The Wrestling Album: Gente enorme che faceva rumore con la bocca

3701424774_9346f1979cSe siete disposti a pagare per vedere i vostri lottatori preferiti fingere di menarsi, sareste disposti a fare lo stesso per sentirli cantare? Con “The Wrestling Album”, uscito sul mercato nel 1985 e sfornato direttamente dalla World Wrestling Federation, si è cercato di rispondere a questa annosa domanda, e se proprio non si rispose MALE ci si andò molto vicino.
Già in passato abbiamo parlato di quel bellissimo e coloratissimo fenomeno che fu la Rock’n’Wresling Connection. Ecco. Questo album ne era la diretta emanazione. Un gruppetto di lottatori WWF superbombati venne preso di peso (con una gru molto grossa) e portato davanti a uno studio di registrazione, poi qualcuno gettò all’interno un sacchetto pieno di steroidi e tutti si precipitarono dentro urlando. Infine, sempre quel qualcuno di prima che si rivelò essere Vince McMahon, chiuse una porta blindata alle loro spalle e disse che li avrebbe liberati solo a patto che avessero cantato una canzone. Così “The Wrestling Album” fu inciso in quattro e quattr’otto e ne venne fuori un disco in cui l’orgoglio redneck, l’edonismo reaganiano, e l’astinenza da anabolizzanti la fecero da padrone.
Copie vendute? Abbastanza, ma neanche troppe.
Tasso di tamarraggine? Tendente all’infinito.
Bòn. Tutto nella regole allora. Venite gente, andiamo a incominciare.

WA1Che poi l’idea non era neanche malaccio. Un disco. UN BEL DISCO(?) di musica pop per i Ggiovani fan che già ballavano al ritmo di MTV e della madrina ufficiale di questo blog, Cyndi Lauper. Da non confondere con la madrina ufficiosa del blog, ugualmente brava e talentuosa ma in ben altre cose affaccendata.
E proprio la stessa Cyndi partecipò all’album come corista nel pezzo uber-tamarro “Land of a Thousand Dances ?!!?” (ne parleremo approfonditamente dopo) e come produttrice del brano del suo affezionatissimo Captain Lou Albano con lo pseudonimo di “Mona Flambé”.

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Albano confonde la session di registrazione con una gara di rutti

Nell’album le 10 tracce sono idealmente collegate tra loro dal commento di 3 personaggi carismatici della WWF di allora.
Il primo personaggio è Vince McMahon, che a sentirlo nominare così, a bruciapelo, può anche far pensare ad un ex agente operativo di un’agenzia governativa capace di costruire una bomba atomica con un semplice accendino, ma in realtà è l’amministratore delegato della WWE, che al tempo si chiamava WWF perchè gli ecologisti non gli avevano ancora fatto causa per l’esclusiva della sigla.
Il secondo personaggio, “Mean Gene” Okerlund, è un omarello pacato, calvo e con i baffetti alla Poirot, e una brillante carriera professionale da speaker radiofonico alle spalle che poi entrò a lavorare per la WWF. Da quel momento in poi, l’omarello incontrò Jesse “The Body” Ventura che gli appioppò il soprannome, ebbe modo di sfoggiare le sue doti canore in diverse occasioni e partecipò anche a un episodio dell’A-TEAM. Vedi tu che succedeva se se in WWF inventavano il Viagra, ma a parte questo, quando si dice che la vita prende percorsi imprevedibili, uno pensa sicuramente a lui.
Il terzo commentatore è Jesse Ventura, che oltre ad essere quello che in copertina esibisce quel sobrio ed elegante completo rosa, era una stella di primo piano del Wrestling anni ’80. Roba che per un certo periodo se la giocò alla pari con Hulk Hogan. Poi mollò il Wrestling per intraprendere la carriera di attore/commentatore televisivo e tutti se lo ricordano ancora per essere stato quell’omaccione grossissimo che se ne andava in giro nella giungla con una mitragliatrice a canna rotante non avendo neanche tempo per SANGUINARE…

…in quel FILMONE superplus che è “Predator”.
Dopo quel film, il buon Jesse condivise lo stesso destino politico del suo collega, Arnold  Schwarzenegger, e diventò governatore del Minesota. Questo proprio perchè in Minesota si dice che la gente prediliga i personaggi pubblici con carattere pacato, compassato, e con una grande manualità nell’uso della mitragliatrice a canna rotante.
Ma andiamo a dare un’occhiata a questo tamarrissimo album nelle sue tracce più significative(DUE).

“Land of a Thousand Dances ?!!?”

La maggior parte degli album tentano di aprire con la canzone più forte per attrarre subito l’interesse dell’ascoltatore, ma questo album non è esattamente come la maggior parte dei dischi, così come la maggior parte dei titoli dei brani non ha bisogno di tutti quei punti interogativi ed esclamativi alla fine.
Il video della canzone inizia con due grumi di lottatori piazzati ai lati del palco che cantano a turno una strofa della canzone con esiti più o meno stonati.
Ovviamente questo pezzo è una cover di un’originale di vent’anni prima, ma tra i musicisti che suonano nel mezzo del palco possiamo scorgere dei calibri dignitosi come Meat Loaf alla batteria, e una parruccatissima Cindy Lauper tra le coriste.

“Real American”

Grazie a questa canzone, chiunque abbia trascorso i suoi anni formativi a guardare in TV gli incontri della WWF non potrà mai dimenticare quanto sia importante “lottare per ciò che è giusto e lottare per la propria vita.”
Nell’album (che è del 1985) la traccia è accreditata solo a Rick Derringer ma tutti i fan del wrestling se la ricordano come musica d’ingresso di Hulk Hogan. Tutt’oggi è difficile ascoltarla senza dominare l’impulso di mettersi la mano a coppetta dietro l’orecchio o provare a strapparsi la maglietta.
È interessante notare che la canzone non era originariamente destinata a Hogan. “Real American” doveva essere il tema musicale del tag team “US Express”, solo che l’anno dopo, il 1986, il team si sciolse e Hulk se ne appropriò con una zampata felina.


Detto questo, non ho le forze sufficienti per  prendere in considerazione anche le restanti 8 canzoni e vi rimando all’album successivo della WWF. Quel “Piledriver – The Wrestling album 2” del 1987 che vendette una cosa tipo 2 copie in tutti gli Stati Uniti, di cui una se la comprò direttamente Vince McMahon.
Ma di questo ve ne parlerò quando si sarà abbassato il tasso di tamarrine nel sangue. Per adesso credo di aver fatto il pieno.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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