L’aperitivo con Toru Iwatani : di quando andai a cercare il creatore (di Pac-man) e trovai il paradiso

holypacmanIn quel tempo (sarà stato venerdì della scorsa settimana) il Signore si trovava a passare per il paese di Gebrzalahim-brum-brum ( che, in aramaico, significa: «Milano») quando, a un certo punto, si fermò e disse: «Sono stanco». Allora fu condotto al Games Week e fatto sedere in un grande salone dove vennero radunate le turbe. Egli alzò il capo, guardò tutti e disse: «Vedete questo videogioco? Ebbene, l’ho fatto io. E il protagonista a che somiglia, secondo voi? ». Chi disse «un’oliva», chi «un limone», chi «quale protagonista?». Ma il Signore rispose: «Ve lo dico io perché me l’ha rivelato il padre mio. Egli rassomiglia a una pizza mangiata. Nel regno dei cieli ci sono tantissime pizze tutte diverse, anche bianche».
E il popolo mormorò stupito. Lì presente, un corpulento fariseo gridò: «Ma insomma, Signore, tu ci parli di cibo e sono già le sei. Perché non andiamo tutti a farci l’aperitivo?». «Ecco. Vedete?», disse il Signore. «Ci sono modi e tempi per fare tutto, e voi così dovrete fare, uomini di poca fede!». «Così come, Signore?» replicarono affamati i discepoli. «Così com’è scritto», rispose il Signore. I discepoli rimasero confusi e qualcuno di loro mormorò «Ma fai un po’ come ti pare».
E questa è la parola di Coso. (Rendiamo grazie a Coso)
Sigla!


Quest’anno la Milano Games Week non era come le altre volte, l’edizione 2015 portava con sé un valore aggiunto che la poneva al di sopra del suo standard abituale. Quest’anno al Games Week c’era ospite il professor Toru Iwatani, e io, vagabondo che non sono altro, ho deciso di andarlo a vedere il Toru, perché Toru è Toru, signori miei, e senza Toru tutto questo scintillante carosello che è oggi il mondo dei videogiochi non sarebbe stato possibile.
Quindi, armatomi di buona volontà ho dato da mangiare ai conigli, ho chiuso le mucche nella stalla, ho messo sotto carica la batteria del trattore e mi sono catapultato a Milano sulla strada ferrata, affrontando un lungo viaggio attraverso il regno d’Italia per quasi 4 ore con l’unica compagnia del Banjo, e scendendo a Milano centrale ho potuto ammirare le architetture della grande città attraverso gli occhi delle mie galline.

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Scatto di famiglia, vi va bene che le foto non trasmettono gli odori

È difficile raccontarvi quanto sia stato entusiasmante per me esserci, non tanto per l’emozione di aver incontrato l’artefice di un’icona, quanto per aver fatto la conoscenza di una lunga sfilza di persone straordinarie che mi hanno accolto a braccia aperte, rendendomi partecipe dell’evento come fossi un amico, un famiglio, uno, insomma, che si ritrovano tra le palle con cadenza regolare, ecco.

Tanto per incominciare vi dico che al mio arrivo dentro alla fiera mi sono trovato davanti una scena del genere:

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C’era qualcuno

Da dove si comincia, secondo voi? Io ho scelto di cercare dei punti di riferimento, e uno, fortunatamente, ce l’avevo. Il mio punto cardinale si chiamava Michael Cassamagnaghi (detto IL CASSA), che gestisce un canale di retrocose su Youtube e collabora con i ragazzi di Games Collection. «Tu vienimi a cercare appena arrivi» mi aveva detto tempo addietro, e io, puntuale come un esattore delle tasse, mi sono diretto allo stand congiunto di Retrogaming History / Games Collection per esigere il tributo sociale.

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Dettaglio casuale di un giochino a tema con cui sto fondendo l’android

Il tempo era tiranno, zigzagando tra turbe di bimbiminkia cercavo lo stand di Games Collection. L’età media della popolazione locale superava con fatica i venticinque anni e io, uno dei pochissimi esemplari di maschio quarantenne eterosessuale presente nel raggio di un chilometro in linea d’aria, mi chiedevo come caspita potesse, una manifestazione del genere, riuscire a veicolare emozioni anche a chi, come me, ha smesso da tempo di usare il Topexan e si appresta a passare a breve al Prostamol.

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Nel punto più distante della fiera stava lo stand. Ero entrato esattamente dal lato opposto. Mentre camminavo schivando gite di quinta dirette ad Amalfi, pensavo al culo che si fanno i salmoni quando risalgono la corrente, e a quanti anni sono passati da quando ho iniziato a giocare ai videogiochi. Adesso ho la barba striata di bianco e la noia mi coglie di fronte allo spettacolo di questo teen festival dell’usa e getta. Riuscirò a trovare un po’ di benzina per tirare avanti in questo mondo dei videogiochi? Per continuare a crederci? Per sentirmi contemporaneo e non nostalgico? Dio, che brutta parola la Nostalgia. Quasi mi vergogno a pensarla ma accade sempre più spesso. Continuo a guardarmi intorno, almeno un po’ di figa c’è, e questo per il momento può bastare.

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Solo gli stupidi non cambiano idea, mi ripeto, e finalmente trovo lo stand di Games Collection piantonato da un un cabinato di Pac-man che lo presidia come fosse un soldatino di legno e silicio. Mi accoglie IL CASSA che si dimostra da subito una persona di una gentilezza squisita. Per l’occasione mostro una sua foto dove potrete chiaramente riconoscerlo.

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Cassamagnaghi Daft Punk

Lì vicino scorgo un uomo alto dal fisico asciutto che entra direttamente in contrasto con la mia silhouette da calzone farcito, altri non è che Marco Marabelli, uno dei principali redattori di Retrogaming History. «Vieni che te lo presento» fa IL CASSA con il suo affabile aplomb. In un batter d’occhio mi ritrovo davanti a Marco che scopro sovrastarmi di un buon 5 centimetri (e io sono alto un metro e 90). Che cazzo faccio adesso? A questo punto dovresti dire una frase che spiazza, non dico capace di farci sghignazzare entrambi, ma quantomeno consolatoria, qualcosa tipo, «Ho visto che c’è figa», il che risponderebbe a realtà. Ma poi penso a Lui, al motivo per cui sono lì in quel preciso istante, e allora chiedo: «Si va a vedere Toru insieme?». Il Marabelli non dice niente. Si gira, fruga nello zaino e tira fuori quello che mostra nella foto sotto.

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E giuro, diocristo, che è pure funzionante!

Ci si capisce al volo, io e il Marabelli. Radunata una piccola truppa di afecionados ci dirigiamo verso il luogo dove si terrà la conferenza. Luogo che, per altro, scopro essere sito fuori dall’area fiera, a quel buon chilometrino di distanza che, insieme alla NEFASTA scelta dell’orario, getta seri dubbi sull’integrità morale delle mamme degli organizzatori. Tutto ciò comunque non ci spaventa e riusciamo a guadagnarci l’ingresso all’agognata sala dove, sorpresona, Il Toru è già lì ad aspettarci, preciso preciso come deve essere da quel buon nipponico che si ritrova.

Se Toru è uno precisino, purtroppo non si può dire lo stesso della sua traduttrice, la quale in più occasioni si è trovata in affanno nel decifrare in italico volgo gli ideogrammi vocali del professore. A partire dal fatto che Toru cominciò a lavorare per la NARCO (Narco cosa? La NARCOTICI?) nel lontano ’77, la signora ha comunque regalato momenti di ilarità alla sala tutta quando ha tradotto che «…il fantasmino arancione segue uno schema di movimento LANDOM», non accorgendosi che il povero Toru si stava scontrando, come del resto anche lei, con una di quelle barriere linguistiche che i popoli del sol levante proprio non riescono ad abbattere.

Anyway, la conferenza si svolge placidamente e Toru snocciola le canoniche nozioni che qualunque retrogamer che si possa definire tale ha già appreso da tempo immemore. Il Toru sottolinea il fatto che Pac-man sia anche un po’ italiano perché se quella sera non ordinava la pizza, probabilmente il nostro eroe mangia-pallini avrebbe avuto la forma di un branzino. Sullo schermo retrostante viene sparata una gif con Toru che azzanna una Margherita. Risatine in sala.

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La conferenza si conclude spaccando il minuto/secondo, alle 18.59, e iniziano 10 minuti serrati di question time dove il Toru si rende disponibile per rispondere alle più astruse domande di un pubblico in evidente deficit cognitivo. Alla domanda: «Quale delle numerose varianti di Pac-man preferisce tra quelle uscite sul mercato finora?» Il Toru si irrigidisce tutto, e la sua traduttrice ci informa che «Il professore non gradisce esprimersi riguardo a questo argomento». Non serve una laurea in fisica quantistica per capire che a Toru girino fortissimamente gli zebedei. Quella vecchia storia con la Midway Games non gli è ancora andata giù, e lui, samurai della guerra videoludica, è ancora asserragliato sulla sua isoletta a difendere il fortino. Il pubblico però abbozza, il Toru abbozza, e la questione finisce lì. Dopo esattamente 9.59 minuti inizia la sessione autografi, e ci viene detto che Iwatani dedicherà alla cosa solo mezz’ora del suo preziosissimo tempo. In sala ci sono più di 300 persone. È l’apocalisse.

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Firmami la spada! – No! Firmami l’arco! – Firma la falce, Toru!

Vedo il Marabelli lanciato in uno scatto da centrometrista. Il mini-cab sopra la testa stretto ben saldo nella mano. La mossa giusta lo fa piazzare in fila oltre la metà della sala. È roba da Palio di Siena. Io, il bradipo umano, sono uno degli ultimi e già presagisco il triste destino che mi attende. Dopo 29.59 minuti scatta la ghigliottina. Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto. Il Marabelli è lì a un metro da Toru e giustamente s’incazza. Il Toru nota il mini-cab e ne rimane affascinato, lo prende in mano e glielo firma. Missione compiuta. Marabelli WIN! Io guardo la mia cartuccia di Ms.Pac-man per Atari XL e le chiedo umilmente scusa per non essere stato abbastanza uomo da farla firmare.

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Fotona: Da dx, Roberto Crosignani, Michael Cassamagnaghi, Marco Marabelli, Bombolo

Finito lo show, si ritorna tutti allo stand di Games Collection dove per una fortuita collimazione astrale unita alla benevolenza degli Dei, vengo salvato dall’omino della sicurezza da Fedeweb (grazie Federico, sei il miglior avvocato di Gotham City), e scrocco un passaggio a Peschiera del Garda da Alessandro Bolgia e Andrea Massarotto, ovvero i due artefici del cabinato di Pac-man concesso dall’associazione RETROCAMPUS. Quello che è successo dopo è troppo personale per poterlo raccontare in questa sede. Vi dico solo che in una pizzeria cinese di milano ho ordinato una pizza col GORGONZURLA…

…e grazie a Marco Vernillo e i BUKKAKE ARCADER sono finito in questi posto qui sotto. Grazie a tutti. Ho finito, vostro onore.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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