Leghisti from outer space: Tommyknockers Le Creature Del Buio

TEMPO DI LETTURA: 8 minuti

Tommyknockers Le Creature del Buio

A Stephen King, lo sapete, io gli voglio molto bene. Lo Zio ha scritto così tanti romanzi, ma così tanti romanzi che magari qualcuno me lo sono completamente dimenticato ( anche perché si somigliano tutti, orcozzio ). La cosa che mi diverte è il sapere che anche lui ha fatto lo stesso. Cujo, per esempio, è una delle sue opere preferite ma se qualcuno gli chiede come ha fatto a venirgli l’idea, come ha fatto a scriverlo, come andò la gestazione del romanzo, lui scrolla le spalle e fa scena muta perché la parte del suo cervello che conteneva quei ricordi è stata bruciata da così tanto alcol che ci si potrebbe alimentare un razzo per Saturno.
Ok, va bene. L’abuso di alcol da parte di Stephen King durante gli anni ’70 è cosa piuttosto nota. È un tema forte in molti dei suoi primi lavori. Forse è cosa meno nota che dopo aver finalmente smesso di bere, lo Zio si sia buttato a capofitto nella coca, e non intendo quel tipo di coca che poi mescoli col Rum.
Quindi, se l’intero repertorio di King negli anni ’70 proviene dal fondo di una bottiglia, il grosso del suo lavoro negli anni ’80 lo ha sniffato da sopra uno specchietto. Ad esempio, questo Tommyknockers Le Creature Del Buio è un romanzo su una forza misteriosa che rende le persone più potenti, intelligenti e creative, ma, contemporaneamente le trasforma in mostri brutti.
Aaah, questo sì che è un tema appropriato per un libro scritto da qualcuno con le pupille delle dimensioni di uno spillo e due kleenex insanguinati infilati su per le narici, ed è anche la miniserie televisiva giusta da riguardare adesso che è passato ferragosto e le ferie mi sono andate in vacca. Ora, però, ci vuole un pezzo musicale adeguato…

 

Sì, perché se la cocaina è stata il principale propellente dietro ad alcune delle più celebri opere di Stephen King, ( Misery, per esempio, lo scrisse quando era al culmine della dipendenza ) lo è stata anche quando ha prodotto della spazzatura incredibile. Questo Tommyknockers Le creature Del Buio qui è uno dei suoi romanzi più controversi. E non dimentichiamoci che nello stesso periodo ( lo pubblicò nel 1987) arrivò anche il suo primo e unico sforzo come regista; quel Brivido del 1986 dove i camion prendevano vita e cercavano di stirare Emilio Estevez, la cui sceneggiatura sembrava scritta da un bambino di sei anni disadattato intento a giocare con la sua collezione di modellini Bburago piuttosto che dallo Zio maestro del terrore.

 

Ed eccoci finalmente arrivare al punto, erano i primi anni ’90 quando lessi per la prima volta Tommyknockers Le Creature Del Buio, e facevo la stagione come portire in un grande residence di Torre del Lago Puccini. Capirete, quindi, che avevo una grande quantità di tempo da poter dedicare alla lettura e la convogliai sul romanzo di Stephen King, divorandolo nel giro di una settimana. Alla fine ne rimasi un po’ deluso. Quel romanzo non solo era scarso, non solo era loffio; era un libro dello Zio King scarso e loffio, e per di più era un libro dello Zio King scarso e loffio SUGLI ALIENI. Dannazione, se anche Stephen King non era riuscito a trattare gli alieni nel modo che meritavano, in che razza di mondo stavo vivendo?
Così, quando la miniserie TV venne lanciata nel 1993 con le sue due parti e tre magniloquenti ore di durata, la mia prima intenzione fu quella di ignorarla, ma sapete come funzionavano le cose a quei tempi, no? Era Stephen King, cazzo! Ero tenuto a leggere e guardare tutto quello che portava la sua firma, sempre e comunque.
E alla fine fu come prevedevo. Un romanzo loffio si tradusse in un’esperienza televisiva loffia.
È passato un po’ di tempo da quella prima visione, 26 anni, credo, e mi aspettavo che rivedendolo successivamente sarebbe stata più o meno la stessa cosa: un grande sbadiglio. E infatti è stato così, essenzialmente, ma devo ammettere che come film TV non è poi un disastro totale (è un disastrino).
La storia si svolge ad Haven, nel Maine, e racconta della scrittrice Bobbi Anderson (Marg Helgemberger, vista e stravista nella serie “CSI”) che è fuori nei boschi dietro casa per pisciare il suo cane Petey. A un certo punto inciampa su uno strano oggetto che spunta dalla terra. Rimuovendo parte della terra intorno al coso, scopre che qualcosa di molto grande e molto misterioso è sepolto lì sotto: inizia a scavare.

Tommyknockers Le Creature del Buio

«Mmmh. La cassetta della posta di Enrico la talpa

Nel frattempo che sta lì a dissotterrare l’oggetto, il suo uomo, Jim “Gard” Gardener, ritorna ad Haven cercando di rimanere sobrio per il tempo necessario a scrivere una nuova poesia. Bobby e Gard sono entrambi scrittori di relativo successo, ma Gard è un poeta che non scrive nulla di buono da anni, e proprio per il fatto che è sempre ubriaco fradicio dalla mattina alla sera.
Quando Gard arriva lì, vede che sta succedendo qualcosa di strano a Bobbi, e non solo a lei. Man mano che l’oggetto viene riportato alla luce succede a tutta la città. Ovviamente, questo era il modo che King utilizzò per scrivere della sua battaglia con la dipendenza, ché poi è l’aspetto della storia che funziona davvero bene sia nel romanzo che nel film TV.

Tommyknockers Le Creature del Buio

«Qui è dove riempiamo l’ampolla con l’acqua del Po»

Mentre Bobbi e Gard scoprono di più l’oggetto, in città la gente soffre d’insonnia e inizia a inventare cose. Fondamentalmente sono tutti sotto l’effetto della cocaina aliena ( che è verde, ricordate bene: VERDE) e producono ogni sorta di cosa di cui potrebbero aver bisogno o anche no, tipo smistatori di lettere, confezionatori automatici di sandwich, distributori di Coca-cola esplosivi, rossetti laser, teletrasporti, e tutte queste cose diventano verdi quando vengono usate. Bobbi stessa crea una macchina che le consente di scrivere telepaticamente romanzi mentre dorme e tutto questo stupisce Gard, che invece non inventa un bel niente e continua a sospirare al pensiero di una bella bottigliona di vodka tutta per sé. Forse lui è immune perché è un alcolizzato? Forse perché ha una placca metallica in testa? Non si sa esattamente. Nel frattempo, tutti quanti in città sono impegnati a inventare cose verdi, perdere denti, e farsi crescere un bel paio di occhiaie.

Raduno di Pontida, 1993

Ben presto i sospetti di Gard diventano certezze e lui si ubriaca ( perché è così che si affronta questo tipo di cose) e assiste ad un grosso raduno citttadino in un immenso bagliore verde. Sembra che la sua donna, Bobbi, sia il capo dei leghisti mutati e stia guidando il nuovo governo del cambiamento che si è instaurato silenziosamente in città. In questo caso è un governo per niente giallo e molto-troppo verde (chiaramente leghista) e i discorsi che cominciano a volare sono robe tipo «Lui non è pallido abbastanza!», «Quello è troppo abbronzato, facciamolo fuori!» oppure « Prima gli Alieni! ». Vista l’aria che tira, Gard capisce di avere il suo futuro alle spalle e allora riesce a convincere Bobbi che anche lui prende la cocaina aliena che fa inventare le cose a cazzo. Per dare maggiore enfasi alle sue dichiarazioni fa sesso con lei ( perché, mi ripeto, è così che si risolvono queste cose ) e si intrufola nel garage dove scopre che la tecnologia aliena è alimentata dagli stessi cittadini che fungono da “batterie umane”.

«Prima gli Alieniii»

Intanto, mentre tutti dormono, Gard e Bobbi scavano e trovano l’ingresso di quello che adesso sembra essere un enorme UFO interrato pieno di alieni mummificati. A quel punto Gard costringe la sua donna a capire cosa sta succedendo decapitando un pupazzone alieno che era lì in agguato e questo, ovviamente, fa scatenare l’inferno per il finale.

Finale che differisce sostanzialmente da quello scritto da King nel romanzo. Accidenti se differisce. Il libro termina con Gard che porta la nave nello spazio uccidendo quasi tutti i cittadini che erano mutati in alieni, e poi arrivano gli agenti dell’FBI e della CIA che uccidono la maggior parte dei sopravvissuti a terra distruggendo anche le loro invenzioni. Uno di questi gruppi di sterminio, il “The Shop“, viene citato in molte altre storie dello Zio King come L’incendiaria, Il Tagliaerbe, e I Langolieri. Viene anche suggerito che potrebbero essere stati loro la reale causa della nebbia in “The Mist” e forse hanno anche le mani in pasta per quanto riguarda i virus di “Captain Trips” e “L’Ombra Dello Scorpione”.
Qui, nel film TV, invece, abbiamo un finale molto edulcorato con Gard che si immola portando la nave spaziale nello spazio e autodistruggendola, mentre i cittadini a terra, ormai liberi dalla nefasta influenza dell’UFO, ritornano alla normalità.

Qui, dalla luce gialla, si capisce chiaramente che Gard è un pentastellato

Inizialmente, Tommyknockers Le Creature del Buio doveva essere diretto da Lewis Teague, già regista di un altro adattamento di King che aveva riscosso molto successo: Cujo, ma venne sostituito due giorni dopo l’inizio delle riprese da John Power. La sceneggiatura, invece, è tutta nella penna di Lawrence D. Cohen, che aveva già fatto un lavoro molto migliore sulla mini-serie di IT e l’adattamento di Carrie di Brian De Palma. Ma a parte questo, il punto è che Tommyknockers Le Creature Del Buio non è un film TV particolarmente bello. C’è un gruppetto di personaggi che lo interpreta e nessuno di loro è sviluppato per bene. Il ritmo dell’intera faccenda è terribile, o meglio, ci sono dei momenti che il film si pianta senza procedere nella narrazione e ce ne sono altri che riparte troppo velocemente bruciando gli eventi. Per carità, non è il primo film ad avere questo tipo di andatura nè sarà l’ultimo, ma in entrambi i casi non riesce a raccontare bene quello che dovrebbe. Inoltre, rappresenta a grandi linee i temi principali del romanzo di King ma piange miseria per le risorse impiegate nell’adattamento. In poce parole: i soldi investiti erano troppo pochi e la qualità generale della messa in scena è miserella. Vi ho smontato l’hype? Scusate, non volevo, ma mi sembrava giusto indicare subito l’elefante nella stanza.
Detto questo, Tommyknockers Le Creature Del Buio non è neanche un fallimento, ci sono cose che John Power e Lawrence D. Cohen hanno fatto bene. Ad esempio, a me piace molto il cast, che comprende grandi volti tipo Jimmy Smits, che abbiamo imparato ad amare nel ruolo ricorrente del Senatore Bail Organa ( il padre adottivo di Leila Organa); John Ashton, che ha sempre offerto un bello spettacolo di sé nella trilogia di Beverly Hills Cop; Robert Carradine, Nerd onorario nella quadrilogia de La Rivincita Dei Nerds; e Traci Lords, vista spesso in quella categoria di film che fatto diventare uomini veri tanti ragazzi sprovveduti.
Quindi, sì, The Tommyknockers non è certo un film TV da Hall of Fame. Se siete fan hardcore di Zio King o fan di una fantascienza moderatamente hardcore ma poverissima, probabilmente vale la pena vederlo almeno una volta. Intanto, la Universal si sta occupando di un remake previsto per il 2020.

E indovinate che ruolo ha interpretato Traci

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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10 Responses

  1. Alessio Bianchi ha detto:

    Per me Le Creature del Buio e’ un po’ come i B-movie per Tarantino. Sono consapevole che si tratta di un “B-novel” un romanzetto da quattro soldi da cestone all’ipermercato (e non e’ che il ben piu’ recente “Acchiappasogni” sia molto meglio -per quanto ami il villain Kurtz e certe citazioni dirette… e distorte/parodizzate), ma quando l’ho letto per la prima volta (penso fossi diciottenne o giu’ di li’) mi piacque moltissimo. Poi l’ho riletto e ho capito che mi sono fatto catturare da espedienti e trovate narrative azzeccate, nonche’ da uno stile generalmente accattivante. Il romanzo ha comunque le sue parti riuscite: la divertente trasferta poetica di Gardener con il culmine nella lettura della sua poesia e nella successiva festa conclusa dallo sproloquio antinuclearista (sacrosanto!), la trovata dell’immagine parlante di Gesu’, le avventure di Hilly e del nonno, la visita ad Haven dell’amabile sorellina di Bobbi, l’ingresso nel disco volante e infine l’ottimamente orchestrata accelerazione finale. Mi sono piaciute anche certe trovare trash: la porta dimensionale dove far risucchiare bari maleodoranti, il distributore di Coca Cola volante, il terribile tagliaspazzole… Insomma una generosa dose di trashume fantascientifico forse ispirato ai B-Movie che King aveva visto al cinema da ragazzo e adolescente… il tutto idelmente riconducibile al classico L’invasione degli ultracorpi, sia pur con ampie concessioni a parodia e autoparodia. Non ho visto ancora nessuna riduzione cinematografica e seriale, ma ho idea che per curiosita’ finiro’ per aspettare il remake del film. Una curiosita’: Cujo dovrebbe essere ispirato a um fatto di cronaca… o almeno cosi’ affermo’ King in un’intervista.

    • Simone Guidi ha detto:

      Comunque lo rigiri, lo Zio King riesce sempre a darti qualcosa anche durate i suoi momenti meno fortunati. Tommyknockers è uno dei suoi romanzi più trashiosi ( come hai giustamente fatto notare) e, se non sbaglio, proprio dopo la sua pubblicazione lo Zio decise di andare in ReHab, forse perché si rese conto che la sua stretta relazione con la coca stava inficiando il suo rapporto con la scrittura. Con i mezzi che ci sono adesso, la computer grafica e gli animatroni moderni, sono sicuro che qualora decidessero di fare un remake di questo film TV ne potrebbe venire fuori qualcosa di perlomeno vedibile. Universal aveva inizialmente pensato di consegnare le redini del progetto nelle mani di James Wan, e lui sarebbe stato una buona garanzia. Le ultime notizie che ho letto a riguardo dicevano che Wan si era defilato…

      • Alessio Bianchi ha detto:

        Un aspetto di questo romanzo che ho apprezzato e’ certamente l’ironia e il grottesco sparso a piene mani in buona parte delle situazioni. Non mancano poi diverse battute all’insegna di un umorismo di altissima raffinatezza:

        “C’era poi la delicata questione delle sovvenzioni. Suo marito le aveva lasciato un mucchio di soldi (anche se non riteneva che si potesse sostenere, sulla falsariga di Ron Cummings, che praticamente le cascavano fuori dal buco del culo, poiché secondo Gard Patricia McCardle non poteva
        avere niente di tanto volgare quanto un buco del culo e nemmeno un retto: quando aveva necessità di
        evacuare si produceva in un Atto di Immacolata Escrezione).”;

        Quand’ebbe finito,
        liberò un rutto sonoro.
        «Che schifo, Bobbi.»
        «In Portogallo il rutto è considerato un complimento per il cuoco.»
        «E dopo una bella scopata che cosa fanno? Scorreggiano?»;

        «Mi auguro che abbia fatto buon viaggio», disse la hostess alla donna sulla quarantina che scendeva dal
        volo Delta 230 insieme con l’esiguo gruppetto di passeggeri che erano arrivati fino a Bangor, capolinea di
        quella corsa.
        Anne, la sorella di Bobbi Anderson che aveva quarant’anni mapensava da cinquantenne e cinquantenne
        sembrava (in quei rari casi in cui era brilla Bobbi avrebbe dichiarato che sua sorella Anne aveva avuto
        una mentalità da cinquantenne fin da quando aveva compiuto tredici anni), si fermò e fissò la dipendente
        della compagnia con uno sguardo che avrebbe fermato le lancette di un orologio.
        «Le dirò, bellezza», esordì, «che sto soffocando dal caldo. Mi puzzano le ascelle perché l’aereo è
        decollato in ritardo da La Pattumiera e poi ha accumulato altro ritardo a Logan. C’erano troppi vuoti
        d’aria e detesto volare. La principiante che hanno pensato bene di schiaffare in Classe Bestiame mi ha
        versato addosso il cocktail di qualche passeggero e adesso ho del succo di arancia che mi si sta
        asciugando in una pellicola su tutto il braccio. Le mutande mi si sono infilate incollate nel taglio del culo e
        questo paesino sembra un foruncolo sul cazzo del New England. Altre domande?»

  2. vik ha detto:

    Personalmente, da ex fan sfegatato dello zio King quale ero, questo fu il romanzo che fece incominciare la parte discendente della parabola del mio gradimento. Di suo avevo e avevo letto tutto fino a quel momento. Poi ho continuato a comprarlo e leggerlo per abitudine e ancor più per inerzia, sempre sperando in un ritorno ai fasti dei suoi albori, speranza delusa sebbene ogni tanto inanellasse ancora roba più che decente (tipo quasi tutta la saga del pistolero, se si esclude la sua pessima conclusione). Tornando ai Tommyknockers, un romanzo bruttarello, scialbo ma soprattutto sorprendentemente pessimo dal punto di vista fantascientifico.
    A mio parere King non vale una cicca quando deve parlare di tecnologia (mia impressione confermata da tutti i suoi pochi, fortunatamente, tentativi successivi). Sembra una specie di contadinotto che cerchi di spiegare a parole sue come funzioni una TV ricorrendo a concetti come nani all’interno di uno scatolone con candele e specchi per gli effetti speciali, insomma grottesco e intollerabilmente semplicione: non è il suo genere, molto meglio l’horror o le storie nere dove da’ veramente tutto se stesso. Ad essere onesti in realtà c’è un suo romanzo di fantascienza che, a mio parere, è letteralmente oro puro, “L’uomo in fuga”, un distopico azzecatissimo pubblicato sotto il suo pseudonimo di Richard Bachman, che ha avuto una pessima trasposizione cinematografica con Schwarzenegger (tutto sommato vedibile anche se completamente scollata dal romanzo) e se non erro un ulteriore pessimo remake successivo. L’uomo in fuga (the running man) è e rimane uno dei mie personali classici della fantascienza ma lo considero un caso isolato nella produzione dello Zio, la classica eccezione che conferma la regola.
    La mini serie la vidi senza aspettarmi nulla, ed infatti nulla mi fece provare ne tanto meno mi lasciò al tempo.
    Ho smesso di comprarlo da una decina d’anni, anche se ogni tanto mi capita qualcosa di suo per le mani e c’è ancora, a tempi alterni, qualcosa di passabile, ma niente ormai di neanche lontanamente paragonabile al suo periodo d’oro che, per me, finisce insieme agli anni ’80. Capo cosa detto ha 🙂

    • Simone Guidi ha detto:

      Anche io sono sulla tua lunghezza d’onda. Lo Zio, evidentemente sempre di corsa, non si affida a consulenti né si spende troppo in ricerche quando si avventura in ambito tecnologico. Al contrario di te, io ho continuato a leggerlo per buona parte degli anni ‘90, mollandolo con i 2000. Sono rimasto affezionato solo alle raccolte di racconti. Sto giusto leggendo “Il bazar dei brutti sogni” da tipo 3 anni, e questo ti dovrebbe dare la misura di quanto mi abbia intrigato. Ma lo sai che nell’adattamento di The Running Man c’è anche Jesse Ventura? Dopo PREDATOR, è un’altro film con i 2 governatori assemblati .

    • Alessio Bianchi ha detto:

      Io amo questo autore e non sono d’accordo sul fatto che abbia dato il meglio negli anni ’80. Tra le sue produzioni non mancano buoni e ottimi romanzi anche nel successivo ventennio: Il gioco di Gerald, Dolores Claiborne, l miglio verde, Buick 8, La storia di Lisey e 22/11/’63. Poi tra le raccolte di racconti includerei: Quattro dopo mezzanotte, Incubi & deliri, Cuori in Atlantide e Notte buia, niente stelle. Per quanto riguarda la saga della Torre Nera, mi sono piaciuti i romanzi 2° al 4° volume… poi il tutto ha avuto una virata metaletteraria e autocelebrativa che mi ha un po’ sdubbiato. In ogni modo ho apprezzato il finale. I romanzi della trilogia che ho trovato più genuinamente riusciti sono quelli relativamente più “western”: ovvero La sfera del Buio e I Lupi del Calla. Riuscito anche La leggende del vento, secondo me.

      • vik ha detto:

        Ciao Alessio, sono contento che tu continui ad apprezzare lo zio.
        Abbiamo evidentemente gusti molto diversi, quasi all’opposto, almeno per certe cose, visto che, a parte da Il Miglio Verde (che ritengo discreto, ma niente di chè), gli altri sono esattamente quelli che negli anni 90′ mi hanno fatto definitivamente cambiare idea, in negativo, sullo zio (pur continuando a leggerlo fin quasi al 2010, come dal mio commento più sotto). Per come la vedo io, sull’onda del grande successo, meritatissimo, di Misery dell’87, lo zione ha voluto strafare spingendo sull’introspezione pura, eliminando quasi completamente ogni altro elemento esterno alla protagonista riducendo il tutto fondamentalmente ad una lunga e tediosa seduta psicoanalitica, autonoma, della malcapitata. In Misery gli elementi erano bilanciati e c’era una antagonista, gli elementi esterni erano presenti e variegati, c’era una trama degna di essere raccontata e sviluppata per alcune centinaia di pagine senza perdere respiro. Purtroppo, a mio parere, non può dirsi lo stesso per Il gioco di Gerald (dove, col contagocce, almeno un minimo elemento esterno era ancora presente) e soprattutto per Dolores Claiborne. Le trame, a differenza di Misery, si potevano riassumere con dovizia di dettagli in poche pagine, in pratica erano dei racconti che sono invece stati dilatati oltre misura. Concordo con te a riguardo del pistolero, a cui aggiungerei anche il primo, ma divergo nettamente sul finale, che come ho detto mi ha profondamente deluso. Sembra che lo zio renda meglio in contesti più ben delimitati (non come numero di pagine, al contrario). Una saga del genere, che ha saputo ben descrivere e far scintillare in fasi/contesti limitati nel tempo e nello spazio, King non sapeva proprio come chiuderla. Il dubbio lo ebbi subito quando lessi la prefazione al finale prima ancora del finale stesso: per la prima volta lo zio chiaramente diceva che era più importante il viaggio della destinazione e che poteva (il finale) piacere come non piacere ma che aveva fatto del suo meglio, mettendo così metaforicamente le mani avanti per proteggersi da una possibile rovinosa caduta. Per la prima volta sembrava volersi scusare con il suo “affezionato lettore”. Per quanto riguarda i racconti, lo stesso, ritengo che King non renda bene, a parte qualche esempio isolato, nei racconti brevi/brevissimi, al contrario ha bisogno di spazi medio lunghi, per cui ci sono capolavori, di media lunghezza, come The Body (grandissimo Stand By me) (Il Corpo), Art Pupil (Un ragazzo sveglio) e ancor più Rita Hayworth and Shawshank Redemption (di cui il film mi è anche piaciuto molto), da Different Seasons (Stagioni diverse), che lessi prima in inglese e poi in italiano, roba, a parità di pagine, molto meno buona come quella in Cuori in Atlantide (è anche vero che eravamo già nella sua fase secondo millennio).
        Comunque, a prescindere da tutto, sono contento che ci siano persone come te a cui lavori di quel tipo siano piaciuti, del resto, de gustibus non disputandum est. Buone letture.

        • Alessio Bianchi ha detto:

          Secondo me Cuori in Atlantide vanta due primi racconti lunghi a livello di quelli di Stagioni Diverse se non complessivamente migliori sul piano dello stile. C’e’ da commuoversi parecchio leggendo Cuori in Atlantide e mi piacerebbe che un buon regista sulle corde kinghiane tipo Darabont dirigesse un film basato sul secondo racconto. Sarebbe di fatto una sorta di controcanto kinghiano sul fronte universitario a L’Attimo Fuggente. La Storia di Lisey poi e’ linguisticamente e tematicamente un romanzo molto piu’ elaborato rispetto al King piu asciutto degli anni ’80. Ma c’e’ da dire che il clou di questi romanzi e’ l’incisivo tratteggio dei personaggi e l’efficace rappresentazione delle emozioni. Dopo aver letto Buick 8 sembra di aver conosciuto approfonditamente i protagonisti e ti dispiace chiudere il libro e separarsi da loro (almeno da alcuni). Fra l’altro c’e’ da dire che alcuni libri non li ho menzionati poiche’ non li ritengo di alto livello, ma questo non significa relegarli tra i romanzi modesti. Vero che non consiglierei mai Le Creature del Buio, L’Acchiappasogni, Cell (peccato per l’idea e per l’incipit buono), Duma Key, La Bambina che amava Tom Gordon, Colorado Kid e forse anche La Casa del Buio… ma ritengo comunque una lettura davvero piacevole Cose Preziose, Insomnia, The Dome, Rose Madder e la raccolta di racconti Al Crepuscolo. La trilogia di Mr. Mercedes non mi ha preso piu’ di tanto (anche se il secondo capitolo e’ ben congegnato) e sia Revival che Dr. Sleep hanno il difetto di iniziare bene (molto bene nel caso del primo) per poi arenarsi nel trito se non nel banale.

          • vik ha detto:

            Che dirti Alessio, su certe cose convergiamo su altre divergiamo nettamente. Quelli che consideri meno buoni io li considero bruttarelli/pessimi (the Dome in capo a tutti) e purtroppo letture per me non piacevoli, fatte più per tributo a ciò che King per me è stato che per altro. Cose Preziose, in particolare, per me ha rappresentato iol punto di rottura definitivo del mio gradimento Kinghiano, il punto in cui ho chiesto a me stesso “ma che diavolo sta combinando?”. Io preferisco il King più asciutto e brutale degli anni 70/80, dove comunque non è che l’introspezione e lo spessore del personaggio mancassero, al contrario; l’introspezione non era però l’elemento preponderante (se non l’unico). A me piacciono ingredienti vari e più bilanciati tra di loro, mentre da un certo punto in poi è stata una deriva verso il personaggio fine a se stesso e quasi decontestualizzato da una trama: interessante in se ma per me noioso. Per l’introspezione preferisco autori come Kundera, Tolstoy o Dostoevskij. King mi piaceva perchè era cazzuto, moderno e non del tutto frivolo: i personaggi li sviluppava eccome negli anni 70/80; hai letto Ossessione, Uscita Per L’inferno? Quelli si che erano personaggi che mi dispiaceva abbandonare quando il libro finiva. Non erano fini a loro stessi, c’era un mondo ed una trama attorno, che si svolgeva in contemporanea allo sviluppo del personaggio e che contribuiva a tratteggiarlo e dettagliarlo anche indirettamente. Tutto, per me, il contrario di Buick 8, così come putroppo non ho gradito tanto Cuori in Atlandide (non è un caso, credo, che i migliori film di King in assoluto sono quelli tratti dai racconti lunghi di Stagioni DIverse e non altre raccolte similari). Del resto quello che è diventato famoso è il primo King, quello degli anni 70/80, non quello che è diventato dopo, che a mio parere, ha vissuto di rendita e sul nome che si era già fatto. Io cerco ancora quello, e a volte riappare, a tratti. Troppo brevi purtroppo. Vale sempre il De gustibus non disputandum est, per cui sono contento per King e per te che che tu ne apprezzi quel nuovo tipo di scrittura e struttura narrativa, un ricambio generazionale dei lettori secondo me è una cosa buona per un autore di vecchia data come King.

  3. vik ha detto:

    Ciao Simo, anche io ho continuato a dargli i miei sudati sghei e di conseguenza leggerlo fino all’incirca al 2008 o giù di lì. Ho ancora tutto, ma, come ti dicevo, sempre con meno entusiasmo dalla fine degli 80′, inizi 90′. Negli anni 2000 avevo preso l’abitudine di comprarlo prima dei miei frequenti viaggi in aereo in qualche libreria in aeroporto, giusto per passare il tempo, tanto per darti la misura delle mie aspettative nei suoi confronti. I miei preferiti (oltre che L’uomo in fuga, lo hai mai letto?) erano praticamente tutti i primi come Bachman, in particolare Uscita per l’Inferno, Ossessione, la lunga Marcia e last but not least at all uno dei suoi miei preferiti in assoluto: L’occhio del male – La Maledizione dello Zingaro (Thinner), di cui ultimamente ho visto anche il film degli anni 90 che ti consiglio vivamente, non si sa mai non lo avessi mai visto, molto aderente al romanzo e che devo dire tiene botta nonostante i suoi annetti. Come Se Stesso ovviamente Le notti di Salem (la cui miniserie rivista ultimamente mi ha molto deluso, quando invece mi aveva fatto fare incubi quando la vidi da piccolo), Carrie, Shining (di cui adoro la versione filmica di Kubrick), La zona morta (di cui fui molto colpito anche dal film con Walken), Cujo, anche se un po’ troppo statico e noioso, la fighissima Incediaria (che mi ricordava molto il bellissimo film Fury del 78 di De Palma) e naturalmente Christine, il cui film in fondo era godibile. It e Misery sono poi tra i miei preferiti della narrativa in assoluto. In qualche modo collegati alla saga del pistolero ci sono Gli occhi del Drago e Il Talismano (con Straub) che mi sono davvero piaciuti ai tempi. Il resto, che comunque, ahimè, ho letto praticamente tutto fin quasi ai giorni nostri, come ti dicevo è stato abbastanza deludende, a parte La Metà Oscura, non so perchè Insomnia, ed il grandissimo Desperation (e ovviamente buona parte della saga del pistolero). Volendo essere ripetitivo, tutto il resto, in particolare The Dome e Cell che mi hanno causato forti effetti lassativi, è davvero dimenticabile. Recentemente mi sono piaciuti (letti con anni di ritardo dalla loro uscita) 22/11/63, Joyland, Doctor Sleep e Revival. La saga di Mr Mercedes non mi ha visto andare, a fatica, oltre il primo. Gli ultimissimi, al momento, non sono pervenuti e non ci sono piani futuri di leggere lo zio… quindi ti capisco perfettamente 🙂
    Devo ancora vedere l’ultima trasposizione cinematografica di It, data la grande delusione negli anni 90′ della miniserie in 2 parti. In pratica quel suo stile di scrittura e costruzione della storia che tanto mi catturava allora ha poi cominciato a mostrare una specie di struttura, una ripetitività, come se in un tessuto cominci a vederne la trama costruttiva (i suoi espedienti narrativi per intenderci) e l’ho poi visto essenzialmente solo come una collaudata ma stanca ricetta di scrittura studiata fin nei minimi dettagli.
    Comunque, se c’è qualcosa che in questo sproloquiante lungo elenco ti può essere di interesse, batti un colpo, che ti leggo sempre con grande interesse 😉
    P.S: Quel dettaglio di The Running Man lo ignoravo; il film, a suo modo, sebbene distante anni luce dal libro, di cui da quest’ultimo prende giusto un minimo qualche idea di base e non riesce assolutamente a trasmettere l’atmosfera di totale disperazione ed emarginazione (alla Farenheit 451 di Bradbury o 1984 di Orwell per intenderci, solo con molta, ma molta più azione), è più che vedibile e godibile è rappresenta a suo modo un pezzo pacchiano e barocco degli 80′.

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