Le serie belle : True Detective 1

True Detective è una serie antologica prodotta da HBO. Sì, davvero: quella HBO che ha già prodotto Games Of Thrones e Sex And The City. Dopo la sua non brillante seconda stagione non è esattamente tra le serie che fomentano più hype e commenti sul facebook al giorno d’oggi, ma nella sua prima, inimitabile stagione è stata una delle migliori serie al top del top, un gradino appena sotto a Breaking Bad.
Da stasera si possono vedere i primi due episodi della terza stagione su SKY. il sottoscritto e amici di birrette hanno passato la serata scorsa a commentare i passaggi incalzanti dell’intera serie. Di seguito, a grandi linee, la mia opinione sulla prima, potentissima prima stagione.

UNA PESANTE INTRODUZIONE A TRUE DETECTIVE

La prima stagione di True Detective appare nel 2014 sull’emittente americana HBO ed è una serie tv antologica, ovvero, ogni stagione parla di argomenti diversi con protagonisti diversi, un po’ come vi ho già raccontato per THE TERROR su AMAZON, per dire.
Sono passati 5 anni dalla sua prima messa in onda e per quelli che ancora avessero bisogno di capire cos’è e di cosa stiamo parlando, si tratta di un telefilm poliziesco molto particolare, sui generis, completamente diverso dai classici procedural drama che vediamo spesso in televisione in cui in ogni puntata i personaggi affrontano un’investigazione che dura tutto l’episodio per poi ripresentarsi alla puntata successiva senza che sia cambiato niente. Senza evoluzione; senza una vera fine; senza un cazzo.
True detective, dicevo, è l’equivalente a quello che una volta, ai nostri tempi (del vapore e delle piramidi), si definiva tranquillamente una MINISERIE. La sua prima stagione dura 8 puntate finite le quali si cambia tutto.
Altra sua particolarità è il fatto di essere ammantata di tinte gotiche. C’è pure un’ombra di sovrannaturale che poi, grazie a Dio, non viene approfondita più di tanto rimanendo semplicemente come una presenza sullo sfondo degli avvenimenti, ma ricordo bene che lo rimase quel tanto che basta per scatenare ipotesi sui social riguardo a quanto la serie fosse più o meno Cthuliana/Lovecraftiana.
Questa prima stagione di true Detective è anche una stagione dall’impostazione fortemente letteraria, ci sono un sacco di dialoghi lunghissimi tra i personaggi. È molto lenta e, a parte alcune accelerazioni in qualche episodio, si basa molto sulla verbosità, le situazioni, lo sviluppo dei personaggi. È caratterizzata anche da un’uniformità stilistica e una visione coerente che sono sicuramente merito dei due personaggi che ci stanno dietro: lo showrunner Nic Pizzolato e il regista Cary Fukunaga che hanno lavorato insieme alla serie decidendo di farla esattamente così com’è venuta.
Ultima grande particolarità di questa stagione, e così chiudo il blocco introduttivo; la storia si svolge su tre piani temporali differenti e riguarda un’indagine su degli omicidi seriali che si svolgono nella Louisiana del SUD. Un indagine che dura ben 17 anni in tre periodi temporali distinti: il 1995 in cui si consumano gli omicidi. Il 2002 che è il momento in cui si scopre che l’indagine precedente non aveva portato alla cattura del vero colpevole; e il 2012, cioè il presente relativo del telefilm. Per le prima 6 puntate i personaggi raccontano gli avvenimenti passati nel 1995 e 2002. Nelle ultime 2 puntate i fatti si spostano interamente al presente relativo con i personaggi che riprendono l’indagine per poi arrivare ad un epilogo finale.

Il pensiero di Cohle sulla religione
 

PERSONAGGI E ATTORI

Nella prima stagione di True Detective abbiamo la classica coppia di detective. Il primo si chiama Rust Cohle ed è interpretato da un Matthew McConaughey stepitoso nei panni di un poliziotto esterno proveniente dal Texas, nichilista, materialista, affetto da allucinazioni dovute ad un suo precedente periodo da infiltrato per la narcotici. Non ha nessuna fiducia nella natura umana ed ha un approccio continuamente negativo a tutte le cose, lanciandosi spesso in pipponi esistenzialisti verbosissimi. È un personaggio coerentissimo e non esce mai dal solco da lui stesso tracciato se non negli ultimi istanti della stagione.

 

L’altro detective è Martin Hart, interpretato da Woody Harrelson, che invece è un uomo del sud nato lì, in Louisiana, ed è l’incarnazione dei valori, delle usanze, delle abitudini e delle ipocrisie della zona. Si presenta come poliziotto integerrimo che dedica tutte le attenzioni al lavoro e alla famiglia salvo poi tradire la moglie e farsi beccare combinando un enorme casino. Essendo un personaggio ipocrita entra spesso in conflitto con Cohle che invece è il suo esatto opposto, ovvero, coerentissimo. Il loro rapporto è quindi atipico perché anche se si abituano l’uno all’altro, sono costantemente agli opposti.

 

 

Il loro rapporto è uno degli elementi chiave della stagione. Dopo 8 puntate di burrasca, alla fine la loro amicizia diventa finalmente vera e una delle grandi abilità di Pizzolatto è quello di aver fatto correre lo sviluppo dell’indagine parallelamente allo sviluppo del rapporto tra i due protagonisti.
Il paesaggio della Louisiana fa il resto. Uno sfondo pieno di paludi, vecchie fabbriche cadenti, baracche, raffinerie di petrolio, pare di vivere su un altro pianeta popolato, per altro, da conseguente gente affetta da cretinismo redneck all’ennesima potenza. Tutta quella desolazione e decadenza rimandano costantemente il pensiero a un disastro passato o incombente. Anche se non lo vediamo mai accadere possiamo constatare di continuo i suoi effetti sull’ambiente (cadaveri che riemergono dalle paludi, scuole chiuse, zone distrutte).

I DUE AUTORI

Scritta da Nic Pizzolatto e interamente diretta da Cary Joji Fukunaga (cosa rara vedere un’intera stagione di una serie diretta sempre dallo stesso regista), True Detective 1 è un progetto fortemente voluto, oltre che dai suoi 2 autori, anche dai 2 attori protagonisti che hanno partecipato in veste di produttori esecutivi.

RIFERIMENTI LETTERARI

Sono una valanga. Pizzolatto stesso non ha mai nascosto di essersi ispirato e aver saccheggiato una serie di autori letterari horror di vario genere, in particolare Lovecraft e Chambers, ma anche fumettistici come Grant Morrison ed Alan Moore.
Il riferimento più costante di tutta la serie è quello a Il Re Giallo, una raccolta di racconti di Chambers pubblicata nel 1895 che, si dice, abbia ispirato fortemente lo stesso Lovecraft per iniziare la propria produzione. Il libro avrebbe quindi dato il via a tutto quel filone letterario dei misteri ultraterreni, il terrore cosmico, Cthulu, mostri grossi divoratori di gente e tutte quelle robe lì.


In particolare Il Re Giallo, che poi è il titolo di uno dei racconti contenuti nella raccolta, è un testo teatrale in 2 atti e contiene al suo interno una serie di simboli ed elementi che poi ricorrono spesso in True Detective. In particolare LE STELLE NERE, CARCOSA ( una città misteriosa e maledetta su un altro pianeta o sistema solare) che nel telefilm diventa il TEMPIO nel quale la setta consuma gli omicidi rituali, LA CANZONE DI CASSILDA ( contenuta nel testo teatrale del Re Giallo).
Tutti questi riferimenti disseminati per la serie avevano spinto gli spettatori ad aspettarsi un finale horror / apocalittico che poi non c’è stato. In realtà la cosa è stata tenuta sotto controllo dagli autori e i riferimenti al Il Re Giallo sono rimasti soltanto la fissazione di una setta di fanatici.

IL FINALE

Non è stato ben accettato da tutti. I riferimenti al Re Giallo e la disposizione fortemente negativa del protagonista più carismatico avevano fatto sì che tutti si aspettassero un finale molto rumoroso, pieno di risvolti horror, mostri, e quant’altro, invece tutto si conclude su un piano prettamente terreno e viene lasciato spazio a un barlume di speranza. Alla fine True Detective resta una serie fatta da uomini; cattivi, meno cattivi, ma uomini, non mostri, e la luce starà anche vincendo ma per il momento ci sono ancora un sacco di tenebre là fuori.

Un barlume di speranza

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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