Synthwave Music: nostalgia canaglia da Gunship a Master Boot Records (and many others)

È inutile, ve lo devo dire. Lo sapete, magari posso trovare modi più eleganti per dirlo, meno traumatici; però, alla fine, cari corridori miei, tocca sbattervi in faccia la cruda realtà e poi, oh, decidete voi cosa fare. Se andare avanti a leggere questo articolo o no, se andare andare avanti ad ASCOLTARE questa musica o no: la verità è che il Synthwave è l’unica speranza che è rimasta a coloro che vivono in questo decennio musicalmente agro e triste, e vi spiego perché.
Tanto per iniziare tornate indietro agli anni ’80 e prendete FUGA DA NEW YORK, le apocalittiche visioni di un futuro senza speranza né anima di BLADE RUNNER e MAD MAX; fate un altro salto temporale e prendete i capelli al vento di Arnold Schwarzenegger mentre si allena con lo spadone sulla spiaggia in CONAN, e gli occhiali a specchio di Tom Cruise mentre si appresta a salire sul caccia in TOP GUN; fate ancora un altro salto temporale, acciuffate qualche manata coloratissima di BREAKFAST CLUB e I GOONIES, anche le Nike di Marty McFly in RITORNO AL FUTURO vanno benissimo.
Adesso prendete tutti quei colori, quei suoni, quell’atteggiamento, e mescolateli forte. Aggiungete una caraffa di Videogiochi Arcade e Video avventure SCUMM, lasciate lievitare il tutto per 5 minuti. Bravi. Se avete fatto le cose per bene otterrete lo scheletro teorico su cui si sviluppa il Synthwave.
Ora che avete lo scheletro, ricopritelo con tutte le score classiche del cinema horror, fantascienza, fantasy, teen degli anni 80/90 e il gioco è fatto.
Lo so che non ci credete ma fidatevi, molti pezzi Synthwave sono dei gran bei pezzi. Non vi sto prendendo per il culo. In questo caso per RETRO intendo un’altra cosa. Iniziamo.

Quindi se avete deciso di continuare a leggere (e anche solo per il fatto di frequentare questo blogghino) immagino che tutti voi abbiate visto quella “trascurabilissima” serie televisiva intitolata “Stranger Things”, vero? Pensate, noi Cugini Del Terribile gli abbiamo dedicato addirittura due speciali su Atom Radio (12), e se cercate nel blog vi salta fuori un bel po’ di roba. Continuo a immaginarmi che siate rimasti ben sorpresi da quanta nostalgia è stata pompata in quella serie, no? Beh, sappiate che una parte importante dell’estetica di Stranger Things è proprio quella musica chiamata Synthwave. E una cosa è certa della Synthwave, è semplicemente fantastica.
Che sia un un fenomeno momentaneo e quanto possa ancora durare non sta a me dirlo, già è difficile definirla. Che cos’è la Synthwave? Musica elettronica basata su synth vintage che riproducono melodie e stili degli anni ’80? Semplice musica retrò realizzata con le più moderne workstation digitali? Contaminazioni elettroniche di vario genere che si ispirano alle musiche di background di millemila film di 30/40 anni fa?
È difficile definire con esattezza la Synthwave, corridori. È veramente difficile.
Esteticamente poggia su un’atmosfera retro futuristica spesso legata al cyberpunk. Ovviamente affonda le radici nella nostalgia per la cultura pop degli ’80, i suoi fan e i suoi musicisti celebrano spudoratamente quel decennio, e si sviluppa oggi grazie a un rapporto simbiotico con Kung Fury, Stranger Things, Ready Player One e molte altre produzioni recenti che l’hanno aiutata a diventare sempre più popolare.

 

Dicevo, la Synthwave si basa su questi innegabili temi classici barra luoghi comuni del cinema anni ’80, e non è per forza una ciofeca. Sono molti gli artisti che impreziosiscono il genere: Lazerhawk, Miami Nights 1983, Actrazer, Mega Drive, Mitch Murder, Power Glove, Perturbator, GosT, Dan Terminus, Carpenter Brut, Futurecop!, Gunship. E in una produzione oggettivamente vastissima è possibile scovare vere e proprie perle che attingono pesantemente al media cinematografico e alla pixel art retro facendone un elemento indispensabile per coadiuvare il fattore nostalgia del pezzo musicale.
È il caso dei GUNSHIP che, precedendo di qualche mese l’adattamento di Steven Spielberg e ispirandosi direttamente al romanzo di Ernest Cline, Ready Player One, hanno anticipato il loro nuovo album con il video del singolo “Art3mis & Parzival”. Il video si rivela essere un adattamento piuttosto stretto del libro e, come il romanzo, è costellato di riferimenti alla cultura pop. Passando attraverso la semplice grafica delle prime console per videogiochi, l’animazione a 16 bit, lo scorrimento laterale e gli stili di combattimento arcade, il suono synth degli anni ’80 completa perfettamente il tutto, tant’è che anche Cline si impressiona.

Sempre i GUNSHIP ( al secolo Dan Haigh, Alex Westaway e Alex Gingell) si sono distinti nel panorama synthwave per le loro numerose collaborazioni con personaggi che quel genere, a suo tempo, lo hanno in qualche modo segnato, e per la straordinaria arte visiva utilizzata nei loro video. “Tech Noir”, una canzone del loro omonimo e primo album dà vita a icone degli anni ’80 come Robocop, Jason Voorhees di Venerdì 13 e Pinhead di Hellraiser, e gode di una intro recitata da John Carpenter (sì, QUEL John Carpenter).

 

L’ultimo singolo della band si avvale addirittura del sassofono di Tim Cappello, ovvero, il sassofonista tamarrissimo ammirato da noi brufolosi anniottantari quando andammo a vedere Ragazzi Perduti al cinema.

 

Resta il fatto che, ammettiamolo, musicalmente parlando se non vivessimo in tempi così sterili un genere come la Synthwave non avrebbe ragione di esistere.
Pare ovvio che se non gradite i sintetizzatori elettronici, gli assoli tamarri di sax, e la batteria elettronica un tanto al chilo, il genere non vi può piacere: vi starà da subito sulle balle il ritmo; vi starà ancor più sulle balle il selvaggio e nerdissimo riferimento alle vecchie produzioni; vi irriterà lo sfoggio continuo dei film di quell’epoca, l’uso antico delle nuove tecnologie, i neon, i colori flou lontanissimi dalla definizione del termine “sobrio”, il delirio partito per la tangente dei contrasti cromatici a strafottere, il suono a base di synth.
TUTTO, nella Synthwave, nasce per far tornare l’ascoltatore a imbozzolarsi su un morbido e rassicurante divano anni 80/90, consegnandogli un grosso telecomando e un bidone di pop-corn. E scusate se è poco, avercene di musica così onesta.

 

Ecco, Avete visto il video sopra? Avete riconosciuto il motore grafico di GTA5? Bravi. Fosse tutto qua ci sarebbe da essere contentoni, no? Invece c’è ancora di più e, soprattutto, c’è un pezzo d’Italia che sgomita e si fa volere un sacco di bene: MASTER BOOT RECORD.
Vittorio D’Amore con il suo progetto condensa musicalmente follia, synth, heavy-metal, allucinazioni futuristiche e forse anche qualche bestemmia. Sì, ho capito, voi direte che a un certo punto anche basta con gli acidi, che ho 46 anni e una famiglia. Dite quello che vi pare ma Vittorio suona bene, e non mi cade sui dettagli. Il prossimo anno accompagnerà l’uscita del videogioco retro VIRTUAVERSE curandone la colonna sonora e, rullo di tamburi, il gioco è programmato dai lunghi capelli di Alessio Cosenza.
Non lo sapevate? Va bene dai, vi perdono e vi lascio una piccola carrellata di ottimi pezzi sui quali riflettere constatando che dal 2001 non ci sono più nuovi grandi gruppi pop da ascoltare ma soltanto minuscoli preconfezionati come Katy Perry e Rovazzi.

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