The Dark Crystal: Computer Graphics kills the Puppet Star

TEMPO DI LETTURA: 6 minuti

The Dark Crystral

Se siete cresciuti negli anni ’80 o prima, gli spaventi e le emozioni più grosse ve le hanno regalate dei burattini. Era la magia del cinema. Quella che riusciva a rendere plausibile a tutti lo scorrazzare di Yoda in giro per la palude, con i tiranti sotto i polsi e le espressioni che trasudavano gommapiuma. Dopo, le cose sono cambiate. Le generazioni post-eighty sono diventate sempre più esposte alla computer grafica e quella magia di cui parlavo prima, pian-pianino, se ne è andata a farsi benedire, trasformando i sogni in giganteschi giochi alla Playstation tipo “L’attacco dei cloni“.
Non paghi è arrivato anche il 3D e abbiamo bombardato l’albero casa sorseggiando cioccolata calda con estremo gusto. Quello è tuttora il top.
Poi il buon Filippo Santellocco, che naviga da queste parti cibandosi delle mie farneticazioni, inoltra una segnalazione non da poco: hanno rivisitato l’avventura grafica tratta da “The Dark Crystal”, il film ad alta concentrazione di pupazzoni sfornato dalla mente diabolica di Jim Hanson & Frank Oz nel lontano 1982. Ed ecco che la magia ritorna prepotente a bussare alla porta. Sentite come bussa…sentite, sentite. Come dite? Voi non sentite niente? È perché non credete alla magia, dannati BABBANI!

E ora un po’ di MUSICA:

Che poi sono fatto così, se tu mi segnali le cose, io, poi, le cose le vado a vedere sul serio, caro il mio Filippo. Ho subito azionato il mulo e il torrente in combo ma il risultato richiedeva tempi di attesa considerevoli, così ho chiesto aiuto al buon vecchio tubo e lì ho fatto tombola. Me lo sono visto tutto d’un fiato e finalmente ho capito perché c’è gente che se lo ricorda ancora, e altrettanta che ha fatto di tutto per dimenticarsene.
No, perché questo dovrebbe essere un film per bambini ma in realtà se lo fai vedere a un bimbo vero (ma anche ai biscotti di pan di zenzero parlanti e ai burattini di legno) c’è il rischio che lo traumatizzi per la vita, ché con tutti quei bei personaggini terrificanti e quegli atti di sadismo gratuito, magari dico, MAGARI si impressiona eh?!

Jesus loves you

The Dark Crystal è comunque un amalgama sorprendente. Anche se fortemente debitore nella trama al “Guerre Stellari” di Lucas e al “Il Signore degli anelli” di Tolkien, riesce a stare in piedi con le sue gambe e lo sforzo creativo che ci sta dietro è immane.
È un’avventura fantasy molto semplice, come semplici sono di solito questo tipo di storie. Un mondo remoto e morente, un ragazzo “eletto” dalle leggende e ultimo della sua stirpe, il bene contro il male.
E ora tenetevi forte che provo a spiegarvi brevemente la contorta trama che, dopo esservi fumati una canna, la capireste molto, ma molto meglio.
Moltissimi anni prima dell’inizio della storia narrata nel film, il mondo era retto da una casta di governanti intellettualmente elevati che sfruttavano la forza di un cristallo molto potente detto “della verità”.  Questa casta, alla fine, tanto intelligente non era perché decise di dividerlo. Non appena ne ebbero rimossa una scheggia, il cristallo si spense, e così fece anche tutto il pianeta che cominciò a morire pian piano. Inoltre, i governanti stessi  si sdoppiarono in due entità distinte. Degli avvoltoi spennati che incarnavano il male, e delle sottospecie di Gibboni albini che invece incarnavano il bene. Mentre gli avvoltoi devastavano e soggiogavano il pianeta con la loro tirannia, i gibboni si nascondevano in attesa che l’eletto arrivasse a rimettere a posto la scheggia rimossa così da riportare le cose come erano prima. La trama del film è essenzialmente la storia del viaggio intrapreso dallo pseudo-Frodo con il suo anello/scheggia verso il Monte Fato/Cristallo nero. Ovviamente non sto neanche a dirvi che alla fine il bene vince e vissero tutti felici e contenti nel FLOU più totale.

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…e di colpo IL MUTUO

Al box-office The Dark Crystal non fece faville ma neanche schifo. Molti imputarono la cosa alla contemporanea concorrenza di giganti cinematografici come “E.T.” e “Tootsie”. Jim Hanson si aspettava di più ma, tutto sommato, il film divenne il secondo più alto incasso tra i film dei Muppets e non fece certo il tonfo come, qualche anno più tardi, ebbe modo di fare l’altro filmetto di Hanson già comparso sul blog: LABYRINTH.

No. Tanto per ricordarvelo

Alla fine il risultato al botteghino fu confortante. Il vero problema di questo film, secondo me, era il target. Almeno sulla carta Jim Hanson & Co. volevano produrre una pellicola per un pubblico di bambini, per i fans dei Muppet che già erano stati opzionati con le vicende di Kermit & Piggy, ma in realtà sia le tematiche di alto profilo filosofico, sia il modo abbastanza crudo di rappresentarle, lo resero più idoneo ad un pubblico adulto.
Risultato: padellò alla grande la collocazione.
Il progetto di Jim Hanson era indubbiamente ambizioso. Realizzare il primo lungometraggio cinematografico interamente interpretato da pupazzi senza la benché minima presenza di attori in carne e ossa. Un progetto nel quale sembrava credere solo lui dato che alla fine fu anche costretto a mettere i soldini di tasca propria. Del resto, molti restarono scettici di fronte a questa favola mistica proposta da uno che riteneva “malsano” per i bambini non avere mai paura di niente. ESTICAZZI HANSON! Se faccio vedere ‘sto film a mia figlia di tre anni le si blocca lo sviluppo! ecchekatz. Solo il PEYOTE assunto in dosi massicce può dare la capacità di concepire un universo così hippy e inquietante allo stesso momento. Io pensavo che il buon vecchio ALF (che prima o poi sul blog ne parleremo, stai sicuro) fosse stato creato da dei tossici freakkettoni all’ultimo stadio, ma mi sbagliavo. The Dark Crystal è molto, ma molto oltre. È un tuffo a bomba dentro a una vasca piena di metanfetamina purissima che poi regala momenti come questi:

Il film, nonostante l’età, non è mai stato messo definitivamente da parte e ha sempre un discreto zoccoletto di fedeli fan sparsi per il mondo, quel tanto che basta per riuscire a sopravvivere su altri media e portare avanti l’avventura.
Dal film è stato tratto un libro, scritto da un certo A.C.H. Smith ed edito anche in Italia nella collana URANIA…

Due splendidi libri illustrati intitolati “The world of the Dark Crystal” e “Creations Myths” realizzati da Brian Froud…

Ben due adattamenti a fumetti, di cui uno della MARVEL e uno, molto recente, in stile MANGA…

E infine, un videogame per Apple II e Atari-8 bit in formato avventura testuale. Proprio questo gioco è l’oggetto delle mie attenzioni. Venne progettato da Roberta Williams e pubblicato con la SierraVenture nel 1983, in tempi in cui le avventure testuali erano testuali per davvero e solo poche macchine si potevano permettere di gestire elementi grafici correlati. Apple e Atari, al tempo, erano sicuramente due produttori che avevano sul mercato macchine che potevano farlo.
Il gioco venne intitolato “Hi-Res Adventure # 6: The Dark Crystal” ed è stata la prima avventura Hi-Res rilasciata dalla SierraVenture. Non disponeva di alcun tipo di suono composito o musica di accompagnamento. Aveva solo un singolo segnale per avvisare che nessun altra azione poteva essere effettuata se non premere il tasto “RETURN”, e un doppio bip se un altro comando doveva essere utilizzato in un determinato momento.

Pochi giorni fa è comparsa in rete una rivisitazione del gioco, fruibile direttamente on-line e molto, molto più carina. Lo standard grafico è stato notevolmente elevato e una musica celtica accompagna il giocatore nell’avventura. Una versione molto più friendly per i giocatori moderni, sicuramente da provare.

darkcrystal

Clicca sull’immagine per provarlo.

Sempre pochi giorni fa, un volenteroso programmatore ha pubblicato su Youtube lo stato dei lavori per la sua conversione non ufficiale di un gioco tratto dal film. Gli amatori potranno esserne soddisfatti.

Attenti al cane. È FUGGITO!

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Sam ha detto:

    In realtà , credo che DC goda di maggiore fama all’ estero che in Italia, dove per anni è stato semi introvabile fino alla sua uscita in dvd.
    I motivi credo siano vari , in primis il fatto che sia fatto completamente con le marionette: il film appare troppo lento e artificioso in molte sequenze ( io mi addormento spesso ogni volto che provo a rivederlo), in particolare quando appaiono i personaggi più “umani” come i protagonisti (più marionette delle altre marionette ).
    Se già con i due eroi vessero usato attori veri con un make-up, avrebbero avuto risultati più convincenti sia in termini artistici che economici ( cosa che secondo me hanno fatto in alcune scene : non ci credo manco morto che non hanno usato persone con una maschera nelle scene più “action” dei protagonisti)

    • Simone Guidi ha detto:

      Concordo. DC è uno di quei fenomeni di nicchia che hanno avuto sicuramente più eco negli USA che qui. Del resto anche i Muppet, in Italia, hanno seguito lo stesso destino. Ebbero il loro momento di notorietà negli ’80 per poi perdersi nelle nebbie del tempo già dai ’90 in poi. In USA, invece, hanno superato il momentaccio e, anzi, sono riusciti a mantenersi un certo hype tra i giovanissimi con i loro puntuali film di Natale (non sempre arrivati in Italia).
      Riguardo alla lentezza del film, ti ridò pienamente ragione anche lì. Ci vuole cuore per vederlo tutto d’un fiato. Va bene che un po’ tutta la cinematografia anni ’80 risente di quel tipo di lentezza. Se ti rivedi film come “I Guerrieri della Notte” o “1997 Fuga Da New York” ne riconosci la bontà ma capisci anche che quelle dinamiche action sono ormai obsolete e noiosissime (le carrellate lentissime che seguono il gruppo di eroi che camminano da un’incrocio all’altro, Jena Plinskeen che cammina per 1 minuto buono in un vicolo buio), però qui c’è anche il problema che la trama è farraginosa, di difficile comprensione. Mescola tutto insieme al fatto che pure il target di destinazione è padellato, e capisci come mai ce lo ricordiamo, sì, ma neanche tanto bene.

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