Ognuno e’ artefice del proprio festino: la rece di Thor Ragnarok

Tocca fare un velocissimo preambolo. Non sono un fan di Thor. Anche se li preferisco di gran lunga ai film DC, non sono un fanboy radicalizzato dei film Marvel. Non sento, per essere precisi, l’esigenza di catapultarmi al cinema ogni volta che i Marvel Studio sfornano un cinecomics laqualsiasi. Non sono neanche un fan dei cinepanettoni. Detesto con tutte le fibre del mio corpo i film di Boldi e De Sica. Reputo questi due signori artefici del degrado cronico della società italiana e della civiltà umana in generale. Credo di non essere mai riuscito, in vita mia, a vedere un loro film dall’inizio alla fine, e intimamente reputo la cosa un vanto, però… Ho una moglie.
Le mogli, si sa, sono fonte di gioia e dolori. Nel mio caso, poi, sono anche intimamente convinto che qualora dovessi morire, mia moglie potrebbe essere una delle principali cause, ma il punto non è questo. Il punto è che anche le mogli sudano, e guarda caso lo fanno più copiosamente in presenza di attori come Chris Hemswort, Chris Evans, e quelle più perverse anche quando vedono Tom Hiddleston.
Con l’uscita al cinema di Thor Ragnarok a mia moglie pareva quindi doveroso recarsi in sala per pagare il ritale tributo di sudore. Io, siccome l’amo, l’ho accontentata, e mi sono trovato a guardare il più costoso cinepanettone mai prodotto nella storia del cinema.

A me il primo film di Thor era, tutto sommato, piaciuto. Un po’ pomposo, un po’ magniloquente, un po’ due palle e abbastanza lento, ma non l’ho trovato brutto. Il secondo film di Thor, invece, mi aveva lasciato un po’ così. Un po’ MEH. Con quelle atmosfere cupe e quelle gag inserite ad cazzum qua e là che non lo facevano sembrare né carne né pesce.
Con questo terzo film, invece, sono ragionevolmente convinto che sia andato tutto in vacca, e si sia rinunciato definitivamente a trovare una fisionomia originale al personaggio per trasformalo direttamente in un comprimario delle più mediocri commedie di Adam Sandler. Se pur discutibile è una scelta coraggiosa, va detto.
Del resto, se ci pensate bene, la decisione può anche risultare sensata. Chris Hemsworth si è dimostrato molto a suo agio quando ha dovuto ricoprire ruoli comici durante la sua carriera. Lo reputo anche protagonista degli unici 3 minuti da salvare del nuovo film di Ghostbusters, per dire. Costruire direttamente tutto il film come un’unica, chiassosissima e coloratissima commedia punteggiata di battute un tanto al chilo pareva quindi una scelta azzeccata per lanciarlo come mattatore.

 

E infatti così è. Thor Ragnarok è una gigantesca, costosissima commediola, dall’inizio fino all’ultima scena dopo i titoli di coda. Una commedia studiata e concepita per far presa sulla più grande fetta di pubblico possibile, possibilmente giovanissimo e americano, che possa riempire in massa le sale e sghignazzare convulsamente sgranocchiando secchi di pop-corn.
La formula senza dubbio funziona. Noi, qui in Italia, siamo maestri del genere, e per una volta ancora il belpaese si dimostra “palestra” di idee e concetti che poi migrano in America per essere riproposti in veste iper-pompata e su scala planetaria. Un po’ come già avvenuto con Berlusconi, il percorso è il seguente: Importiamo la merda americana, la rielaboriamo in una forma diversa, e poi gliele esportiamo nuovamente. Donald Trump è un esempio illuminante.

 

La soluzione all’annoso problema di far funzionare un personaggio come Thor al cinema è stata infine trovata nel renderlo in tutto e per tutto simile a un’altro soggetto Marvel, minore, che ha riscosso un inaspettato e clamoroso successo al cinema negli ultimi anni: I Guardiani Della Galassia.
I Guardiani sono stati un fenomeno totalmente inatteso e la loro forma mentis è merito esclusivo del regista James Gunn. Gunn, uomo genuinamente innamorato degli anni ’80, plasma i suoi guardiani in uno sfarzosissimo buddy movie di gruppo, farcito di riferimenti, citazioni, suoni e colori provenienti direttamente dal decennio ’80 ma attualizzati per riuscire a convivere più che dignitosamente negli anni ’10. E proprio qui sta il punto: LA DIGNITÁ.

Io mentre guardo Thor Ragnarok
 

Thor Ragnarok un dignità proprio non ce l’ha, esattamente come un qualsiasi cinepanettone di Boldi/De Sica. Se i Guardiani sono un prodotto con una forte identità che si afferma trovandosi un posto nella commedia chiassosa e psichedelica, Thor Ragnarok è un film che si sforza, con palese affettazione, di riprodurre i manierismi dei Guardiani Della Galassia, ed è una copia grossolana, estremamente artificiosa, che butta giù fino al nocciolo del pianeta l’umorismo e le gag impiegate per metterlo in opera.
È come assistere a un film dei Guardiani della Galassia interamente interpretato dalle controfigure degli attori di Thor Ragnarok. La ragione di tutto questo è semplice: Taika Waititi NON è James Gunn, e Thor Ragnarok NON è I Guardiani Della Galassia.

La cattura degli stunt di Thor Ragnarok
 

Vi lascio immaginare quanto la trama possa essere importante in una produzione di questo tipo. Più che trama è, infatti, IL PRETESTO© per sfasciare e far scoppiare più roba possibile. Niente di male, per carità, anzi, è proprio quello che cercano persone come il sottoscritto mentre scollegano il cervello dalla matrice per due orette di evasione, ma l’enorme dispiacere deriva dal fatto di aver letteralmente buttato nel cesso saghe fumettistiche di caratura come “Planet Hulk”, e aver ridotto il personaggio di Loki da nemico giurato degli Avenger e dell’universo tutto a una versione meno incisiva e graffiante di Super-Pippo.
La leggerezza della trama, ormai l’avrete capito, è antigravitazionale, e il personaggio di Hulk, qui magicamente capace di parlare e portare a compimento ragionamenti se pur elementari, rimane il più grande interrogativo: Come ha fatto ad arrivare lì? Perché è ancora lì? Perché ragiona e prima no? Perché aiuta Thor e scappa con lui se lì ci stava così bene? Boh? Son tutte domande che lo spettatore a cui è destinata quest’opera non si pone e non si deve porre. Quello che importa sono gli scoppi grossi (e lì ci siamo) e l’umorismo spicciolo da bar con battutine, doppi sensi, e disquisizioni sulla lunghezza del pene di Hulk. Per gli afecionados del genere, però, va detto che mancano i rutti e le scorregge, e da questo si può trovare ancora un minimo di speranza per il futuro dei cinecomics, anche se non ci farei tanto la bocca 👄 perché la direzione pare essere questa.

 

Concludendo, vi posso lasciare con le due seguenti consapevolezze:

  1. Thor Ragnarok è confezionato bene e farà incassi siderali, soprattutto in America. È semplice, è tecnicamente ineccepibile, è chiassoso come pochi, è bello a vedersi e non si prende sul serio neanche per un secondo. Peccato che sia il più costoso cinepanettone mai prodotto nella storia del cinema e il titolo doveva essere “Natale ad Asgaard”.
  2. Mi dispiace non averlo potuto vedere con il mio Cuggino Emiliano Buttarelli, perché, ortodosso Marvel come si ritrova, non l’avrebbe preso bene, e mi sarei goduto lo spettacolo di lui che lo distrugge, lo fa a pezzi, lo trita, e butta ciò che ne rimane nel monte Fato.

La collera di Emiliano Buttarelli
 

P.S.
Stasera su Atom Radio alle 19, io e il cuggino Emiliano riuniamo I Cugini Del Terribile per omaggiare il maestro Go Nagai e l’uscita in Italia del nuovo film MAZINGA Z INFINITY. Intervenite numerosi ad ascoltarci!

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