Ice Ice Baby : THE TERROR – la rece della prima stagione

Io, ad esempio, non lo sapevo.
Senza un motivo preciso, così, dal niente, mi sono ritrovato a guardare The Terror pensando di trovarci dentro un sacco di gente intirizzita, incazzata e in preda al panico che rimane intrappolata in ambienti chiusi affrontando i mostri di Lovecraft armata di un cucchiaio e tanto istinto di sopravvivenza, il tutto mentre guarda in cagnesco il proprio vicino pensando che potrebbe essere IL MALE© sotto mentite spoglie.

Dopo un’analisi più accurata, ovvero dopo aver guardato tutti e 10 gli episodi di questa serie invece di dare per scontate cose a caso tanto per, emerge che non è assolutamente una serie ad alto tasso di Cthulhu come pensavo, ma un prodotto ben confezionato, finanziato da quel furbacchione di Ridley Scott e che quindi, per logica conseguenza, vorrebbe essere mille cose contemporaneamente ma alla fine riesce ad esserne soltanto una, e neanche tanto bene.
Nonostante questo, una cosa ve la devo dire, è stato molto più facile per me seguirla perché c’è dentro quella bonazza di Greta Scacchi, che adesso è più una nonnetta panzona e inacidita, ma al tempo era quella bonazza di Greta Scacchi sulla parete della mia cameretta.

Questo poster, per dire, lo avevo attaccato in camera


Greta Scacchi, dicevo, tra il 1990 e adesso, senza un motivo ben preciso è misteriosamente scomparsa dai miei schermi radar. Ammetto di non averla cercata più di tanto e quel poster staccato dal centro pagina di MAX venne successivamente sostituito da altri più o meno erogeni, ma in tutto questo tempo le poche volte che la mia mente è andata a lei me la immaginavo ritirata a vita privata, sposata a un commerciante di diamanti, intenta a dirigere una propria galleria d’arte, e ad allevare una sola, unica figlia che, manco a dirlo, era bella quanto lei da giovane se non di più.
A un’analisi più accurata, ovvero guardando la sua pagina su Wikipedia, scopro che Greta Scacchi non si è mai realmente fermata. Dal 1982, anno di uscita del suo primo film a oggi, Greta a partecipato a un botto di roba. Film e telefilm soprattutto, alcuni dei quali totalmente sconosciuti al nostro mercato. E poi, dopo aver avuto una figlia da Kingpin, nel 1998 ha confermato la veridicità di quel vecchio adagio noto a noi laureati con lode a Oxford: « Non c’è cosa più divina che trombarsi la cugina »

Greta, ora

Ma veniamo al punto: The Terror, la miniserie di 10 episodi basata sul romanzo del 2007 di Dan Simmons, “La scomparsa dell’Erebus”, racconta l’orrore vissuto dagli equipaggi delle due navi, Erebus e Terror, durante una spedizione esplorativa andata terribilmente storta nel circolo polare artico. Le navi sono alla ricerca del fantomatico “Passaggio a Nord-Ovest”. Un passaggio non sempre praticabile e soggetto al blocco dei ghiacci che permetterebbe alle rotte commerciali in partenza dall’oceano Atlantico di risparmiare diverse migliaia di chilometri per immettersi nell’Oceano Pacifico.
Il libro, ovviamente, non l’ho ancora letto ( quando inventeranno i libri in bottiglia da potersi bere dove e quandi si vuole, magari riuscirò a fare le recensioni complete da libro a film e viceversa), ma la serie televisiva che Amazon Prime Video ne ha tratto, quella sì, l’ho vista, e colpisce di più per il titolo scelto; quel “The Terror” che poi non è altro che il nome di una delle due navi.
Il titolo originale della serie, infatti, The Terror, per altro voluto dallo stesso autore, è decisamente ambiguo ma fa il suo sporco lavoro in maniera egregia: ATTIRA. Infatti, oltre che al nome di una nave, fa riferimento soprattutto agli eventi che si sviluppano durante la missione e i sentimenti che provano i due equipaggi mentre trascorrono ANNI prigionieri nella morsa del ghiaccio, persi nel nulla artico, e braccati da una mostruosa creatura che li sgranocchia inesorabilmente.

The Terror è infatti essenzialmente una serie horror, ma non è quel tipo di horror smaccatamente esposto. Non è chiassoso una volta innescato, né è spettacolare quando si mostra; è, piuttosto, strisciante in sottofondo, dapprima tenue e indistinto come un cane che abbaia in lontananza e progressivamente più in risalto man mano che la serie procede. Si prende il suo tempo e ha delle punte in cui esplode per poi ritornare sullo sfondo lasciando tempo ai protagonisti per ponderare sull’accaduto, azzardare soluzioni, e macerare nelle proprie intime paure. L’orrore è comunque sempre presente in ogni singola inquadratura, dal primo all’ultimo episodio, in una bianchezza sconfinata che per sua natura non è tanto un colore quanto l’assenza visibile di ogni colore e nello stesso tempo l’amalgama di tutti i colori, ed è per questo motivo che c’è una vacuità muta, piena di significato, in quella grande distesa senza fine di ghiaccio e neve. È un omnicolore asettico che induce a pensare all’essenza del tutto e alla presenza, forse, di un Dio. Il terrore vero risiede nello scoprire che quel Dio non è benevolo né indulgente e, soprattutto, non è il tuo.

Dio si è arrabbiato

Una seconda sfida intrinseca per la serie arriva dall’ambientazione. Sebbene siano circondati da ghiaccio a perdita d’occhio, gli equipaggi delle due navi inprigionate sono a volte indistinguibili tra loro. Anche se esiste un’estetica simile a quanto abbiamo già visto nei film de “La Cosa Da Un Altro Mondo” di Carpenter e Hawks ( l’autore dedica il romanzo al cast quasi completo del film di Howard Hawks in modo da dissipare subito ogni ombra di dubbio riguardo all’ispirazione quanto meno scenografica e ambientale) si percepisce anche un legame empatico dell’equipaggio con personaggi già visti in produzioni tipo Il Trono Di Spade.


Un ulteriore motivo che ha The Terror per angosciare gli spettatori è il passare del tempo; i mesi che i personaggi trascorrono nel Circolo Polare Artico sono cadenzati lentamente da un sole che brilla fioco a mezzanotte e una notte che dura mesi. Solo questo potrebbe bastare per far saltare i nervi di chiunque. Per esempio, mia moglie cade in paranoia semplicemente SAPENDO che esiste un luogo dove la gente vive rispettando ritmi del genere.

 

Con un cast solido composto da attori di esperienza come Jared Harris, The Terror è sicuramente un’esperienza televisiva particolare, una miniserie a lenta carburazione che non ha mai scatti violenti in avanti ma conduce chi la guarda verso una progressiva e inesorabile fine che può lasciare l’amaro in bocca a qualcuno, ma se ci si pensa bene sarebbe difficile dare un senso a una conclusione diversa.
Sicuramente il pubblico generalista si aspetta che tutto vada a ramengo più velocemente e che The Terror diventi come The Walking Dead, ma vantando Ridley Scott come produttore esecutivo e con i piani per farne un franchise in stile antologico, i vecchi drogati dell’horror come me riescono a rimanerne soddisfatti e a domandarsi come, un prodotto del genere, non abbia rischiato di vedersi appioppare il suffisso “Cloverfield“.

Ahia

Dice: E Greta Scacchi?

Eh, Grata Scacchi compare poco e non è più il bel vedere della copertina di MAX, ma io me la ricordo comunque così:

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Ste84 ha detto:

    Uhm questa serie non la conoscevo ma mi intriga non poco, penso proprio che me la gusterò nelle prossime settimane. Ancora una volta sento che mi hai dato un ottimo spunto. Del resto quando si parla di ghiacci e orrori mi illumino al pensiero delle potenzialità di questo connubio che pochi hanno saputo sfruttare al meglio, su tutti il maestro Carpenter. Vedremo se questo The Terror mi conquisterà!

    PS: mi spiace molto per i tuoi problemi di copyright, non è la prima volta che mi ci scontro (non io personalmente in realtà, che non ho blog ne altro, ma persone che seguo, come te, che purtroppo incappano nella scorrettezza altrui) e so quanto è fastidioso e quanto bisogna essere dei Signori per continuare a scrivere nonostante questa piaga che non risparmia nessuno. Per quanto valga, hai tutta la mia solidarietà!

    • Simone Guidi ha detto:

      Grazie per la solidarietà, Ste. A questo giro mi sono girati non poco. Un conto è quando uno si ispira o copia qualcosa qua e là. Lo posso capire. L’imitazione è la forma più sincera di adorazione, no? Almeno, io la penso così.
      Però, quando copi un articolo dalla prima all’ultima parola e poi in fondo ci metti la tua firma a voler far intendere di averlo scritto tu, ecco, quello non mi va per niente bene.
      Ché poi non è stato copiato da un illustre sconosciuto e pubblicato sul suo blogghino personale o sul sito aziendale per darsi un tono. No, no. È stato pubblicato su un portale di settore (cinematografico) 4 anni fa e poi, siccome al tipo gli piaceva particolarmente l’articolo, è stato ripubblicato pari pari su un ALTRO portale di settore l’anno scorso. Sempre con la firma del tipo in fondo, proprio come se fosse roba sua. Né più, né meno.
      Il tipo, poi, lo cerco su internet e scopro che è uno che collabora con Tom’s Hardware e Fantascienza.com e vanta una fama da podcaster esperto in materia. Di lui trovo video su youtube e podcast un po’ ovunque.
      Immaginati come mi giravano… manca poco volo in Cina.
      Vediti The Terror. Non è male. È orrore ponderato, quasi ragionato da questi protagonisti ottocenteschi che sembrano usciti da un quadro d’epoca. Tutto molto bello. 🙂

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