che amerete questa serie.

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Netflix ci ha teso un tranello, ha fatto uscire di nascosto una nuova serie a fine stagione, quando nessuno se l’aspettava, per braccare subdolamente gli over 30, catturarli, e rinchiuderli con l’inganno in una videoteca degli anni ’80 zeppa dei loro film preferiti: Poltergeist, E.T., I Goonies, Stand by me, La cosa.
Ora, lasciatevelo dire da uno che se ne intende: la nostalgia è una cosa piacevole. La nostalgia è come un grande divano confortevole con un morbido piumone nel quale potersi annidare per guardare la televisione, e alla televisione, nello specifico, stanno dando Stranger Things. Netflix ha già riempito il frigo per voi, ha già anche tirato le tende. Non vi resta che accomodarvi e godervela.
Con Stranger Things in onda la vostra unica preoccupazione sarà quella di scongiurare una trombosi venosa ai piedi alzandovi ogni tanto per andare a depredare il frigo. Vi assicuro che dopo un paio di episodi ne rimarrete incatenati, godendovi un salto temporale di 30 anni che vi farà perdere completamente il contatto con la realtà.

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Guarda quello dietro: SEI TU!

Interpretato da un cast di giovani sconosciuti affiancati da star degli anni ’80 come Winona Ryder e Matthew Modine, la storia di Stranger Things si svolge nel novembre 1983 in una piccola cittadina dell’Indiana dove ciò che veniva abitualmente considerato come reato grave era il furto di nani da giardino. Un ragazzo di 12 anni parte in bicicletta e scompare nei boschi vicino a una struttura di ricerca governativa segreta, e mentre in città la comunità lo cerca e soffre, una ragazzina compare dal nulla.

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Ora, essendo un dato di fatto che i creatori dello show, i Fratelli Duffer, siano gemelli e nati nel 1984, pare evidente che dietro al ‘sì ben fatto citazionismo che impregna Stranger Things ci sia un maniacale lavoro di studio e progettazione.
Niente è lasciato al caso e la serie è un continuo incrocio di influenze anniottantare, a cominciare da quelle di Steven Spielberg e Stephen King, le due superpotenze dell’intrattenimento salite alla ribalta dalla fine degli anni ’70 all’inizio dei ’90, e che di conseguenza hanno segnato profondamente l’immaginario di almeno 3 generazioni tra cui la tua, caro lettore che stenti a credere in un futuro migliore e ti rifugi in questa roba qui.

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Prima collaborazione King/Spielberg: Drew Barrymore accende la siga a Stephen

I riferimenti narrativi e visivi a Spielberg e King si sprecano. L’internet tutto si è sbizzarrito cercando gli incroci, i riferimenti, le citazioni. Che ve lo dico a fare? Del resto arrivo sul pezzo in netto ritardo, come mio solito. L’occhio con parziale opacizzazione della cataratta del quarantenne attento riconosce al volo i gruppi di pre-adolescenti in bicicletta da “E.T.” e “I Goonies” che si scontrano con realtà terribilmente ultraterrene come quelle di “Poltergeist”. I capelli del trentenne canuto non possono che rizzarsi quando vedono una comunità anonima e assonnata degli Stati Uniti che viene terrorizzata e trasformata come nelle migliori storie dello Zio King tipo “Le notti di Salem” o “Cose Preziose”. Che ve lo dico a fare, dicevo. Che ve lo dico a fare?

Incroci e riferimenti che troverete ovunque su internet
 

A questo punto, a distanza di quasi due mesi dal suo rilascio e in piena parabola discendente dell’hype, mi preme soffermarmi sulla ragione per cui, secondo me, Stranger Things a funzionato così bene prendendo di sorpresa tutti, anche quelli di Netflix che l’avevano promossa zero e relegata in uno slot da poveri a fine stagione.

1.È una bella macedonia di nostalgia ricca di vitamine.
I fratelli Duffer hanno sicuramente passato tanto tempo guardandosi le repliche di X-Files perchè Stranger Things è una serie che gioca sulle stesse tematiche, oltre che su quelle di un botto di altri film dei bei tempi andati. Sì, certo, per lo più si tratta di film anni ’80, ma il confronto con X-Files è impossibile da non fare.
Ci sono anche pezzi presi di peso da “I Goonies“, “E.T.”, “Schegge di Follia“, “Nightmare”, e chi più ne ha più ne metta. Per rendervi meglio l’idea vi dico che è lo stesso tipo di furbacchionata che ha fatto J.J. Abrams in Super 8, ma in Stanger Things è venuta meglio. Qui la nostalgia è una forza trainante dello spettacolo, non un pretesto per seguirlo. Stranger Things ha una sua storia da raccontare, e la racconta molto, ma molto bene, prendendosi i tempi necessari per narrarla senza cacciarla in gola allo spettatore con la forza.

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2.Otto episodi sono l’ideale
Stranger Things dura esattamente il tempo che deve durare, e per questo non si impantana mai. La serie ha una parte iniziale dedicata a presentare i protagonisti, l’ambiente, l’epoca. Poi una parte centrale focalizzata sulla presa di coscienza del pericolo e delle sue implicazioni, e una fine in cui si cerca di combattere la minaccia e salvare il salvabile. La storia è raccontata in modo chiaro, con il ritmo giusto e i giusti spazi dati ai personaggi.

3.Il cast
Il cast di Stranger Things è semplicemente eccezionale, anche Winona Ryder, un’attrice che ho sempre apprezzato in età di esplosioni ormonali ma di cui non sono mai stato un grande fan, è grande, il che vi dovrebbe dare un’idea delle proporzioni di questo successo.
Guardando quegli sconosciuti ragazzini lo spettatore rodato non può non pensare a quelli de “I Goonies” o di “E.T.”. Tra di loro spicca la giovanissima Millie Bobby Brown nei panni di “11”, indubbiamente l’alieno del gruppo in tutti i sensi, soprattutto a livello professionale.

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«Pronto? Signor Mario, ancora lei?!»

Giudizio

Affrontiamo la realtà, da un po’ di anni a Hollywood è in atto una vera e propria “strategia della nostalgia”, adesso questa strategia è sbarcata anche in TV e ci ha regalato Stranger Things. Netflix è partita per prima, ma mettendo da parte quella comodità di sfruttare dei brand consolidati e la sicurezza creativa di puntare sul sicuro che contraddistingue le produzioni Hollywoodiane, cosa spinge i produttori televisivi a produrre una serie ambientata negli anni ’80? Dov’è il vantaggio?
Ci pensavo oggi mentre insegnavo a mia figlia ad andare in bicicletta. Acchiappare i vecchietti come me e te, caro lettore, è davvero più lucroso rispetto al fare grip su quelle orde di sedicenni che ogni anno bramano un nuovo film di Fast ‘n Furious?
Io, al momento, non lo so. Probabilmente una ragione valida per questo volo nel passato sono gli ostacoli creativi che la tecnologia moderna pone. I telefoni cellulari, internet, le telecamere a circuito chiuso diffuse ovunque hanno fatto sì che le storie del mistero contemporanee siano sempre più difficili da scrivere e lascino poco spazio alla suspance. Con una storia ambientata negli anni ’70 e ’80, quando i computer erano oggetti magici e la gente si chiamava al telefono fisso riuscendo incredibilmente a trovarsi, si è più disposti a giustificare le più astruse dinamiche narrative piuttosto che con una storia contemporanea dove con una chiamata al cellulare si svolta una vicenda.
Boh? Continuo a non capire il background ma di sicuro vi raccomando di guardare questa serie. Se non altro merita anche solo per la sua colonna sonora che sempra rubata da qualche cassetto in casa di John Carpenter.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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5 Responses

  1. Luca ha detto:

    Grazie mille per la scoperta ne avevo sentito parlare ma voi mi avete dato voglia di scaricarmelo e davvero non è male, mo sto (ri)scoprendo molti film anni ottanta che me son perso, mi daro’ da fare , wow ho appena letto anche la recensione della donna esplosiva ? ( che titolo del cavolo, ma era cosi’ anche l’originale ?) Io l’avevo visto ma il titolo non lo conscevo, mi incuriosisce DARYL che non ho mai visto e forse è anche più adatto a vedermelo col figlioletto di 10 anni.

    • Simone Guidi ha detto:

      Grande Luca. Questi filmetti anni ’80 sono l’ideale per scaricarsi un po’. Io li guardo sempre volentieri ( a piccole dosi, ovviamente) perchè sono spensierati e fiduciosi in un futuro tutto sommato “buono”. Insomma, certe volte sono proprio scemi, è vero, però mi fanno ricordare che a quei tempi ero scemo anch’io e, per dirla tutta, non ero neanche il solo ad esserlo 😉

      • Luca ha detto:

        Ciao , visto che ormai mi hai attaccato sta malattia, ieri ho cercato se trovavo la rece dela serie TV 4 ragazzi ed un computer ? Ma ravanando nel torbido non trovo nulla, spero ci sia perché all’epoca me piaceva assai e non so come mi é tornata in mente.
        Su Wiki c’é ben poco, il titotlo originale era Whiz kids.

        • Simone Guidi ha detto:

          Allora senti Luca, io è già da un po’ che ci sto pensando ma come al solito poi me ne dimentico. Mi era balenata in mente l’idea di scaricarmi tutte le puntate de I RAGAZZI DEL COMPUTER per poi recensirle una ad una. Una roba allucinante, è vero, però magari potrebbe venire pure carina. T’immagini le cazzate che si possono rivedere in ogni episodio? Io mi ricordo di roba tipo i computer che parlavano, emettevano raggi della morte, loro brufolosi che con PC ci risolvevano cose ai limiti dell’assurdo, cose così. Ti prometto che prima o poi ‘sta cosa la faccio. Grazie per il reminder 😉

          • Luca ha detto:

            Grazie Simone sei un mito. Non so come trovi il tempo per fare tutte ste cose, comunque dicono che gli episodi originalo erano 18 ( gasp non pochini effettivamente) pero’ non so se sono stati tutti tradotti e trasmessi in Italy. Bye e grazie ancora.
            P.S: La prossima allora chiedo la rece di Magnum PI ehe, non so neanche per quante stagioni é andato avanti.

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