Un podcast sul perché scegliere un ATARI JAGUAR nel 2020

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atari jaguar

La metà degli anni ’90 fu forse il periodo più mutevole e camuffatorio della storia delle console. Il salto dal 2D al 3D e il livello di sperimentazione avvenuto in quel momento potrebbe lasciare un osservatore inesperto completamente sconcertato. Una volta considerate all’avanguardia, di quelle numerose console  non solo stupisce la potenza, ma anche la grande quantità di scelte sbagliate che accompagnarono il loro concepimento.
Oggi abbiamo PlayStation 4 e Xbox One che sono due sistemi relativamente simili, poi c’è Nintendo con il suo piccolo palmare eccentrico, e infine il monolitico Golem rappresentato dal gaming su PC. Ventisette anni fa, tra il 1993 e il 1996, comparvero sul mercato più console fallimentari di quante ne sarebbero state rilasciate ( con successo, stavolta) nell’ultimo decennio.
Ad Atari non importò per niente che sul mercato esistessero già molteplici alternative tipo il PC ( agli albori del gaming con mouse e tastiera ), il Mac, l’Amiga, e addirittura la sua stessa linea di computer ST. Ad Atari tutti questi fattori non vennero minimamente considerati. Atari aveva cose migliori da fare che calcolare, supporre, prevedere. Atari aveva il JAGUAR.
La storia ci insegna che, purtroppo, le aspettative non furono all’altezza dei fatti. Atari Jaguar impattò il mercato con la maestorità di un moscerino su un parabrezza, e la stessa architettura della console era funzionale quasi come il serbatoio di un trattore riempito con del sugo di pomodoro.
La fine della breve vita commerciale del Jaguar arrivò prestissimo ma nonostante questo il suo mito è rimasto ben radicato nel cuore degli appassionati di retroconsole.
La sua linea originale, un pugno di buoni giochi di notevole pregio, il packaging accattivante: Atari Jaguar è ancora degna di apprezzamento nel mondo odierno impestato dal coronavirus? Ce lo spiega Gianluca Santilio in un interessantissimo podcast dedicato all’argomento. Solo per voi su Atariteca.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con sé stesso e non falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai videogiochi vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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