Thanos Tricks Tutorial : Thrashin’ Corsa Al Massacro

TEMPO DI LETTURA: 8 minuti

Era il 1985 e avevo circa 13 anni quando lo skateboarding dilagò anche in Italia. Qualcosina si era vista già prima, ma fu in conseguenza all’uscita al cinema di “Ritorno Al Futuro” che la mania cominciò a furoreggiare. Durò poco, è vero, ma per quel breve lasso di tempo venne presa sul serio e le acrobazie che i brufolosi provarono a fare si fecero molto più complicate e pretenziose, così come il loro modo di vestire. Qualche skate park aprì qua e là, qualche rampa spuntò nel bel mezzo di una piazza, qualcuno capì per bene come funzionava il reparto ortopedia, ma nel complesso quando passò la prima metà degli anni novanta, in tanti si erano già dimenticati dello skateboarding.
Ma se qui in Italia era così ( con l’eccezione, forse, dei grandi centri metropolitani tipo Milano o Roma, in cui la cultura urbana era di certo più vissuta), negli States lo skateboarding era una cosa seria, una cosa di massa, e per questo qualcuno pensò bene di farci un film sopra.
In verità molti sport/attività underground degli anni ’80 ebbero un momento di protagonismo al cinema: le bici BMX, il ballo in tutte le sue declinazioni, dalla break dance a Dirty Dancing, passando per Flash Dance e Saranno Famosi, ma proprio questo Thrashin’ – Corsa Al Massacro non era mai riuscito ad entrare nel mio radar fino a pochi giorni fa, quando un buon lettore me ne ha segnalato l’esistenza.
Approfondendo il discorso ho poi capito anche il perché: da noi Thrashin’ al cinema non è mai arrivato, si è accomodato discretamente su uno scaffale della videoteca in formato VHS, e di conseguenza si è meritato diversi passaggi televisivi sulle improbabili emittenti private dell’epoca ( e credo anche sull’immancabile Italia 1 a notte fonda).
Ma se per me a livello di fomento nostalgico Thrashin’ Corsa Al Massacro non rappresenta niente ( forse perché non sono mai stato uno skateboarder? Credo di sì), la colonna sonora presenta molte band e cantanti incredibili; oh ragazzi, nel film ci sono i Red Hot Chili Peppers quando ancora non se li filava nessuno! Beh, non so voi ma solo questo basta e avanza per attirare la mia attenzione.

 

DISCLAIMER: Le vera ragione per cui sono andato a scovare questo film, oltre alla segnalazione di Lorenzo e la presenza dei Red Hot, è anche il debutto cinematografico di Brooke McCarter (alias uno dei 4 vampiri modaioli in Ragazzi Perduti) e non perché mi interessa davvero lo skateboarding. Non sono mai stato uno skateborder. Ho avuto uno skateboard una volta, c’era Linus disegnato sopra, ma non sono mai stato abbastanza bravo da reggermici in piedi per più di 10 secondi e avevo una fifa blu di spappolarmi al suolo, quindi, in pratica, non l’ho mai usato. Nonostante tutto, ho sempre pensato che gli skateboarder fossero tipi ganzi e tosti. Credo che sia un sentire comune in molti di noi che siamo cresciuti negli anni ’80. C’è poco da fare, è un dato di fatto.
Ok, adesso però vi faccio vedere Brooke McCarter così magari gli dedicate un pensiero alla memoria, io ci faccio la figura di quello preparato e invece me ne sono accorto per caso:

Vi dico subito che Thrashin’ Corsa Al Massacro è un prodotto del suo tempo, il che equivale a dire che ADESSO è il classico film per cui non vale la pena entusiasmarsi, o meglio, se si fa parte del pubblico generalista non-skateboardaro come me, c’è veramente poco per cui fomentarsi ( forse giusto la colonna sonora). Discorso diverso vale per tutti coloro che al tempo c’erano ed erano in fissa con lo skateboard. Per loro il film in sé è la vera attrazione, è il feticcio che la loro generazione aveva adorato in un tempo in cui non c’era possibilità di vedere i trick dei campioni su youtube, e se non l’hanno dimenticato, lo hanno fatto solo, unicamente per questo motivo.
Thrashin’ Corsa Al Massacro può essere ridicolo, prevedibile, e stereotipato, ma per onestà intellettuale vi devo dire che qualsiasi cazzo di skateboarder anniottantaro, anche quello più fulminato e tamarro che vegetava nella piazzetta del paesino sognando California, una trentina di noleggi del VHS al negozio d’angolo se li deve essere per forza fatti, e con cadenza regolare, uno ogni fine settimana.
Infatti, tutti i suoi difetti e le sue soluzioni di trama senza il minimo senso non impediscono a Thrashin’ di essere un film inaspettatamente divertente. Mettiamola così: se ti è piaciuto a quei tempi, probabilmente lo amerai ancora adesso. È abbastanza innocuo e non ha fatto altro che invecchiare male come la maggior parte delle produzioni del periodo, ma è ancora fottutamente radicale, a cominciare da tutto lo score col synth all’atteggiamento arrogante che lo segna per tutta la sua durata, fino ad arrivare alla gara finale dove tutti i problemi si risolvono magicamente.

 

La storia ruota intorno a Corey Webster (Josh Brolin), un aspirante skater in cerca di sponsorizzazioni professionali. Si sta preparando per la famosissima “corsa al massacro di L.A.”, una difficilissima e straziante corsa tutta in discesa che, se dovesse vincere, farà avverare i suoi sogni di diventare uno skater professionista. Fino a qui è semplice, vero?
Le cose si complicano, però, quando Corey incontra Chrissy (una bellissima Pamela Gidley buonanima), che è la sorella di Hook, il malvagio leader de “La Banda Dei Coltelli”: un gruppo di malvagi skater che sprigionano viuuulenza da tutti i bulbi impomatati e laccati che hanno in testa. E qui la trama di Thrashin’ svolta, senza neanche mettere la freccia, in una classica storia di amanti osteggiati e rivalsa, un po’ come Romeo e Giulietta, oppure West Side Story, oppure Karate Kid, scegliete voi, solo con molto più skateboard e meno risse.

Fighe

Capirete, quindi, che la spinta principale della storia è blanda.
Corey è bello, Corey è bravo, Corey è abbastanza coglione e sorprendentemente ben illuminato quando si toglie la maglietta restando a torso nudo o col deltoide in tiro per il 70% del film, mentre Chrissy è una virginale educanda che pare Olivia Newton John in una nuova versione di Grease 1980, e sembra non comprendere un cazzo del contesto in cui vive, ma si vede che si fa capire bene quando vuole visto che si arrampica letteralmente su Corey ogni volta che ne ha l’occasione. Tuttavia, se gli skateboarder della gang di Corey sono un assembramento di stereotipi che sconfina costantemente nel territorio del ridicolo ( c’è il leader spaccone, il furbetto imbroglione, il piccolo monello, e l’idiota patentato), i cattivi sono la collezione di ceffi meno minacciosa che si possano vedere tutti insieme in una sola inquadratura. La maggior parte di loro non ha molte battute, ma hanno tra le loro file dei veri professionisti dello skateboard che fanno dei numeri da urlo, tipo Tony Alva e Per Welinder, senza contare il mitico Tony Hawk.

 

In Thrashin’ c’è anche la bellissima Sherilyn Fenn, secondo la mia modesta opinione una delle più belle ragazze mai comparse su uno schermo luminoso dai tempi dei fratelli Lumiere. Quattro anni dopo l’avremmo rivista in Twin Peaks e sarebbe rimasta incastonata nei sogni bagnati dei giovani virgulti di questa nazione. Al tempo non era esattamente la ragazza più popolare di Hollywood ma essendo profondamente trombosomatica filava già con Johnny Depp. Il loro rapporto era molto stretto tant’è che Sherilyn provò a portarselo dietro sul set di Thrashin’ per fargli assegnare la parte da protagonista. Il regista David Winters sarebbe stato anche d’accordo su Depp, ma la produzione lo cassò in favore di Josh Brolin che stava cavalcando il successo de I Goonies, mentre Depp stava cavalcando la Fenn e basta.

Fratelli Lumiere, prendete le misure

Tirando le somme, Thrashin’ Corsa Al Massacro è un film realizzato in economia, ricco di trick da vero skater, pieno di attori giovanissimi dei quali ci ricordiamo solo Thanos, ed è stato prodotto con la chiarissima intenzione di fare cassa con una sottocultura popolare. Ma c’è anche una strisciante vena punk rock che scorre sotto tutti quei colori pastello e le camicie aperte che sventolano alla brezza.
Il ritrovo della Banda Dei Coltelli è sospettosamente simile alla mia camerata di quando facevo l’obiettore di coscienza a Piombino, con un mucchio di coinquilini stipati dentro e senza (purtroppo) la gente che fa skate direttamente sul tetto. Il primo appuntamento tra Corey e Chrissy che si consuma SUI GONFIABILI di un parco divertimenti (perché, giustamente, per far colpo su una ragazza, al primo appuntamento occorre portarla a saltare sui gonfiabili, lo sanno tutti) trasmette quel mix di innocenza e coglionaggine tipici di quel decennio, ma la colonna sonora è notevole e annovera tra i suoi titoli pezzi di Meat Loaf, al quale viene delegato l’onere di comporre l’omonimo pezzo colonna sonora, The Bangles, Devo, e, ovviamente, i Red Hot Chili Peppers.

 

Il vero punto di forza di Thrashin’, tuttavia, sono i trick montage degli skater old school. Tutti totalmente estremi, tutti genuinamente mostrati, e tutti incredibilmente ripresi nel dettaglio in un tempo in cui la GoPro era un’altro di quei sogni bagnati insieme a quello per Sherilyn Fenn.
Provate a pensare all’enorme valore che aveva una pellicola come questa per gli skater degli anni ottanta che vivevano un tempo senza internet e youtube. Negli anni ’80 non c’erano tutorial, o i blog personali dei campioni, o clip video di skateboard facilmente accessibili. È a pellicole come questa che il popolo dello skateboard si rivolgeva per imparare le mosse, correggere i propri tricks, ottenere fomento per i propri idoli e cercare di imitarli al meglio delle proprie capacità.
Solo per quello, Thrashin’ avrà sempre un posto nel cuore di quella generazione. Se sei uno di loro, cerca di vedertelo, ti fornirà almeno 93 minuti di nostalgia e sorrisi.

Il momento preciso in cui decide di sterminare metà universo

What about videogames?

Che la seconda parte degli anni ’80 sia stata quella consacrata allo skateboarding diventa “ineluttabile” (many thanks to Thanos) quando ci si accorge della miriade di videogiochi usciti proprio in quel periodo per le più disparate piattaforme. Ad esempio, è fuori discussione che 720° Degree di Atari sia stato uno di quelli pensati ed espressamente dedicati al popolo degli sport estremi, e abbia aperto la strada del mercato ai futuri classici come “Skate or Die” o la serie di videogiochi di skate dedicata a Tony Hawk su PS.

Un fenomeno, quello dello skateboard, che negli Stati Unita a segnato profondamente almeno un paio di generazioni ed ha lasciato un retaggio culturale che Nike decise di sfruttare nel 2008 producendo una linea di scarpe che veicolasse la nostalgia per i videogiochi e lo skate.  Le “720” Nike SB Dunk Lows presentavano colori vivaci ispirati al gioco Atari 720°. Inoltre, la fodera interna delle Dunks “720” riprendeva il logo a scacchi del videogioco. Forse su Ebay le trovate ancora.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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5 Responses

  1. MikiMoz ha detto:

    Quindi: film cultissimo anni ’80, misconosciuto, con musica e cast da sballo. E Audrey Horne di Twin Peaks… penso che sì, anche se non l’ho mai visto (ne scopro solo oggi l’esistenza: grazie!) potrebbe davvero piacermi, perché amo queste strutture.

    Moz-

  2. Lorenzo ha detto:

    Mi compiaccio che la mia segnalazione sia stata apprezzata 😀
    Vidi questo film per caso l’anno scorso, e, pur non essendo interessato allo skateboard, lo trovai molto godibile. Non sono d’accordo quando dici che questo film, come altri prodotti coevi, sia invecchiato male. E’ datato? Sì, nel senso che non è come i film moderni, ma è questo il suo bello, e non implica che sia peggiore. Anzi, secondo me tra altri 30 anni saranno molto più imbarazzanti i film di adesso, se prendiamo in esame lo stesso genere.

    • Simone Guidi ha detto:

      Quando ho visto che tagliavano via la cappotta della Wolkswagen con la mola, ho capito che questo film aveva vinto contro il tempo e qualsiasi reale senso di responsabilità 🙂

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