The Twilight Zone: Ai confini della realta’ senza fumare metanfetamina

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The-Twilight-ZoneAlcune trasmissioni televisive non sono soltanto delle produzioni ai fini dell’intrattenimento, sono molto di più. Lasciano una traccia e influenzano i costumi, addirittura riescono a entrare nei libri di storia. Per esempio: è grazie alla serie televisiva “Star Trek” se c’è stato uno shuttle chiamato “Enterprise” (Si, va bè. Lo usarono per i crash test al Kennedy Space Center, ma è lo stesso), oppure è grazie a “X-files” se adesso si innescano più facilmente le paranoie di massa.
Di certo, in questa ristretta schiera di telefilm eletti, va annoverata “The Twilight Zone”, tradotto letteralemente in italiano come “La zona del crepuscolo” e spacciato al pubblico televisivo italico come “Ai confini della realtà”.
Questo parto dell’immaginazione di Rod Serling è il primo esempio di fantascienza televisiva “adulta” di larga diffusione. Con “The Twilight Zone” il fantastico e la fantascienza raggiunsero la piena maturità, aprendo le porte alla diffusione di massa di gran parte dei classici di genere realizzati negli anni ’60.
E allora adesso mettete su il filtro in bianco e nero e seguitemi, che si torna indietro di almeno cinquant’anni.

La prima serie di “Ai confini della realtà” fu prodotta tra il 1959 e il 1964, tempo di esperimenti spaziali e inizio di spregi cosmici tra ente astronautico dei cowboys e quello dei mangia-bambini. In questa epoca di sperimentazioni e fobie era quindi comprensibile che gran parte della trame degli episodi trattassero di roba cosmica e di alieni rossi e tutti uguali che volevano succhiare i cervelli a sani bambini caucasici cresciuti a suon di hamburger e rock’n’roll.
In particolare il tema degli extraterrestri che ci spiano, ci condizionano, e ci prendono anche un po’ in giro è presente in molti episodi.

scary giant brain alien

Boia. Ieri la festa del Tonelli era uno spettacolo. Mi sono dilaniato.

Contemporaneamente la relativa vicinanza al termine dell’ultimo conflitto mondiale autorizzava a far tesoro degli errori passati e ad avere una grande speranza nel futuro. Risultato: paura e speranza camminavano a braccetto.
Le quattro note del suo tema di apertura sono poi diventate un autentica icona della cultura pop e sono state composte da Marius Constant, un compositore francese avanguardista che però le riciclò dalla fusione di due suoi pezzi brevi che aveva scritto e registrato per la libreria musicale della CBS nel 1959.
Quando “The Twilight Zone” venne confermata per una seconda stagione, i produttori dello show decisero di sostituire il tema originale di Bernard Hermann perchè i dirigenti della CBS se ne erano lamentati giudicandolo troppo cupo.  Sposando insieme i suoi due pezzi brevi già di proprietà della CBS, Constant prese due piccioni con una fava, e riuscì a creare una canzone a tema LEGGENDARIA senza far sborsare neanche un dollaro agli studios per i diritti di riproduzione.

Il tema originale che durò una sola serie
 

“The Twilight Zone” era una serie puramente antologica costituita da episodi totalmente autonomi e slegati l’uno dall’altro. Non vi era nessun filo conduttore nè protagonista ricorrente, caratteristici sono però i finali sempre sorprendenti e i messaggi lanciati da Serling riguardo all’animo umano.
Molti episodi gioiello hanno ospitato attori che poi avrebbero lasciato il segno nello show-business, ad esempio in “Terrore a 20000 piedi” vediamo uno sbarbato William Shatner anni prima di menare cazzotti a lucertoloni costipati e limonarsi donne verdi in “Star Trek”, che si ritrova unico osservatore di un mostro che pian piano distrugge l’ala del suo aereo causandone la caduta.


No ragazzi. La faccia del mostro quando lui tira la tenda è da oscar.
 

Nell’episodio “Tempo per leggere” c’è invece Burgess Meredith, molto prima di fare il pinguino nel “Batman” di Adam West e l’allenatore Mickey Goldmill in Rocky.

burgess meredithQui Meredith era un cassiere di banca, mite e ciecato come una talpa, che veniva sempre umiliato da tutti, tale Henry Bemish. L’unica cosa che gli premeva nella sua triste esistenza era di leggere libri. Un giorno, durante la sua pausa pranzo, Bemish si ritira nel caveau della banca in modo da avere un po’ di tranquillità e poter portare a termine una lettura. Improvvisamente si sente una violenta esplosione e il caveau viene scosso così violentemente che Henry batte la testa svenendo. Quando si risveglia e si avventura fuori, scopre che il mondo è stato distrutto da una bomba H, e lui è l’ultimo sopravvissuto sulla Terra. Dopo aver vagato in giro cercando di comprendere la situazione, trova le rovine di una biblioteca pubblica. EUREKA! Grida tutto contento. “Sarò pure solo ma almeno ho un sacco di roba da leggere!”  Mentre è lì che gioisce, inciampa e gli occhiali gli si frantumano al suolo. FINE DELL’EPISODIO.

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ANUBI!

Allora a voi magari vi sembrerà che questa storia sia una stupidaggine ma io invece la vedo molto lungimirante, direi PROFETICA sulla quantità e la qualità delle SCIAGURE che affliggono il genere umano.
Gli episodi perla sono veramente molti. Ognuno di noi, vecchi spettatori, credo abbia i suoi preferiti e sarebbe lungo starli ad elencare uno per uno. Quel che è certo è che rimarranno per sempre nella storia del fantastico in tv.

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Nonostante il suo creatore Rod Serling sia morto il 28 giugno del 1975, “Ai confini della realtà” ha continuato a vivere in tre incarnazioni successive:

1) Una sfortunata serie remake prodotta negli anni ’80, che si avvaleva per altro di partecipazioni registiche d’eccezione.

enhanced-buzz-wide-28184-1384464047-392) Un film a episodi sempre degli anni ’80, anche quello un po’ loffio, per la regia di Joe Dante, John Landis e Steven Spielberg ( che ci mise anche i paperdollari).

enhanced-buzz-wide-5126-1384462921-143) Una recente incarnazione ( A.D. 2002 ) proposta dal network statunitense UPN, presentata da Forest Whitaker ma durata solo una stagione e poi brasata per bassi indici d’ascolto.

enhanced-buzz-wide-9274-1384462915-33È arduo sperare in una nuova serie di “Ai Confini della Realtà” ma al momento il net sta rumoreggiando riguardo a un nuovo adattamento cinematografico, il secondo dopo quello claudicante del 1983, che dovrebbe essere diretto dal regista Joseph Kosinski, quello di “Tron: Legacy”(Sadness) e “Oblivion”(Happiness). Vedremo.

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Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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