Superman vaffanculo: Breve prontuario al naufragio di “Superman Lives!”

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Quanto di più lontano dalla definizione della parola "decente"

Quanto di più lontano dalla definizione della parola “decente”

Ho visto “L’uomo d’acciaio” e sono riuscito anche a rimanere sveglio fino alla fine, credo di meritarmi un premio per questo.
Anche Maurizio ha visto “L’uomo d’acciaio” e la pensa come me, anzi, Maurizio, da fine osservatore della cinematografia moderna e quotato critico dell’accademy Broccolino quale è, ha sintetizzato la sua opinione a riguardo con la seguente frase: “Ah Simò. È già passata un’ora e qui ancora non si mena nessuno“. HA RAGIONE ORCOZIO! Ha ragione da vendere. “L’uomo d’acciaio” è bromuro hollywoodiano, è un dirompente testicolare che levati. Però ha incassato più di mezzo miliardo di paperdollari, e allora che dire?
Poteva andare peggio. Poteva piovere? No. Poteva essere “Superman Lives!”. Il mai nato film di Superman con protagonista il parrucchinato Nicolas Cage e la regia di Tim Burton. Come sarebbe a dire che non lo sapevate?!  Mi tocca spiegarvi sempre tutto. Vamos!

...No. Comunque sei bello Nick. Fidati.

No. Comunque sei bello Nick. Credici.

I primi due film di Superman ce li ricordiamo tutti, furono i migliori dei 4 prodotti nel corso di un decennio a cavallo tra gli anni 70/80, e avevano come protagonista il buonanima di Christopher Reeve. Soprattutto i primi due sono entrati di diritto nella storia dei cinecomics, mentre il terzo entrò nella storia dei film MEH, e il quarto non entrò da nessuna parte, ché era vestito da schifo e non riusciva neanche a superare la selezione all’ingresso.
Fatto sta che alla fine degli anni ’80 il franchising del supermascellone era virtualmente morto, e chi deteneva i diritti del fumetto in quel momento (sì, perché i diritti passarono per diverse mani nel corso del tempo) non aveva nè le capacità economiche nè creative per sfornare un prodotto decente.

Questo fino a quando Superman non morì, ovviamente.

Nel 1992 il mondo dei fumetti venne scosso dalle fondamenta: il primo e più forte di tutti i supereroi era stato ucciso a cazzottoni da DOOMSDAY, un mostruoso conglomerato di muscoli e roccia letteralmente piovuto dal cielo che aveva menato di santa ragione il nostro eroico kryptoniano come se non ci fosse un domani(il suo). Così, senza se e senza ma, giù botte come una grandinata in scooter senza casco.

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A parte l’onda emotiva che scovolse l’universo DC Comics e il funerale più affollato del pianeta (che solo Topolino potrà fare di meglio), il personaggio Superman riacquistò uno zillione di punti carisma e la sua popolarità mondiale ritornò a livelli di guardia come ai bei vecchi tempi del meccartismo.

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Spoiler: Tanto alla fine risorge

La Warner Bros., che aveva appena riacquistato i diritti sul personaggio dalla famiglia Salkind, mise in cantiere un adattamento cinematografico per cavalcare l’onda di popolarità. Era il 1994 e il sole splendeva luminoso nel cielo Hollywoodiano. Splendeva, sì, ma non abbastanza forte da baciare in fronte la produzione di un buon film.
Il progetto si avviò ma gli script si avvicendarono, venendo sempre rimaneggiati da uno che era l’amico di un amico dell’amico di Saul Goodman. Alla fine passò un anno e molte mani si imbrattarono di inchiostro, ma di una sceneggiatura valida neanche l’ombra. Portare al cinema la morte di un personaggio così “pesante” si dimostrò un’impresa molto difficile. Non era cosa da tutti.

Era decisamente un lavoro per Kevin Smith!

...e qui è quando la Kryptonite diventa liquirizia

…e qui è quando c’è la Kryptonite alla liquirizia

Smith, già regista, sceneggiatore, e attore in quel bel film che era stato “Clerks” nonché fumettista molto prolifico, sembrava la scelta perfetta per scrivere il supposto film sulla morte di Superman che nel frattempo era stato ribattezzato “Superman Lives!” ma, come ormai succede puntualmente in quel di Hollywood, fece un bel frontale all’incrocio con la produzione. In particolare con il signor Jon Peters, ex-parrucchiere (non scherzo) e già produttore dei primi due film di Batman, il quale si era accorto da un po’ di tempo che i film guadagnavano più in merchandising piuttosto che in biglietti staccati all’ingresso.
Peters voleva un film zeppo di personaggi da poter commercializzare al giovane pubblico. Più che una pellicola scalciaculi doveva essere un luna-park. Quindi cominciò a far pressione su Kevin Smith perché inserisse nella sceneggiatura roba tipo robot, ragni giganti, cani spaziali e tanti altri personaggi da cui ricavare action-figures.

Smith eseguì alla lettera e tirò fuori una sceneggiatura dove l’antagonista di Supes non era Doomsday ma bensì un ragno gigante, Brainiac combatteva contro un orso polare ed era accompagnato da un robot di nome “L-Ron”, definito con entusiasmo da Peters come “una specie di R2-D2 gay”, mentre Lex Luthor aveva un cane.

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Fortunatamente c’era ancora qualcuno sano di mente alla Warner Bros. e la stesura venne sonoramente bocciata, al ché Smith si rimise subito al lavoro per una seconda versione stavolta un po’ meno sopra le righe della precedente.
In questa versione il costume di Superman era nero e Doomsday menava Supes (come da fumetto) ma riusciva ad ucciderlo solo perchè Brainic e Lex Luthor, alleati insieme, trovavano il modo di annullare i suoi poteri. A quel punto la cavelleria veniva rappresentata dall’arrivo dell’Eradicatore, che faceva risorgere il Kryptoniano donandogli anche una speciale armatura che riproduceva i suoi poteri fintanto che questi non fossero tornati di nuovo. Una volta che Superman fosse ritornato in forze, ciao. Tanti saluti, è stato bello, però scusate che adesso spacco tutto e il bene vince.

Il bozzetto dell'armatura

Il bozzetto dell’armatura

Smith avrebbe voluto Ben Affleck nel ruolo di Superman, Linda Fiorentino per Lois e Jack Nicholson per Lex Luthor.

Prototipo dell’armatura

Dopo, quando la sedia del regista fu finalmente assegnata e Burton arrivò, uno dei suoi primi atti fu quello di riscrivere la sceneggiatura di Kevin Smith. Voleva farla rimaneggiare ai suoi scrittori di fiducia, e così cominciò un feroce braccio di ferro con Smith per le modifiche. I rapporti tra i due non furono per niente buoni e anche una volta finita la loro collaborazione forzata continuarono a ringhiarsi reciprocamente per un bel po’ di anni a venire. Smith infine seppellì l’ascia di guerra scusandosi pubblicamente, ma Burton non fece mai intendere di essersi lasciato tutto alle spalle.

Superman_LivesNicolas Cage venne scelto nel ruolo di Superman con grande costernazione di praticamente tutti, e le riprese vennero fissate per l’inizio del 1998.
Ovviamente la sceneggiatura continuava a cambiare. Adesso Superman non moriva più per mano di Doomsday ma bensì ucciso da LEXIAC, cioè Brainiac e Lex Luthor amalgamati insieme. La produzione continuava a premere per avere un vero e proprio “show di giocattoli per bambini” e l’Eradicatore venne concepito per trasformarsi in un veicolo volante. La Warner, in seguito, ritenne lo script troppo costoso e assunse qualcun’altro per riscriverlo al ribasso, in modo da poter tagliare il budget da 190 a 100 milioni di dollari. La cosa fu fatta ma non bastò ad impedire che il progetto venisse bloccato per l’ennesima volta. 

Brainiac: bozzetto di Burton

Brainiac: bozzetto di Burton

A quel punto Burton sbottò definitivamente e abbandonò il set per dedicarsi al suo “Sleepy Hollow”. Fino a quel punto la Warner aveva già speso inutilmente circa 30 milioni di dollari senza concludere niente. Nelle interviste lo stesso Burton ripete che l’esperienza sul set di “Superman Lives” è stata una delle peggiori della sua vita e che, a causa di quel  film, sprecò un anno della sua carriera.
Dopo l’abbandono di Burton, la macchina produttiva si sgretolò e iniziò una girandola di nomi e avvicendamenti che non portarono sostanzialmente a niente. Anche Cage mollò gli ormeggi l’anno successivo, nel 2000.

È di poche ore fa la notizia che il filmmaker Jon Schnepp è riuscito a raccogliere su Kickstarter i fondi necessari per produrre un documentario sulla travagliata vicenda di questo film perduto. QUI è il comunicato ufficiale. La post-produzione inizia a Maggio.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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