Dai la cera, togli la cera : Per vincere domani – The Karate Kid

Ragazzi miei, KARATE KID è stato un fenomeno di film. È stata una cosa che non potete capire. Un kids movie della Madonna.
Ha fatto diventare mainstream la disciplina del karate e ha dato il via a una marea di imitazioni, parodie, e wannabe che spaziavano in tutti i campi e in tutti gli sport. È stato serializzato col cast originale, è stato portato alla next gen con Hilary Swank, è stato disegnato a cartoni animati, è stato riprodotto in action figures, cristo corridori! È stato parodizzato ne La Rivincita Dei Nerds II, postmodernamente referenziato e “recentemente” rinnovato con un remake. È difficile ricordarselo senza associarlo al contesto degli anni ’80. Impossibile, direi. E non lo si può guardare senza ricordarsi di tutti quei film a tema di cazzotti e rivalsa che uscirono al cinema in quegli anni lí.
È una vita che SKY lo ha in rotazione. Praticamente, se smettono di darlo, chiudono SKY perchè la piattaforma perde ogni senso di esistere. Domenica pomeriggio me lo sono riguardato e… Niente. Mi lascia sempre di buon umore. Cercherò di non essere troppo buono parlandovene. Intanto ascoltate che musica…

Quando nel 1984 Karate Kid debutta nei cinema, io sono lì. Ho 12 anni ed è l’età perfetta per farsi affascinare dalla storia di un ragazzo vessato dai bulli che apprende il karate da un misterioso e saggio mentore, e poi lo usa per fare il culo a tutti (i bulli). Come praticamente chiunque in quel periodo, mi ricordo di essere entrato in fissa per le arti marziali credendo realmente che se ne potessero apprendere i fondamenti lavando macchine, verniciando steccati e lucidando pavimenti. Il ché, se fosse vero, farebbe degli imbianchini e dei lavoratori delle cooperative di pulizia i più temibili fracassatori di ossa a mani nude che la civiltà umana abbia mai avuto. Ma questo non è importante.
Karate Kid è un film che ispira e diverte. È Rocky, in sostanza: la storia di rivalsa di uno degli ultimi che vince contro tutto e tutti. E infatti, con il primo, grandissimo Rocky, condivide anche il regista, John Guilbert Avildsen, un grande troppo poco riconosciuto e recentemente scomparso proprio a giugno di quest’anno. Quindi, probabilmente, il fatto che Deniel LaRusso ricordi Rocky Balboa potrebbe essere intenzionale? Chissà? Questo, però, non significa che Karate Kid non sia un film originale solo perché suoni molto Rocky e abbia anch’esso un approccio al menare di livello agonistico.
L’unico collegamento diretto con la saga di Rocky lo si può trovare nella canzone di Joe Esposito, “You’re the Best”, usata durante il montage del torneo di Karate, che era stata originariamente scritta per far parte della colonna sonora di Rocky III, ma a Silvestro non piacque e gli preferì “Eye of the Tiger” dei Survivor.

 

Comunque, Karate Kid è e rimarrà sempre un film divertente, reso tale una volta di più dall’azzeccatissima scelta di casting che mise Noriyuki “Pat” Morita nella parte del maestro Kesuke Miyagi. Morita è semplicemente immenso, e ricopre il suo ruolo collocandolo a metà strada tra uno Yoda di Star Wars meno sgrammaticato e un Mickey di Rocky sotto Roipnol. Quell’anno riceve anche una candidatura assolutamente meritata all’Oscar come miglior attore non protagonista, e di questo non possiamo che esserne felici. Di più! Wikipedia mi comunica giusto adesso che Pat è stato anche il mitico Arnold, ovvero, il primo, originale proprietario del locale “Arnold’s” dove Fonzie e compagnia usavano ritrovarsi. Grazie Pat. Ti voglio bene.

Alla luce di quanto detto, quindi, la storia di Karate Kid non è niente di nuovo se non la manipolazione della formula di successo già vista in Rocky. Quello che però lo rendere interessante, oltre al già citato Morita, è il tandem che quest’ultimo conduce con Ralph Macchio e la perfetta alchimia che si crea. Il loro rapporto è una partnership perfetta che sostiene tutto il film, e gli dona quella profondità che altrimenti lo avrebbe fatto scadere nel banale.


Infatti, in Karate Kid, fin dall’inizio le cose vanno esattamente come ci si aspetta. Il “Daniel-san” di Macchio lotta per inserirsi in un nuovo ambiente, una nuova scuola, e inevitabilmente si scontra con i bulli mentre tenta di avvicinare una bella ragazza che, guarda caso, è la ex del capo-bullo esperto di karate. A quel punto ha bisogno di difendersi e trova aiuto nel solitario custode giapponese del suo condominio che lo prende sotto la sua ala, gli insegna il Karate, e lo convince a credere in sé stesso tanto da condurlo alla vittoria contro tutti.
Macchio in quel momento ha 22 anni e recita nel ruolo di un sedicenne, ma è perfettamente credibile, credo che esista una spiegazione per questo genere di cose, si chiama: GENETICA. Il problema per Ralph è che da lì in avanti la sua carriera attoriale sarà costellata di ruoli da ragazzino che, di fatto, gli tarperanno le ali impedendogli di crescere professionalmente. È un peccato. Avrebbe potuto aspirare a qualcosa in più che diventare discretamente popolare tra le teen-ager di tutto il mondo. Ricordo chiaramente una mia ex-ragazza americana che diceva di aver avuto il poster di Macchio appeso in camera per un bel po’di quegli anni. In ogni caso, anche se non fosse riuscito a dimostrare sedici anni come da esigenza di copione, la gente non ci avrebbe fatto caso. Gli anni ’80 erano zeppi di film e telefilm con trentenni che fingevano di essere diciottenni, e nessuno diceva niente.

Ok, sì. Riguardo alla trama avete ragione. Rivedendolo adesso, Karate Kid in certi punti è assurdo, ma è quel tipo di assurdità che si può amare. La festa di Halloween dove Deniel-san si fa inseguire dai bulli è assurda a livelli che non riesco a comprendere, ma è evidentemente un prestesto per introdurre il personaggio di Miyagi maestro di karate. Il torneo finale è assurdo (vogliamo parlare dell’iscrizione?), ma è coinvolgente e risolutivo, va detto. E lo stesso vale per la maggior parte della preparazione di Daniel, con cera, non cera, e pennellate varie, però, come detto prima, riusciamo ad amarlo lo stesso. È quel tipo di film che riesce a farsi perdonare tutta la sua ingenuità a fronte del fortissimo messaggio di fondo.

E comunque adesso basta discorsi seriosi, mi sembra giunto il momento di parlare di figa, perché come generalmente accade nel vita, si lavora e si fatica per il pane e per Elisabeth Shue.

Grazie Dio ché ci hai donato le MILF

Elisabeth, al tempo ventunenne abbastanza in carne senza essersene mai andata Via da Las Vegas, interpreta Ali Mills che è il motivo per cui si dipana tutta la storia. Deniel vuole fare colpo su di lei e si scatena l’inferno. Lei vuole accattarselo e lo inguaia in una maniera che non vi dico. Nel frattempo lo invita in sala giochi dove sembra che lei e le sue amiche passino la maggior parte del tempo, e diciamocelo corridori, non so voi, ma io tutte le tipe cosí che ho conosciuto nella vita, quelle che stavano fisse sugli sgabelli della sala giochi, erano un filino zoccole.

Bravo Marty! No, scusa. Bravo Deniel!

Papà Mills, invece, vince il premio “best father of the year”. Un cretino gli bacia di prepotenza la figlia davanti agli occhi e lui si preoccupa per il cretino! Sei un grande, papi.

…e le vostre tutine in acetato sono inguardabili. Dannati alto borghesi con la puzza sotto il naso.

Mentre tutti i film che ha generato (e relativi surrogati) non sono assolutamente stati capolavori, il Karate Kid originale continua a tenere botta e, tutto sommato, è invecchiato abbastanza bene. Non benissimo, obiusly, ma bene. Rimane guardabile ed è sempre ottimo per evadere e divertirsi. Le musiche e l’atteggiamento sono quelli tipici degli anni ’80, e in realtà il fattore nostalgia gioca un ruolo pesante nella sua valutazione.
Rivedendolo adesso è facile trovare i difetti, a distanza di 33 anni c’è davvero poca suspense nella trama. Eppure resta un film che ha fascino. Ralph Macchio alla fine è perfetto nel ruolo, e non importa se la sua carriera sia rimasta murata lì. Parliamoci chiaro, CHIUNQUE se lo ricorda solo e unicamente per questo film. Però, volente o nolente è diventato un’icona. Dite quello che vi pare ma Daniel sulla spiaggia in cima a quel palo nella posizione della gru è stampato in tutte le menti dei ragazzetti anniottantari forever and ever. Ecco perché Karate Kid resiste ed è un must da guardare per tutti coloro che amano un dramma leggerissimo mescolato ai calci.
Detto questo, vi lascio con l’immagine finale che riassume tutto il film:

Miyagi #trollface

Special Bonus only for fans

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