Oscar a Sylvester Stallone: L’uomo, il mito, la leggenda

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sylvester stallone

C’è la tendenza (in alcuni ambienti) a dire che se Sylvester Stallone meritava l’oscar doveva essere per la sua performance in “Cop Land“. Naturalmente Stallone è stato meraviglioso in “Copland”, niente da dire, ma come mai non si parla mai di “Rocky”? E quando dico “Rocky” intendo il primo e il sesto capitolo, ovviamente. Ve lo dico subito. Non se ne parla perchè l’interpretazione del pugile di origine italiane, nei suoi 6 capitoli e relative incarnazioni, ha avuto alti e bassi evidenti, e delle cadute di tamarraggine che, anche se unanimamente apprezzate nel contesto, lo tengono lontano dal cerchio magico degli attori “seri”, quelli che poi vincono gli oscar.
Stallone non è stato lanciato da un regista che gli ha dato una grande occasione, non aveva sponsor, non aveva soldi, non aveva niente. Ha avuto successo grazie a uno script scritto da lui nel giro di un week-end, e grazie a un personaggio creato a sua immagine e somiglianza che divenne ben presto un’icona, generando un franchising longevo più di quarant’anni. Tutto si può dire di questo personaggio, visto le declinazioni in cui è stato rappresentato nel corso degli anni, ma Rocky, essendo una grandissima e sdolcinata opera d’arte populista, ha toccato le corde emotive di quattro generazioni (e oltre). Questo è il vero successo, secondo me. Pochissimi a Hollywood sono stati in grado di fare qualcosa di simile, di avere un’idea così valida (si potrebbe dire lo stesso anche de “I Mercenari”, per esempio).
In “Creed”, diretto dal fan di Rocky numero uno, Ryan Coogler, Stallone ritorna per raccontarci un altro pezzo della storia di Rocky Balboa. Un Rocky ormai anziano come il suo creatore, e che deve affrontare un’umanissima mortalità.
Per fare questo, Stallone getta sul tavolo tutta la sua esperienza di vita, tutte quelle emozioni che vanno al di là del suo controllo, e lo fa tanto bene che in quei momenti spinge lo spettatore a versare lacrime amare e taglienti come un coltello. La prestazione spaventa, non perché è sorprendente che Stallone riesca ad essere così bravo, già ci aveva mostrato qualcosa di concreto in “Rocky Balboa”, ma a causa di quanto in profondità si sia scavato.
Il troppo successo può calcificare il talento di un attore. Le grandi stelle possono continuare a esistere senza assumersi dei rischi. Sylvester Stallone si è guardato dentro e non ha permesso che questo gli accadesse, si è messo umilmente nelle mani di un giovane regista e al servizio di uno script che non ha scritto. Le grandi prestazioni sono fatte proprio di questi rischi. Creed è onesto, divertente, commovente, sottile, ed è indubbiamente una della migliori prestazioni della carriera di Stallone, sarebbe stato giusto che gli avesse regalato l’oscar.
Quindi corridori, non piangete per la sua mancata vittoria, per coerenza con il personaggio è stata una sconfitta ai punti, al limite vi potranno sudare un po’ gli occhi.

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Lifting Brigitte in 1987

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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