STAR WARS ATARI: Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana

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Vedo Star Wars al cinema nel 1977, non ho neanche sei anni che voglio già far parte di quella meravigliosa, misteriosa galassia lontana lontana. A quell’età mi aiuta molto un modellino da montare del caccia di Dart Fener ( della MPC) che solo anni dopo scopro chiamarsi in realtà Darth Vader. Il suo caccia è un TIE Advanced ma per me non conta un cazzo, quello è il caccia di Dart Fener, punto e basta. La brama di Guerre Stellari cresce con me e non viene sopita fino a quando non divento un assiduo frequentare delle sale giochi nei primi anni ottanta dove, oltre a realizzare che esiste un’altra forma di intrattenimento che possa sovraccaricare i miei sensi, scopro che mi posso catapultare nel bel mezzo dell’attacco alla Morte Nera. Ovviamente, questo avviene grazie al videogioco di Atari: Star Wars.
Me lo ricordo come fosse ora. In sala ci sono la solita serie di flipper e un sacco di cabinati per videogiochi. Defender, Space Invaders e Galaxian sono lo standard di quei giorni, ma qualcosa attira la mia attenzione, o meglio, le mie orecchie. Posso udire chiaramente il familiare tema del film Guerre Stellari. Cerco avidamente in giro e poi lo vedo. È lì, all’ingresso della galleria, bellissimo. Un videogioco dedicato a Star Wars con un controller mai visto prima, audio stereo, e meravigliose side art che lo abbelliscono tutt’intorno. Siedo subito dentro. Mi sento bene. Tutti gli altri rumori scompaiono mentre gli altoparlanti dietro di me suonano la colonna sonora di John Williams. È una cosa che voi giovani non potrete mai capire, e lo dico senza timore di sembrare reazionario.

 

Sì, è vero, I Cugini Del Terribile sono morti, ma questo non vuol dire che io non debba continuare a fare podcast, soprattutto quando a chiamarmi sono quelli di INTRAPPOLATI NEL RETROGAMING. Così, quando gli amici Enrico e Francesco mi hanno invitato a partecipare, ho accettato con giubilo, attirato effettivamente dal tema, ovvero: Star Wars. In generale, quando si tratta di volare nello spazio, sparare laser e siluri fotonici, rompere più cose possibile, sono sempre in prima fila.

Ascolta “Star Wars – trailer featuring Simone Guidi in “L’assalto dei professoroni del retrogaming”” su Spreaker.
 

Il gioco arcade Star Wars Atari è bellissimo e viene rilasciato nel maggio 1983, giusto a ridosso dell’uscita al cinema del terzo capitolo della trilogia originale: Il Ritorno Dello Jedi. Se si esclude la furbacchionata non autorizzata di Exidy con il suo STAR FIRE nel 1979, è il mio primo incontro con i videogiochi di Star Wars, e sicuramente non è neanche l’ultimo.
Nel corso del tempo, dai primi anni ottanta all’avvento di PlayStation, provo a giocare a tutti i giochi di Star Wars che mi capitano a tiro. Alcuni sono meravigliosi e catturano in pieno la magia dei film, tipo Tie-Fighter di LucasArt, per dire, mentre molti altri affondano nella palude della dimenticanza più velocemente di un X-Wing. Ma è il cabinato di Star Wars Atari che per primo mi apre gli occhi sulle meraviglie dei videogiochi a tema. È frenetico, pieno di azione, ed è perfetto per Star Wars. La grafica vettoriale restituisce in pieno le sensazioni di un volo radente sulla Morte Nera e in molti ne restano affascinati.
Vi racconto un aneddoto di quei tempi: Steven Spielberg era un pesante fan di Star Wars Atari. Nei primi anni ottanta, durante una delle sue tante visite al ranch di George Lucas, mette gli occhi su un cabinato che è appena stato portato alla Lucasfilm. Spielberg non sa che la macchina è lì perché serve a quelli di Lucasfilm GAMES ( poi ridenominata LucasArt) e viene utilizzata e studiata da Peter Langston che sta lavorando a Ball Blazer e Rescue on Fractalus! ( ne ho parlato per bene QUI).

Furbacchionate
 

In realtà Lucasfilm ha solo un piccolo coinvolgimento nella realizzazione della macchina arcade dal punto di vista tecnico, giusto per dire se il lavoro ultimato sarebbe andato bene o no. Il cabinato di Star Wars Atari è lì da loro per Langston: lo deve usare come riferimento e studio per i suoi incarichi di programmazione. E infatti Langston ci gioca molto e lo studia a fondo, tanto a fondo che, leggendo il manuale, scopre un DIP switch che può impostare il gioco in modalità debug e permettere di disporre qualsiasi tipo di opzione. Una in particolare congela la partita e, usando la pressione su un pulsante di fuoco, fa avanzare l’azione un fotogramma alla volta, permettendo comunque di spostare velocemente il mirino sullo schermo e distruggere tutti i Tie-Fighters. Langston adora questa funzione e ne fa largo uso. Alla fine aggiunge direttamente un pulsante sul pannello di controllo in modo da poterla attivare da lì. Ci incolla sopra un’etichetta con su scritto: THE FORCE.
Un paio d’anni dopo, Spielberg visita di nuovo Lucasfilm e chiede a Giorgione se può prendere in prestito il cabinato di Star Wars Atari per svagarsi sul set durante le riprese di Indiana Jones E Il Tempio Maledetto. George, ovviamente, acconsente, e Steven se lo porta via sparandosi un bella trafila di mesi giocandoci goduriosamente. A fine riprese gli tocca restituirlo ma il suo cuore batte ancora forte per quel gioco, così decide di contattare Atari Games e ordinarne uno nuovo nuovo tutto per sé. Appena il cabinato gli arriva a casa, Steven si attacca immediatamente al telefono con quelli di Atari: « Dove cavolo avete messo il pulsante per usare La Forza?» chiede indispettito il buon Stefano. Ad Atari Games tocca spiegare al regista che quella funzione non faceva parte del gioco originale ed era stata aggiunta dall’iniziativa personale di un programmatore.

Il punto è che grazie ad un recente scavo in quel di Alamogordo e ad anni di cazzate scritte su riviste di settore (e anche su internet, of course) giusto per chiudere la mesata e correre a farsi l’aperitivo a Capalbio, è abbastanza ragionevole dire che quando il casual retrogamer legge il nome di Atari in relazione ai videogiochi ispirati a grandi blockbuster hollywoodiani, inevitabilmente pensa a cose brutte o inquietanti, e anche se chiunque di loro potrebbe dire che il videogioco ispirato al film E.T. di Steven Spielberg non è sicuramente uno dei migliori mai uscito per Atari VCS, quasi nessuno potrebbe essere in grado di dire che, sì, era bruttino, ma là fuori, in quel periodo, c’era spazzatura ben più maleodorante. L’appellativo di “Videogioco più brutto della storia” è ampiamente immeritato.

Ma una volta liberati dalle catene di questi pregiudizi e da errate convinzioni supportate da centinaia di Like, dobbiamo di sicuro rendere merito ad Atari per aver realizzato una delle migliori conversioni videogiocose da film di successo mai viste in sala giochi, come, ad esempio, questa di STAR WARS che arriva a metà del 1983 dopo che fino ad allora nessun videogioco direttamente ispirato al franchise era mai comparso.
Prima di accendere i riflettori sulla bellezza di Star Wars Atari e le pregevoli fattezze del suo cabinato bisogna, però, sottolineare un fatto cruciale avvenuto tre anni prima, nel 1980; anno in cui Atari rilascia nelle sale giochi un altro grande successo: BATTLEZONE.
Grazie al suo efficacissimo metodo di controllo e alle sua grafica vettoriale, Battlezone riscuote talmente tanto apprezzamento che viene preso a modello dall’esercito degli Stati Uniti per addestrare i propri piloti di carri armati, e dopo una frizzantissima contoversia che ruba la gioia di vivere in Atari al suo creatore, Ed Rotberg, viene customizzato in un simulatore di guida per carri Bradley: il Bradley Trainer, appunto. Di questo cabinato ne viene prodotta una ristrettissima quantità e l’acquirente, manco a dirlo, è l’esercito americano. Ma la cosa che interessa a noi archeologi dell’alleanza ribelle è il controller che viene sviluppato per il Bradley Trainer. Questo bellissimo attrezzo che potete vedere qui sotto:

Sviluppato appositamente per il Bradley Trainer, il controller si evolverà divenendo infine quello implementato su Star Wars Atari: uno degli elementi che rende indimenticabile il videogioco.
E se nel 1980 le sale giochi vedono l’arrivo di Battlezone, nel 1982 i cinema di tutto il mondo vedono l’arrivo di TRON; del film ne ho già parlato sul blogghino, ma la cosa interessante sono gli effetti che la sua pubblicazione induce sul mercato videoludico, il quale diviene immediatamente ossessionato per i tie-in cinematografici.
Atari, grazie alla sua stretta parentela amministrativa con il colosso cinematografico Warner Communication, è sempre stata naturalmente portata a questo tipo di operazione, e visti i suoi rapporti preesistenti con la Lucasfilm Games e l’imminente uscita del terzo e ultimo capitolo della trilogia al cinema, la scelta di portare in sala giochi il franchise di Star Wars pare quella più ovvia da praticare.
Così, Atari conferisce l’incarico di portare a casa il risultato al designer Mike Hally che guida un team di sei ingegneri/programmatori. Mike ha già in curriculum GRAVITAR, titolo che in sala giochi andò bene ma non benissimo. Star Wars sarebbe dovuto essere meglio, un grande gioco, il suo miglior gioco di sempre senza se e senza ma. Così, tra brillanti premesse e radiose speranze, Star Wars Atari prende vita col nome di “Warp Speed”. È quello il nome del gioco che l’ingegnere, Jed Margolin, ha in testa di sviluppare fin dal suo primo giorno in Atari: un gioco di guerra spaziale 3D.

 

Ma se da una parte le pretese di Atari sono alte, dall’altra le pretese di Lucasfilm sono altissime. George Lucas, soprattutto lui, in quei primi anni di spade laser e principesse coi cuffioni, è particolarmente attento alla cura del suo franchise. È, fondamentalmente, un gran pignolo. Pretende che la nuova tecnologia manipolata da Mike Hally venga plasmata in stretta osservanza dei suoi dogmi, così, mentre il gioco prende forma sulla base di quello che era stato fatto per “Warp Speed” e subisce l’influenza di un bestseller di casa come Star Raider, si focalizza narrativamente sulla battaglia di Yavin 4 facendo molta attenzione a preservare la figura di Darth Vader, dando la possibilità al giocatore di colpire il suo Tie-Fighter, certo, ma senza mai riuscire a distruggerlo; e vietando assolutamente qualsiasi scena di uccisione, in primis quella del giocatore che termina la partita nel preciso istante in cui gli scudi del suo X-Wing scendono a zero.
Partendo dai presupposti quasi statici di Battlezone, Star Wars diventa così un gioco altamente dinamico, veloce. I Tie-Fighter sfrecciano sullo schermo in modo estremamente realistico e lo sviluppo di un cabinato cockpit fornito di audio stereo è un colpo di genio che innalza l’esperienza al top dell’immersività. Una volta caricato il cabinato su un camion, lo stesso Mike Hally lo guida  personalmente fino a Lucasfilm per ottenere l’approvazione a pieni voti di George Lucas.

Tra il bippare frenetico di C1-P8 (R2-D2) e la voce di Obi-Wan che implora il giocatore di fidarsi di lui e usare La Forza, una partita nel cabinato cockpit di Star Wars Atari è un esperienza che nel 1983 rappresenta il massimo dell’immedesimazione per un vero fan delle Guerre Stellari, ma il suo fascino non fa presa solo su quelli che hanno visto i film. Con i numerosi bonus presenti in-game e con l’opportunità di ricominciare da capo ogni volta ma a un livello di difficoltà superiore, Star Wars Atari è anche un’ottima sfida a punteggio.

Può andar bene, George?

Non occorre dire che il gioco arcade di Star Wars è un successo fenomenale per Atari. Rilasciato nel Maggio 1983, riesce a vendere più di diecimila cabinati in versione stand-up e circa 2450 cabinati cockpit, diventando l’ultimo arcade Atari a sfondare il tetto delle diecimila unità vendute. Solo Area 51 riesce a farlo ancora 12 anni dopo, ma sarà un altro tempo, della vera Atari rimarrà poco o niente, e il sapore del successo non sarà altrettanto dolce.
Dopo un trionfo del genere, la messa a punto di un sequel appare un compito doveroso, e infatti arriva l’anno dopo, nel 1984, ad opera di quella che in quel momento è denominata Atari Games. La grafica a vettori viene abbandonata a favore di quella Raster e lo sparatutto a scorrimento che ne deriva, complice anche la sua poca complessità, non riesce a bissare il clamoroso successo del capitolo precedente. Rimane un videogioco arcade fra i tanti usciti quell’anno. Magari bello, ma poco memorabile.
Atari cercherà di correggere l’errore già nel 1985, pubblicando il videogioco The Empire Strikes Back che segna un ritorno alle origini. Ritorna la grafica a vettori e la prospettiva di volo radente, ma è sostanzialmente una minestra riscaldata, assolutamente niente di nuovo rispetto a quanto i giocatori avevano già visto due anni prima, tant’è che la prima a non crederci più di tanto è proprio la stessa Atari Games che lo commercializza sotto forma di Kit di conversione per i vecchi cabinati di Star Wars Atari.
Oggi, il cabinato di Star Wars Atari è un gioco riverito, descritto con toni nostalgici da quelli di noi vecchi abbastanza da ricordarsi l’emozione che fu sedercisi dentro, con la voce profonda di Obi-Wan sparata fuori dagli altoparlanti montati sullo schienale che diceva: «La Forza sia con te, sempre».

Courtesy of 8-bit Central

 

A VOI LA PUNTATA DI INTRAPPOLATI NEL RETROGAMING DEDICATA A STAR WARS di ATARI

 

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con sé stesso e non falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai videogiochi vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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