TOP GUN: nel 1986 il botteghino lo sfondano gli idioti

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top gun

Guardare Top Gun adesso, nella nostra era contemporanea dove esistono parole tipo “sottotesto omoerotico“, spinge lo spettatore a contare i minuti chiedendosi quanti ne passeranno prima che accadano 3 cose: A) Maverick e Iceman si avvinghino in un abbreccio virile e si bacino ardentemente B) Cosa rappresenta realmente per i piloti la “Danger Zone” C) Perché l’espressione «Ti vengo dietro!» di colpo suona così inquietante quando viene pronunciata nel contesto del film.
Il punto è che Tom Cruise sfoggia una chimica sessuale super intensa durante la partita di beach volley con Val Kilmer, e dispiace quasi per Kelly McGillis che non riesce proprio a stare al loro livello. Comunque questa cosa di Top Gun che pare un film gay penso che non l’avesse prevista nessuno, neppure il suo regista, Tony Scott, a detta di molti: il fratello furbo di Ridley Scott. Ma è veramente così importante? No. Ve lo chiedo perché alla fine, volenti o nolenti, Top Gun è un classico degli anni ’80, e presto ci pioverà tra capo e collo anche il sequel: Top Gun – Maverick, per cui… Voglio dire… Esticazzi! Lanciamoci sull’autostrada per la zona pericolosa! VOOOMMM!

 

Oooh, finalmente. È tanto che voglio andarmi a rivedere Top Gun. Non ci credete? Giuro, veramente! È che non trovo mai il tempo per guardare i film e poi lasciar decantare/fermentare i miei pensieri a riguardo.
Corridori, questo film è uscito 34 anni fa, nel 1986, e voi non avete idea di che botta commerciale abbia dato alla vendita dei giubbotti Avirex e ai Ray Ban a goccia. Una roba che non ci si crede. Un po’ come il singolo di Kenny Loggins diede una severa impennata alle vendite degli album 33 giri della colonna sonora ( marò, c’erano ancora i vinili! Che cosa antica) anche se alla fine era facile fare successo con i pezzi del nostro Giorgio Moroder. Quello dei Berlin si beccò anche l’Oscar alla migliore colonna sonora. Fate voi.
Vabbè, come al solito sto divagando preso dal gorgo dei ricordi dato che, sapete com’è, IO C’ERO! Ed appartenevo proprio a quella fascia commerciale di consumatori alla quale Top Gun era indirizzato. Perché, ve lo dico in segreto, al tempo non ce ne accorgemmo più di tanto ma… Top Gun è proprio una fervida fantasia di uomini macho che parlano in fretta, donne che amano gli aerei da combattimento e i macho, e piloti idioti che nonostante non ne imbrocchino una vengono sempre eletti a salvatori della patria. È un film che sprizza irresponsabilità da ogni singolo fotogramma ed è proprio l’emblema dell’America Reaganina. Immaginatevi Top Gun come fosse un barbecue che cammina e parla di Football, beve birra scadente a ettolitri, vive ogni singolo giorno della sua vita come fosse il 4 luglio, e alla fine della giornata si rivolge al sole che tramonta urlando contro i fottuti comunisti un epiteto che articola in un poderoso rutto simile a un ruggito. Sì, corridori miei. Questa era l’America, e non è che sia cambiata poi tanto.

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Prova tu a trovare un bandierone americano più grosso di quello di Tom

Comunque sappiate che tutto il patriottismo che serpeggia in Top Gun è puramente intenzionale. In effetti, come spiega Tom Shone nel suo libro sulla storia dei film Blockbuster, l’idea del film nasce nel preciso istante in cui il produttore Hollywoodiano, Jerry Bruckheimer, dà un’occhiata a una rivista patinata californiana e vede la foto di un figaccione pilota di jet.
Bella così. Ci facciamo un film sopra! Esclamò. Ed è veramente tutto lì, corridori! Non c’è nessun’altra storia da raccontare se non quella del “ragazzo di bell’aspetto sul suo adorato jet da combattimento“. L’articolo che Bruckheimer legge riguarda la scuola di addestramento piloti della Marina a Miramar, e lui spera di ripetere il successo di uno Star Wars ambientato nei cieli terrestri; quel pezzo si intitolava, vedi il caso, “Top Guns”, ed ecco, signori e signori, come nasce un iconico blockbuster d’azione a Hollywood. Prego, prendete appunti.

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Date retta a Jerry. È una questione di riviste

 

Diretto da Tony Scott, Top Gun ha una trama vaga e spoglia, ma tutto è perfettamente in linea con la visione bidimensionale dal quale è nato. Tom Cruise è raccomandato per il ruolo di protagonista dal fratello scemo di Tony, Ridley Scott, con il quale aveva già lavorato l’anno prima in Legends. Qui, il bel Tom interpreta un pilota brillante ma ribelle, e nel caso in cui non si capisse subito al primo sguardo, viene letteralmente soprannominato “Maverick”, cioè come un tipo di missile; in pratica è uno che parte immediatamente senza pensarci mai sopra due volte, e proprio per questo motivo combina sempre casini. Tutti nella scuola di volo dei Top Gun gli dicono che è troppo arrogante, sconsiderato, irresponsabile. Glielo cominciano a dire dal primo minuto del film. Ma il sottotesto di ogni critica a Maverick è: « Quanto sei figo. Voli da Dio. Sei una fantastica testa di cazzo »
Oltre a questo ci sono dei momenti assolutamente tamarri nella relazione che sboccia con la sua insegnante figa, Charlie ( Kelly McGillis ), tipo quando lui si presenta al primo appuntamento dopo aver giocato una partita di beach volley con i suoi colleghi SENZA ESSERSI FATTO LA DOCCIA, che penso sia il sogno erotico di ogni donna del pianeta rimediare il primo appuntamento con uno che puzza come una capra ed ha la rena su per il culo, però, tant’è. Lui è Tom Cruise, io non sono un cazzo, e quando diventi abbastanza famoso non puzzi neanche più, emani un atipico afrore muschiato.
C’è persino un momento di commozione quando Goose – il migliore amico e copilota di Maverick – muore durante un esercitazione fallita, ma anche lì, se ci si pensa bene, come altro poteva andare a finire se sei il secondo pilota di uno che inanella sconsideratezze a nastro? È già grasso che cola essere arrivati vivi oltre la metà del film.
Alla fine, i piloti hanno la possibilità di affrontare dei veri nemici che violano il sacro spazio aereo americano. Sono i fantomatici MIG 28 ( che nella realtà non esistono) e sia gli aerei che le tute dei piloti sono nere. I cattivi sfoggiano una vistosa stella rossa sul casco. Chi saranno mai? Che siano comunisti? Mah? Non saprei proprio. Inizia così il combattimento aereo più incasinato del film e, giuro, è quasi più divertente assistere ai loop casuali che Maverick e i suoi amici praticano durante l’addestramento, però, ecco, anche se non sempre si può essere sicuri di quello che sta accadendo, vederlo è sicuramente eccitante.

 

Voglio essere chiaro, Top Gun è un film contestuale, ovvero, ha perfettamente senso se visto inforcando gli occhiali degli anni ’80. Al momento della sua uscita nei cinema, con la guerra fredda in corso e durante gli anni frenetici che precedettero il crollo del muro di Berlino, Top Gun diede al mondo 110 minuti di concentrato eccezionale Reaganiano. È stato uno spot promozionale per gli arruolamenti in marina, e l’esercito degli Stati Uniti piazzava strategicamente i suoi chioschi per il reclutamento davanti all’uscita dei cinema che lo proiettavano.
I cattivi del film – i nemici dell’America – sono mostri freddi e senza volto. Non sappiamo nulla di loro, tranne che sono una minaccia e devono essere fermati in uno scontro aereo che se fosse stato reale, quello sì che avrebbe iniziato una guerra termonucleare globale VERA, altro che Maverick e Iceman che si parlano e si sudano addosso negli spogliatoi.
È una capsula del tempo perfetta per l’estate del 1986, e contiene il messaggio: « Più sei incoscente, più sei individualista, e più avrai successo nella vita ». Mi ripeto, il film è tutt’altro che perfetto ma ha perfettamente senso perché, durante la sua era, racchiude in sé tutto ciò di cui aver bisogno per essere considerati dei supereroi.

Faccio come mi pare e ti do anche un picchio sul muso

È tutto così lampante. Pensate soltanto se un film di Capitan America fosse stato fatto nel 1986. Dieci a uno che Tom Cruise avrebbe interpretato Cap con un sorrisetto furbo e facendovi anche l’occhiolino. Pensateci. Effettivamente, dalla fine degli anni ’80 all’alba del nuovo millennio, Tom Cruise ERA Capitan America. I suoi film – da Top Gun a Risky Business a Jerry Maguire – incarnavano sempre gli aspetti del sogno americano, sia che ciò significasse menare i cattivi o guadagnare enormi pile di paperdollari. Interpretava personaggi aggressivi che riuscivano ad essere anche spiritosi. Ispirava fiducia ed era di bell’aspetto, perfetto anche per i genitori.
Fortunatamente, nel 2020, conosciamo un altro tipo di Captain America. Un patriota di buon cuore che arriva anche a mettere in discussione il suo governo, prendendo dure posizioni morali invece di eseguire ciecamente gli ordini. Capitan America, fino a poco tempo fa, è stato interpretato da Chris Evans e penso vada bene così. Trent’anni fa, Capitan America avrebbe potuto essere Tom Cruise. Lui avrebbe abbattuto i MIG solo per dimostrare quanto facevano schifo, e non si sarebbe fatto alcuna domanda sul perché andare a bombardare Bagdad per far fuori un generale irakeno

UN PENSIERO PER L’INCOMPRESO ICEMAN

Dunque, con Top Gun, Tony Scott rilancia il suo tributo ai militari americani. Siamo tutti d’accordo? Sì. Ha un personaggio che pilota con abilità e classe superlativa, che si guadagna il massimo rispetto dei suoi colleghi e la paura dei nemici. Allora, perché fa di quel pilota, Iceman, un antagonista, mentre il sociopatico narcisista autodistruttivo Maverick è l’eroe? Anche per gli standard d’azione degli anni ’80 questo non ha senso, e tradisce l’intero tema della ricerca della perfezione tramite la collaborazione.
Tanto per cominciare, Val Kilmer è un dio statuario rispetto a quel gargoyle di Cruise, per non parlare della recitazione che va ben oltre le strizzate di mascella di Tom. Ci viene presentato come “l’uomo di ghiacciato che non commette errori”. Quando compare ha sempre la battuta pronta e le sue provocazioni sono sempre nell’ottica del gioco di squadra. Sfida Maverick con l’annosa domanda: «Chi è il migliore?». Mi pare giusto, no? È o non è una competizione? In combattimento commette pochi errori, abbatte i suoi istruttori, e alla fine vince il trofeo Top Gun guidando la carica contro i MIG dello Stokazzistan. Una presentazione niente male, no? E allora perché tutti lo considerano uno stronzo? È LUI L’EROE! Ditelo nei commenti se ho ragione o no.

 

Gay solo un po’

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con sé stesso e non falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai videogiochi vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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4 Responses

  1. Cassidy ha detto:

    Il dettaglio della doccia ha sempre mandato in tilt anche me, infatti la prima cosa che chiede a Kelly McGillis appena arriva a casa sua, è se può lavarsi ma lei rifiuta, “l’uomo ha da puzzare” (cit.). Iceman è Apollo Creed, vince è il più bravo, ma tutti tifano per l’altro. Un film di propaganda che quello giusto di casa Scott non sapeva come dirigere, la scena del beach volley ha dichiarato di averla girata come un porno, perché non sapeva cosa servisse ai fini della trama (storia vera), eppure cercare i sotto testi in un film d’azione è fin troppo facile, molto più difficile invece imprimersi nella cultura popolare con una storiella che serviva per convincere i giovani americani ad arruolarsi, a distanza di anni direi che la missione di Tony Scott è stata compiuta con successo 😉 Cheers

    • Simone Guidi ha detto:

      Nel prossimo sequel, il mio dubbio adesso é:

      1) Tom Cruise farà la parte dell’anziano incosciente che è rimasto sempre lì a vegetare proprio perché refrattario a eseguire gli ordini, e si trova davanti un’omologa testa di cazzo come a era lui da giovane a cui fare da istruttore e attraverso questa esperienza matura diventando finalmente responsabile.

      OPPURE

      2) Tom Cruise viene richiamato perché Iceman è stato catturato dai cattivi e lui è l’unico che riesce a parlargli usando il linguaggio del sudore e delle cafonate. A capo di un team di giovani sboroncelli deve capitanare la missione di soccorso presso la scuola di addestramento di Valverde dove il buon Iceman viene costretto ad addestrare i piloti nemici.

  2. Denis ha detto:

    Mai preso come film uno lungo spot reaganiano, ma Tom Cruise era pure sbagliato per la parte visto che i piloti sono alti.
    Comunque in quelli anni nel governo Reagan non ricordo chi c’era uno che era socio nella MgM e per questo in quei film i cattivi erano sempre i cinesi o russi, cubani : Rocky 4, Rambo 2, Alba Rossa, L’anno del Dragone.
    Mo forse era più indicato Val Kilmer negli ’80 per Captain America perchè e biondo e nei ’90 Brad Pitt

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