Super 8 : Ti amo Steven. Pedissequamente tuo. J.J.Abrams

Super 8_01Sono stato un fanatico di LOST, almeno per le prime due stagioni ci ho creduto fortissimamente. Dalla terza stagione in poi ho cominciato a passare le mie notti cercando di convincermi che quel dato episodio, così piatto e inutile, doveva sicuramente avere un qualche grande significato che a me, apparentemente, sfuggiva. Quando si ha un cuore fedele si deve essere disposti a ignorare le sbavature che la mente senziente non perdona. Mi dicevo: a volte è necessario guardare le cose nella loro interezza per poter giudicare un disegno più ampio. A volte è necessaria la negazione per giungere al perdono.
Una serie televisiva a lungo corso, però, è come una squadra di calcio. Si può incorrere nell’ira dei fan per scarso rendimento o per un debole episodio di una notte, e poi farli tutti felici con una vittoria travolgente del campionato a fine serie.
Un film è diverso. Un film è un affare da un solo, unico colpo. Sì, è vero, in entrambi i casi bisogna farcela con le proprie forze o per merito, altrimenti si fallisce. Ma con un film non ci possono essere momenti di stanca, alterne fasi esaltanti o crisi creative. Un film deve funzionare, in qualsiasi modo possibile ma lo deve fare, e in un arco di tempo ristretto, concentrato. Un film deve essere come un pugno dato bene e per primo.
L’unica grande variabile comune nelle equazioni accennate sopra è, naturalmente, l’aspettativa. Quanto più ci aspettiamo dalla nostra squadra o regista preferito, quanto più duramente giudichiamo eventuali imperfezioni o difetti soggettivi, e più personalmente prendiamo male la delusione. A me Super 8 era piaciuto tanto, ma proprio tanto-tanto, aveva fatto un gran gol nel mio cuore, poi ho visto Stranger Things.

Poi ho visto Stranger Things, dicevo, e mi sono dovuto ricredere. Badate bene, non intendo ribaltare il mio giudizio, ma ridimensionarlo a più modeste proporzioni. È semplicemente un film carino.
Nel 2011 ci si aspettava molto da Super 8. Non troppissimo, ma un sacco. È stato promosso come un thriller “coming-of-age” con elementi fantastici ambientato alla fine degli anni ’70, ed è stato prodotto dal maestro e creatore del genere, Steven Spielberg, (Avete presente? E.T., The Goonies, Indiana Jones, e tutte quelle robe lì). Spielberg che, tra l’altro, a detta di molti sarebbe bollito ma intanto ha quella splendida attitudine di circondarsi di cast e crew sempre giovani, e riuscire a far rivivere la nostalgia e l’atmosfera di epoche passate. Con la fantasia, la devozione e i lens flare di J.J. Abrams a dirigere la sua storia, non c’era alcun motivo per non avere le più grandi aspettative.

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Nella foto: Due grandi registi mattatori del cinema di ieri e di oggi, e Kung-Fu Panda.

Aspettative, infatti, che già dal trailer che ho messo in testata vengono in parte soddisfatte. L’inizio con il vecchio logo della AMBLIN, i ragazzetti in BMX, le camicie con i collettoni, e poi i botti ragazzi, una sequenza di sane, fragranti, devastanti esplosioni, e, infine, qualcosa di molto grosso e incazzato che sfonda un vagone ferroviario dall’interno. Sì-sì, per il quarantenne medio il gas è a tavoletta, e l’hype s’impenna in modo esponenziale grazie a domande tipo: perché tutti i cani del vicinato scappano? Chi o che cosa ha rapito nove persone?
Quegli otto euro per il biglietto del cinema saranno sicuramente un investimento fruttuoso in termini emozionali. Super 8, in particolare, sembra promettere un trattamento d’eccezione con interessi altissimi e un ritorno garantito.

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E infatti, dopo averci presentato una bella e azzeccata squadra di giovani attori che imitano l’intensità casual e la buffoneria dell’adolescenza anni ’80, il film inizia a fornire risposte alle domande sopra elencate.
Veniamo a sapere che la nostra simpatica e prevedibilmente familiare banda di ragazzini assortiti è testimone di un evento incredibile durante le riprese del loro film zombie amatoriale. Lo stanno girando con una telecamera Super 8, e da qui il titolo, anche se poi il Super 8 ha un ruolo minimo in tutta la storia. Quello che catturano sulla pellicola mentre schivano incredibilmente vagoni ferroviari e schegge incandescenti è una fuga di qualcosa che occhio umano non ha mai visto. Poi l’esercito arriva in città, e come ben sa la mia generazione attempata, vittima cinematografica di mille film tipo D.A.R.Y.L., non è mai una cosa buona.

Militari a buccia d'arancia

Militari a buccia d’arancia

È un fatto che Super 8 abbia le caratteristiche di due film distinti ma non riesca ad integrarli al meglio.
Il primo film, che sarebbe anche il mio preferito, parla di un oscuro, pauroso mistero che viene affrontato da un gruppo di ragazzini, i quali, tra pericoli mortali lo risolvono grazie al loro legame, la loro astuzia, e la loro inventiva eclettica.
Il secondo film sarebbe un affare un po’ più leggero, una roba da PG dove i ragazzini scoprono un terribile segreto militare, ma con l’aiuto di un “amico frainteso” sventano la trama dei subdoli soldati, regalandoci un finale dove tutti sono diventati più maturi, migliori, e forse si versa anche qualche genuina lacrimuccia.

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Abrams, devoto ammiratore spielberghiano cresciuto a pane ed E.T. (e sviluppando i filmini di famiglia Spielberg. True story), miscela spudoratamente elementi presi in prestito da ambedue i film ma il risultato è un ibrido irregolare che trattiene quando dovrebbe spingere, semplifica quando dovrebbe essere più complesso, e cede quando dovrebbe osare. Un film troppo violento per un pubblico pre-adolescente e troppo sdolcinato e ridicolo per gli adolescenti di adesso, che riesce a ritagliarsi una finestra di soddisfazione solo nel pubblico adulto, over 30, il quale conosce bene le corde che Abrams sta pizzicando e il fattore nostalgia fa il resto.

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Questa irregolarità nel tono è ulteriormente accentuata dal ritmo. È come se, nella sua ultima mezz’ora, Super 8 abbia bisogno di fare in fretta e lanciare i titoli di coda per via di Gino il custode, che impaziente sta attendendo che tutti se ne siano andati via dal cinema per passare lo straccio e chiudere bottega.
Tutto il film è costruito per godersi la risoluzione del mistero e le mazzate ai cattivi ma con questa fretta di concludere, questa compressione dei contenuti, queste forzature semplicistiche, Super 8 rinuncia al suo giro di gloria finale lasciando il pubblico sbalordito, con un senso di vuoto, e sì, forse anche tradito davanti a quello che poteva essere un bellissimo film senza somigliare per forza a un polpettone compresso in formato ZIP. Tutte cose brillantemente superate in Stranger Things.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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