The Black Hole – il buco nero : Gesù Cristo vive qui

TEMPO DI LETTURA: 7 minuti

The black hole

Qualche tempo fa ho avuto modo di parlare con una vecchia amica che mi ha chiesto: «Simone, ma a te cosa manca di più degli anni ’80?»
Io c’ho pensato un po’ su e, omettendo di rispondergli con un prosaico «Le canne», ho invece optato per un più magniloquente «IL FOMENTO». Quel fomento tipico della gioventù per qualsiasi cosa di nuovo si palesasse all’orizzonte, e che poi spingeva i brufolosi a formare le gang dopo aver visto al cinema I Guerrieri della Notte, oppure a tirare i raudi in platea quando andavano a vedere RAMBO II.
Avete capito cosa intendo? Sì? Ecco. A me manca quel fomento lì. Quello che ti riempiva la testa di cazzate e tutti ci credevano per davvero. Gli anni ’80 sono stati gonfi a pressione di quell’incosciente fomento, e forse tutto è iniziato con questo film qui, The Black Hole, che con una sapiente opera di brainwashing ci venne inculcato tramite le pubblicità su Topolino e dopo, quando lo siamo andati a vedere, ce lo siamo subito dimenticati.

The black hole

Dimenticanze

 

L’internet è soffocato dalla nostalgia, è zeppo di contenuti rivolti agli ex-giovani del passato remoto. Dove vai vai trovi compilation di YouTube dedicate a eroi cinematografici di un tempo perduto, spezzoni e intro di telefilm interpretati da gente col mullet che si accende una sigaretta, foto di giocattoli informatici che al tempo sembravano l’avanguardia della tecnologia e a rivederli adesso ti muovono a compassione, e blog tipo questo, che alla fine, subdolamente, ti sussurrano all’orecchio: «Te lo ricordi quando…». Proprio nell’ottica di questo mood, saltuariamente (non sempre che sennò può causare la morte), mi piace prendere in esame i film che, in un modo o nell’altro, hanno segnato la mia generazione, e rivalutarli con gli occhi di adesso, magari a distanza di decine di anni dall’ultima volta che li ho visti per poi pormi questa domanda: «Valeva la pena ricordarseli?»

tumblr_nsfa9jcOom1sradg3o1_540

Sì, dai, valeva la pena

Avevo 8 anni ed era il 1980. Era la golden age della fantascienza e notevoli film erano già usciti nelle sale: Alien di Ridley Scott; Star Trek – The Motion Picture; e naturalmente la locomotiva dell’industria sci-fi: Star Wars.
I ragazzetti come me vivevano con il cervello in orbita, letteralmente. Il fumetto di Topolino, cioè l’unico cordone ombelicale che mi collegava al mondo che si diceva esistesse fuori dal mio quartiere, martellava come un fabbro da settimane riguardo al nuovo film Disney, The Black Hole, che a giudicare dagli speciali dedicati e le foto dei pupazzetti doveva essere più o meno come Star Wars. Se non altro, se non era uguale, doveva essere ancora più adatto ai bambini rispetto a Star Wars visto che lo produceva la Disney.
Beh, Topolino mentiva. Mentiva spudoratamente perché The Black Hole era invece un film di una lentezza spossante che terminava col cattivo umano che si fondeva con il cattivo robot. Dopodiché, questo ibrido uomo-robot finiva nel fuoco e nello zolfo degli inferi biblici. L’inferno vero! Dall’alto dei miei 8 anni, tutta quella simbologia religiosa, quei termini scientifici, quel ponderatissimo incedere della storia fecero sì che non ci capissi un cazzo.

 

La verità è che The Black Hole è un film strano. A distanza di 36 anni da quando lo vidi al cinema Goldoni, trovo ancora che certe soluzioni stilistiche come il design del robot Maximilian, massiccio e sinistro pur se troppo simile a un coltellino svizzero, e la stessa astonave del cattivo, la Cygnus, illuminata a festa come un enorme Luna Park nello spazio, siano brillanti, e alla fine restituiscano allo spettatore tutto quel buono che nella trama proprio non c’è.

hqdefault

La giostra

Eh già, la trama. Più che una trama, una premessa, e più che una premessa forse solo un’idea, per di più scontata, tra quelle più classiche dei classici.
In un lontano futuro, un equipaggio di esploratori spaziali si imbatte per caso in una nave alla deriva, la Cygnus, che si presumeva essere dispersa da decenni. Cosa ancora più strana, è parcheggiata appena fuori da un buco nero; in un punto in cui non potrebbe fisicamente stare senza esserne risucchiata. In qualche sconosciuto modo la nave è in grado di contrastare l’enorme forza gravitazionale del fenomeno. Molto poco intelligentemente, i nostri esploratori decidono di avvicinarsi alla Cygnus «per dare un’occhiata», godendosi la vista dal finestrino proprio come se fossero in gita col torpedone ad Amalfi e non su una nave spaziale ultra tecnologica. Va da sé che i nostri eroi rimangano intrappolati nella bolla gravitazionale della Cygnus ed anzi, si accorgano di essere sinistramente attesi.
Una volta all’interno della nave, l’equipaggio incontra Reinhardt, il classico stereotipo dello scienziato pazzo con i capelli ritti che vive solo da vent’anni circondato dai suoi robot, e studia il buco nero attraverso il quale ha deciso di passare con l’astronave e tutto quanto proprio quel giorno lì.
Seguono parapiglia vari dove gli esseri umani combattono i robot. I robot combattono i robot. Gli esseri umani combattono gli esseri umani, e tutti se ne vanno in giro per la nave indisturbati come se fosse la base StarKiller de Il Risveglio Della Forza.

Black-Hole-Bridge

C’era un bel ponte di comando

Con la classica storia dello scienziato pazzo che invece di stare sull’isola vulcanica se ne sta tra le stelle, e la sicuramente splendida tecnologia che la Disney avrebbe impiegato per realizzarlo, The Black Hole aveva tutte le carte in regola per essere un blockbuster, vero? VERO?
Vero. Star Wars, due anni prima, aveva permesso lo sviluppo della tecnologia degli affetti speciali, chi altri se non la bottega delle meraviglie di Giorgione Lucas, la Industrial Light and Magic, poteva occuparsi degli effetti del film? Ma la ILM lavorava troppo lentamente e non riusciva a rientrare nei tempi, per di più costava anche un botto. Che fare? C’era bisogno di trovare qualcosa di nuovo e di ugualmente efficace. Per l’occasione gli ingegneri della Disney misero a punto una speciale costosissima attrezzatura e quello che ne tirarono fuori fu rimarchevole.

Maximillian_2

La sequenza dei titoli di testa è caratterizzata dal più lungo tiro di computer grafica mai apparso in un film a quel tempo. L’immagine del buco nero in movimento che viene mostrata in vari occasioni durante il film era considerata lo stato dell’arte per gli effetti speciali del momento. Disney aveva anche assemblato un cast di altissimo livello che includeva Ernest Borgnine, Roddy McDowell, ed Anthony Perkins, famoso per il suo ruolo di Norman Bates in Psycho di Alfred Hitchcock. Eppure, dopo tutto questo, The Black Hole, come da traduzione del titolo, fece un bel buco nero di botteghino e critica. Cosa mai era andato storto?

La tirata grafica iniziale
 

Era andato storto un po’ tutto, direi. A partire dai dialoghi scientifici pieni di tecnobubbole o semplicemente sbagliati, fino alla fantomatica fonte di energia di Reinhardt, che gli permetteva di sfidare la gravità del buco nero e sembrava presa di peso da Il Pianeta Proibito. Il buco nero in sé, anche se ben rappresentato, rimaneva pur sempre un grande scarico vorticoso nello spazio, e le leggi della fisica variavano da una scena all’altra.
Tra sparatorie laser con droni sentinella dalle gambe rigide, gli eroi si facevano strada attraverso una passerella mentre una meteora gigante rotolava su di loro, Indiana Jones ringrazierà due anni dopo. E al culmine del film, gli attori si avventuravano all’esterno della nave senza tute spaziali, mentre tutto intorno a loro si trasformava in una serie di flaccidi travi di gomma e pannelli dipinti che sbattevano al vento.

the-black-hole-(1979)-large-picture

The Black Hole risultò essere un film molto “scuro”, tanto da guadagnarsi, in America, il primo rating PG(bambini accompagnati) della storia della Disney. Fu anche il film più costoso mai realizzato dalla compagnia fino a quel momento, ben 26 milioni di paperdollari. Nell’ottica di quel merchandising che si era dimostrato tanto remunerativo per  Star Wars, c’era bisogno di un qualche tipo di robot per modellare i giocattoli che i bambini avrebbero comprato. Ecco che R2-D2 e C-3PO  vennero fusi in uno: V.I.N.CENT, Vitali Informazioni Nessarie CENTralizzate, che se ne galleggiava in aria per tutto il film rompendo i coglioni al mondo, ma aveva questi grandi occhioni tipo cartone animato progettati esclusivamente per intenerire i bambini.

Black-Hole-5

L’imbarazzo

Quindi, alla fine, abbiamo una messa in opera pasticciata, una storia che è un classico, e dei personaggi macchietta interpretati da validi attori sicuramente fuori posto, ma tutto questo non ci impedisce di amare questo film se si considera lo sforzo effettuato per gli effetti speciali, le splendide scenografie (tutte dipinte a mano, naturalmente), e le musiche. C’è un grande lavoro dietro a tutto questo e si vede. Non c’è da meravigliarsi che nel 1980, The Black Hole, venne nominato agli Oscar per i migliori effetti speciali, in concorrenza con Star Trek: The Motion Picture e il vincitore finale, Alien. Quello di buono fatto qui ha poi contribuito alla realizzazione del successivo film di fantascienza Disney, TRON, che usò ampiamente la computer grafica .

STAR

Nevrosi

CONCLUDENDO

The Black Hole ha un gran numero di problemi, ma anche una grande quantità di cose da ammirare. Pur rifacendosi ai classici riesce ad essere atipico, e quasi tutto quello che c’è dentro genera confusione nella mente dello spettatore.
Riguardandolo, la cosa che lascia perplessi è il finale tenebroso. Molto-troppo tenebroso. Per due terzi il film ha un passo lento, cinematograficamente meditativo, tipo 2001 di Kubrik e lo stesso primo film di Star Trek, con quelle carrellate lunghe lunghe sui dettagli delle astronavi e la telecamera fissa che inquadra personaggi statici che chiacchierano per interminabili minuti,  ma perlomeno tenta di avere un senso. Poi, dal nulla, il film diventa metafisico. In poche parole: tutti entrano nel buco nero; ogni cosa va distrutta; i due cattivi diventano uno e precipitano all’inferno; i buoni entrano nel buco nero e ci trovano Gesù Cristo.
Ecco. Lo so che è difficile. Lo so. Ma lo possiamo perdonare.
Voglio dire, un film per ragazzi che finisce all’inferno! Quando mai si è visto?

BU!

BU!

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

You may also like...

8 Responses

  1. Lorenzo ha detto:

    La fantascienza di quell’epoca era così, cerebrale, lisergica. L’ho rivisto pochi mesi fa, dopo 30 anni, e mi è piaciuto molto. Ho apprezzato l’atmosfera sinistra che lentamente avvolge lo spettatore. Il finale lo trovo azzeccato, non banale. Secondo me un classico ingiustamente sottovalutato, forse perché venduto per qualcosa che non era.
    Ho ancora il libro a casa 😀

    • Simone Guidi ha detto:

      Lorenzo, per dirti, se uscisse la versione blu-ray la comprerei subito. È un film che ha segnato l’immaginario della mia generazione nel bene e nel male, poi, sinceramente, sarei molto goloso dei contenuti speciali.
      Ho letto in giro che la lavorazione è stata molto tediosa, con una specie di ossessione della Disney per mantenere il tutto segreto, con attori che ricevevano le pagine dello script incomplete, roba così.
      Ma dimmi un po’, com’è il finale del libro? Mi sembra di aver capito che Alan Dean Foster lo cambiò? È vero?
      Grazie per il commento.
      Ciax

      • Lorenzo ha detto:

        Non sapevo fosse tratto da un romanzo. Io ho un libro cartonato per bambini, uno di quelli con le figure che saltano fuori dalle pagine. Banalissimo merchandising 😀

        • Simone Guidi ha detto:

          Ah no. Io intendevo la “novelizzazione” del film. C’è questo scrittore, Alan Dean Foster, che è specializzato in questo genere di cosa: esce un film e gli studios lo incaricano di scrivere la versione romanzo dello stesso. Sono decenni che fa queste “conversioni” ed ha scritto libri su praticamente tutti i film di grido. Intendevo quello. Grazie comunque per la tua risposta. 🙂

  2. AndreaP ha detto:

    Io ho visto questo film solo da adolescente annoiandomi e l’ho rivalutato progressivamente nel corso degli anni, visione dopo visione. Certamente come film “per bimbi” è pessimo per tanti motivi, dalla lentezza nel dipanarsi della trama fino al grim & gritty di certi personaggi, però a differenza di tante pellicole di quel periodo lo ritengo pienamente promosso anche a distanza di anni, per la sua atmosfera particolare e la ricchezza di certi temi e scenari. Dal mio punto di vista è invecchiato meglio di Tron, per dire. Un saluto.

    • Simone Guidi ha detto:

      Io invece non riesco a scinderlo da TRON. Tutte le volte che ci ripenso non posso fare a meno di associarlo a lui. Sarà perché erano entrambi film ultra-pompati su Topolino, con grosse aspettative per i brufolosi, e alla fine non decollarono mai veramente in popolarità, rimasero raso terra, riservati a pochi fortunati che seppero apprezzarli e conservali nella memoria(per dire, io).
      Ciao Andrea 🙂

  3. Philsan ha detto:

    Bell’articolo, ma voglio una foto di B.O.B., il robot malconcio!
    B.O.B. Robot malconcio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *