The Last Starfighter : La leva spaziale coercitiva e il videogioco che non c’era

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La mia passione per i videogiochi è nata con la mia passione per gli alieni. Giocando mi intrattenevo molto con loro. Io volevo tanto vedere un esotico pianeta, un gioiello della Via Lattea. Io volevo tanto incontrare forme di vita interessanti, stimolanti, magari con una civiltà antichissima e… Farli fuori tutti. Volevo essere il primo ragazzino della mia strada a fare centro dentro un’astronave aliena. Per questo motivo mi sono sempre tenuto in allenamento per anni e anni con i videogiochi. Per questo mi è rimasto impresso un vecchio film del 1984 con una trama familiare. Per questo non ne ho comprato la conversione blu-ray; perché in italiano non è mai uscita!
Gira che ti rigira i miti li vanno tutti a riesumare negli anni ’80. Io non sarò da meno.
Signori e signore, rettiliani e grigi, ecco a voi The Last Starfighter !

Che cosa succede se si fa un punteggio molto alto a un videogioco e il videogioco diventa realtà? Beh, questo è circa ciò che accade in The Last Starfighter (qui da noi: Giochi Stellari).
Se negli anni ’80 siete stati ragazzi come me, un sacco di film che ci sono interessati sono stati predefiniti e indotti dalla trilogia di Star Wars ( la prima e unica ). Avevo tredici anni quando Giochi Stellari ( il titolo venne così italianizzato per sfruttare l’assonanza con la saga di Lucas ) arrivò nelle sale cinematografiche nella primavera del 1985, e suscitò in me meraviglia, eccitazione, e un sacco di ULLALLÁ a non finire.
Non era soltanto la solita storia di un ragazzino ordinario che si ritrovava a combattere una guerra interstellare contro tizi davvero cattivissimi. Non sarebbe stata una sorpresa. In quegli anni quel tipo di plot era molto abusato nei film yankee, e al cinema avevamo costantemente il sogno amerriGano applicato all’ennesima potenza per fini propagandistici.

No dicevo. Un esempio, così, a caso…

Quello che rese ai miei occhi The Last Starfighter diverso da ogni altro film di quel decennio fu il suo utilizzo, allora innovativo e ormai obsoleto, degli effetti digitali. Prima di lui solo Tron era stato così audace con il digitale, e TLS mi diede letteralmente qualcosa di diverso che non avevo mai visto prima, ovvero: tutti gli effetti riguardanti lo spazio e le astronavi creati utilizzando solo immagini generate al computer. Fu uno dei primi film a farlo, rendendo di fatto sorpassato il vecchio metodo con i modellini in scala. In pratica gli spettatori assistettero ai primissimi vagiti del CGI.
Un super-computer, il “Cray X-MP”, creò tutto. Roba che, solo quindici anni dopo, poteva essere tranquillamente generata da un Pentium III a 800 MHz o, nel 2012, da uno smartphone, ma a quel tempo il Cray X-MP era un signor computer con i contromaroni e venne spremuto a dovere.

Il Cray X-MP dopo essere stato massicciamente usato per gli effetti del film

Il Cray X-MP dopo essere stato massicciamente usato per gli effetti del film

La trama in sintesi è la seguente: C’è questo ragazzo, con il quale lo spettatore adolescente empatizza subito, che trascorre tutta la sua vita bloccato in un parcheggio dove vive con la sua famiglia in una casa-roulotte. L’unica cosa in cui eccelle sono i videogames e allo spaccio del parcheggio ne arriva uno molto speciale. È una simulazione di combattimento spaziale e, naturalmente, gioca che ti rigioca riesce a finirlo abbattendo tutti i record.

Mmmh…un giochino interessante.

In realtà, però, quel particolare videogames è un test di scouting per trovare il miglior pilota spaziale dell’universo. Quando degli strani tizi cominceranno a farsi vivi per cercarlo, il ragazzo verrà travolto da una serie di eventi che lo porteranno alla guida di un’astronave da combattimento ultra-tecnologica con la quale dovrà difendere l’intera galassia.
Bello, vero? Una figata! Immaginatevi l’effetto che poteva avere sugli adolescenti brufolosi dell’epoca e capirete anche perché mi porto sempre dietro delle lesioni mentali.

Nonostante questo, il film non fu un successo eclatante come sperato, ma al botteghino guadagnò comunque bene, tanto bene da ripagarsi ed offrire un margine di guadagno.
Era stata prevista anche un’ operazione tie-in che avrebbe dovuto coinvolgere il mercato dei videogames, ma non venne portata pienamente a termine per vari motivi. ANZI, NO! Il motivo era uno e sempre il solito: Troppi soldi in ballo.
Mi spiego: sui titoli di coda del film, Atari annunciava l’uscita di un gioco arcade che avrebbe dovuto essere quello rappresentato nel film e, di conseguenza, orde di imberbi nerd come il sottoscritto si riversarono nelle sale giochi per stressare il gestore su quando sarebbe arrivato.

Ma come? Non ve ne eravate accorti? Secondo voi questo logo quale casa produttrice di videoCOSI ricorda?

Atari, infatti, deteneva i diritti del film ( pagati profumatamente ) e avrebbe dovuto produrre il gioco. Non fu esattamente così e si limitò a realizzare un prototipo che, tra l’altro, si basava sul cabinato del gioco, “Star Wars”, e sarebbe stato il suo primo gioco poligonale 3D. Ma quando a progetto quasi ultimato tirarono le somme, si accorsero che produrlo era costato circa 10.000 paperdollari. A quei tempi la cifra era davvero importante, e alla luce del mancato travolgente successo della pellicola e le varie difficoltà che stava attraversando l’azienda in quel particolare momento storico, la dirigenza Atari ritenne che la vendita del cabinato a quel prezzo esagerato non sarebbe stata giustificabile; l’affare non s’aveva da fare e il progetto naufragò.
Sulla piattaforma Atari VCS 2600 venne rilasciato un ottimo gioco, ma molto diverso da ciò che si sarebbe aspettato un fan del film, e infatti venne successivamente ribattezzato con altri due nomi diversi: Solaris e Universe.

Sulla piattaforma Atari 8bit andò un po’ meglio. L’azienda effettivamente sviluppò qualcosa di abbastanza coerente con la trama ed era anche gradevole da giocare. Però, ovviamente, era una ripiego di qualcos’altro. Atari stava già sviluppando il sequel del suo precedente titolo, “Star Raiders”, nominato “Orbiter”. La programmazione del suddetto era arrivata al 35% quando per i soliti motivi di ATARIANA ORGANIZZAZIONE A RISPARMIO venne deciso di riprogrammarlo come gioco di The Last Starfighter, aggiungendo delle piccole modifiche al gameplay e dei rimandi al film. Alla fine della fiera, il gioco venne commercializzato con il nome di “Star Raiders II” e tutte le modifiche rimosse perché i commerciali di Atari ritennero che avrebbe avuto più appeal sul pubblico come sequel di “Star Raiders” piuttosto che come trasposizione del film fantaBUM. Ancora oggi, negli archivi delle ROM su internet sono reperibili entrambe le versioni dello stesso gioco.

Comunque, gli amanti di questa pellicola sono ancora tanti in giro per il mondo, tantoché, nel 2009 è stato addirittura sviluppato un gioco indipendente costruito FEDELMENTE IDENTICO a quello visto nel film.
Gli sviluppatori si sono basati sulle immagini e i suoni catturati dal DVD e hanno prodotto il gioco di The Last Starfighter DEFINITIVO, con tanto di cabinato disponibile su ordinazione.
Il nome di questi eroi moderni è ROUGE SYNAPSE e il gioco puó essere scaricato QUI.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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