Le montagne della follia e tutti quelli che dovrebbero essere citati per plagio

Le montagne della follia

Che H.P. Lovecraft ( accapì per praticità) fosse stato un tipo un po’ sfigatello è ormai cosa nota. Fondamentalmente era uno schivo disadattato, perennemente incline all’esaurimento nervoso. C’è da dire, però, che la sua poca fiducia in se stesso e nell’umanità tutta fu notevolmente aiutata da una consistente dose di sfortune e MALOCCHI che picchiarono duro sul suo capoccione e lo resero parecchio affine a Leopardi.
Dopo questo velocissimo cappello, tanto per rincarare la dose, si deve anche ricordare che IN VITA non riuscì MAI a pubblicare un romanzo. La sua rivalutazione e il conseguente successo è stato tutto POSTUMO e quindi il povero accapì, che era uno di quelli che non riusciva mai a sbarcare il lunario, oltre a non avere avuto mai una gioia in vita, di sicuro si divertì pochissimo.
Tutto il suo materiale è stato raccolto da pubblicazioni avvenute su riviste e giornali, lettere e pensieri, ovviamente dopo che era morto stecchito.
Che sarà mai allora questo Lovecraft? Cosa potrà mai aver scritto se a suo tempo nessuno se lo filava?
E qui casca l’asino, corridori miei.
Dentro la testa di Lovecraft c’era già tutto, ma proprio tutto-tutto, quello che in tempi moderni, oggi soprattutto, è andato a costituire l’immaginario orrorifico popolare.
Stringo tra le mani il mio iPad, ho appena finito di leggere “Le montagne della follia”. Quello che me ne rimane è una enorme, fulgida illuminazione.
Niente di quello che ho visto fino ad ora, al cinema, nei fumetti e in molti libri, è stato un soggetto veramente  originale. Il mondo intero ha cannibalizzato nelle sue opere. Il mondo intero ha sciacallato la mente di quest’uomo che ormai morto-mortissimo, non potrà mai rivalersi con i diritti d’autore e fare un culo così sporcare la fedina penale ad alcuno.

Cristo santo. E io che ero convinto di essere in una storia originale.

Un po’ dispiace, sia chiaro.
In questo romanzo, scritto nel 1931 e pubblicato solo 5 anni dopo perché ( ovviamente ) rifiutato, ci sono i semi di quello che poi saranno le paure cinematografiche del futuro, come ALIEN e le due pellicole dedicate a “La cosa da un altro mondo“. Soprattutto nella versione di Carpenter gli ammicchi sono più espliciti e marcati.

Clima mite, figa, divertimento. Unisciti a noi in una bella spedizione Antartica

C’è l’orrore cosmico, che lì per lì sembra fare il paio con il pessimismo cosmico Leopardiano ma è tutta un’altra cosa. É l’orrore totale che annichilisce l’uomo, lo annienta rendendolo incapace di trovare anche solo le parole per descriverlo, tanto meno per concepirlo lontanamente.
Ci sono gli Antichi, creature intelligentissime, potentissime e quasi indistruttibili, che hanno creato l’uomo per servirsene o per sbaglio.
Ci sono gli Shoggoth, creature ancora più violente e cazzute degli Antichi stessi e che per questo gli faranno anche il mazzo malissimo.
C’è pure CTHULHU, si proprio lui! Fa una comparsata poi scompare, ma c’è.
Non c’è Dio. Non esiste nessuna divinità a cui raccomandarsi se non gli Antichi stessi che hanno una bassissima considerazione per la vita in generale, visto che la possono creare a loro discrezione o capriccio.
Ci sono punti di forza e di debolezza che possono portare i lettori a giudizi contrastanti.
Evitando il solito riassuntino/spiegone che in molti fanno, mi limiterò ad elencarli.

Punti deboli:

  1. Il romanzo è scritto nella forma di cronaca di una spedizione antartica. La storia è narrata da uno dei due sopravvissuti. Fin da subito, quindi, il lettore sa che la vicenda è andata a finire male, deve solo capire come è potuto succedere.
  2. Il linguaggio che sceglie accapì è estremamente prolisso, puntiglioso a dir poco. L’estrema descrizione dei dettagli, anche insignificanti, può annoiare il lettore. Cioè, voglio dire. Cosa caspita mi cambia a me di sapere la conformazione delle rocce calcaree del terziario primordiale quando sono sottoposte ad una temperatura prossima ai -50° con la presenza di microrganismi del Pleistocene? Boh? Va bè…
  3. La storia, letta da uno che vive negli anni 2000 e si sciroppa quotidianamente massacri a go-go by television, risulta difficilmente credibile nel senso che: com’è possibile che questi due tizi, con tutto quello che vedono e incontrano sulla loro strada, abbiano sempre voglia di andare avanti? E SCAPPATE NO?! CHE CAZZO! CHIUNQUE fuggirebbe a gambe levate! SIAMO FORSE IN UNO SPIN-OFF DI SCREAM?

Punti forti:

  1. Se il tuo fattore di nerdaggine raggiunge ragguardevoli livelli, ti spari tutti gli spiegoni scientifici di Lovecraft pur di continuare a leggere e sapere cosa succederà al paragrafo seguente. Poi farai anche finta ( con te stesso ) di aver capito.
  2. Grandi spazi, architetture naturali e aliene colossali, condizioni climatiche rigidissime. L’uomo è uno sputo incrostato nella trama di questa storia magniloquente, e tu, lettore, combatti con lui per sopravvivere e vedere come va a finire.
  3. Le origini dell’uomo secondo Lovecraft, una valida alternativa al cattolicesimo, sempre se uno ha voglia di crederci, però vale anche per il cattolicesimo.

Concludo la mia personale recensione consigliandone la lettura. Magari non è un libro fluente ma l’ho trovato molto interessante e coinvolgente.
Scommetto dieci a uno che quando andrete a vedere Prometheus al cinema ci ritroverete la stessa roba.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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