“Una posizione scomoda” e’ un libro penoso nel senso che ci sono tanti peni

TEMPO DI LETTURA: 5 minuti

1Dopo gli ultimi post un po’ smandrapponi eccomi di nuovo calato in una dimensione un po’ più sobria e meno cialtronesca del solito, come avrete chiaramente capito leggendo il titolo di questo post.
È che ultimamente sono stato molto occupato con tutti questi festini alla villa del notaio, e di tempo per leggere me ne è rimasto veramente poco. Devo sempre approfittare dei pochi momenti liberi. Anzi, sapete che faccio? Torno a casa di volata e comincio a leggerlo subito ‘sto libro. Il tempo di rimettermi la mascherina nera col nasone, indossare la cappa e via. Com’è che era la parola d’ordine per uscire? Ah, sì. “FIDELIO“!

Ma adesso lascio la parola all’opinionista ufficiale del blog, il Signor Randall Graves, che provvederà ad introdurvi con dovizia alle tematiche trattate nel romanzetto.

Ebbene, succede che lo spacciatore di fumetti truculenti (sempre lui) ti scova questo libro su IBS e mi piomba in laboratorio sostenendo che sia il caso editoriale dell’anno.
«Se è il caso editoriale dell’anno ci sarà un perché» ribatto io. E mentre lo dico già mi viene in mente Cocciante a San Remo. «Fammi vedere dai».
Lo spacciatore di fumetti truculenti allunga lo smartphone.
Leggo il titolo e il nome dell’autore: una posizione scomoda di Francesco Muzzopappa.
[…]
«Che caspita di cognome è MUZZOPAPPA?» faccio.
«E io che ne so? Però è bravo. Guarda quanti commenti positivi!». Lo spacciatore scorre col dito i vari commenti. Trovarne qualcuno con meno di 3 stelle è cosa rara.
Ci penso un po’ su e il mio cervellino bacato si mette in moto. Il piccolo negretto che sbadila carbone nella fornace dei pensieri comincia a darsi da fare. Faccio degli strani collegamenti mentali: «Muzzopippa, Muzzofazza…» Già mi immagino i traumi infantili che questo autore deve aver subito con un cognome del genere, ma non desisto. Il negretto sbadila come un matto.«Muzzopuzza, Muzzolanza…» Alla fine: l’illuminazione. «MUZZOPAPPA! Ma certo?! Ora o capito! È quello che collabora con SCOTTECS!» Ora il negretto mi guarda sorridente con il pollice alzato.

Ok, bene. Questo è già un buon inizio, ma vediamo un po’ di capire cosa racconta questo romanzetto. Ecco la trama:

Fabio, giovane sceneggiatore di belle speranze diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, non riesce ad inserirsi nel mondo del lavoro perché ingordo di aspettative e puntualmente refrattario a tutte le proposte di lavoro che gli pervengono. Non lo fa per incapacità, sia chiaro, ma per puro snobismo. Finchè un brutto giorno si accorge di essersi fatto terra bruciata intorno. Nell’ambiente è ormai professionalmente emarginato e nonostante tutti i suoi skills, le sue riconosciute capacità, nessuno lo cerca più, nessuno gli propone più di lavorare a niente. Fabio si ritrova quindi a fare la fame. Unica ancora di salvezza: il porno, dove segretamente riesce a guadagnarsi la pagnotta specializzandosi in porno parodie talmente efficaci da meritarsi anche dei riconoscimenti nel settore.

«Perché Romina ha un fidanzato: Vincenzo Sannio, detto “Jean Christophe”. Altro un metro e novanta, imbottito di steroidi, stesso quoziente intellettivo di una mela cotta e brutto, molto brutto.»

C’è un solo problema: Fabio si vergogna profondamente della sua vita a luci rosse e tenta in tutti i modi di tenerla nascosta rifugiandosi in un castello di menzogne. Per tutti, lui è uno sceneggiatore impegnato che lavora gomito a gomito con Moretti e Tornatore, nella realtà è l’autore de “L’importanza di chiaVarsi Ernesto” la cui sceneggiatura andrà a vincere il porno festival di Cannes. Da quel momento in avanti la sua doppia vita diverrà ingestibile.

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Anche con questo romanzo siamo nell’ambito dell’intrattenimento puro. Come già accaduto per l’ “Atletico Minaccia Football Club” di Marco Marsullo, non stringiamo tra le mani il tomo definitivo della letteratura italiana ma bensì un libro che si prefigge di divertire e intrattenere il lettore fino alla comparsa della parola “FINE”. Da questo punto di vista le premesse sono rispettate in pieno. L’opera prima di Muzzopappa è divertente, e anche se non si “ride dalla prima all’ultima riga” come annuncia orgogliosamente un proclama fascettato di Raul Montanari, state sicuri che si sorride e ci si appassiona per le vicissitudini del povero Fabio. Personaggio a tratti Kafkiano che cerca in tutti i modi di evadere dal porno, di rendersi refrattario, o perlomeno trasparente, ma tutti i suoi tentativi in merito vengono puntualmente frustrati dalla cruda realtà e dal fatto che una volta entrati “dal porno non se ne esce più”.

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Proprio su questa dualità si basa tutto il romanzo. Da una parte Fabio che si dispera, si compiange e cerca di svicolare da quel mondo che tanto detesta ma che alla fine gli ha dato tutto: un lavoro fisso, il riconoscimento professionale, e un pugno di veri amici. Dall’altra, la costante cialtronaggine di tutti gli individui che popolano quell’ambiente e la loro incapacità di riuscire a soddisfare le sue aspettative. Anche se, va detto, sarà proprio grazie a Romina, sua datrice di lavoro e travone rinomato, che riuscirà ad avere l’unica vera occasione per realizzare il sogno della sua vita, che se pur cialtronesca, è pur sempre un’occasione.
Da questo punto di vista il filo rosso con il romanzo di Marsullo è tangibile. Entrambe le opere hanno come protagonisti degli pseudo Don Chisciotte che combattono i propri mulini a vento rappresentati dalla cialtronaggine e dal pressapochismo del mondo che li circonda.
Il ritmo è comunque sostenuto e non accusa alcun momento di fiacca. Il lettore non si annoia mai e naviga sempre con fiducia verso l’ultima pagina. Forse il personaggio di Romina può risultare un pochetto stereotipato, un po’ troppo simile a quella Cinzia Otherside di Ratmaniana memoria, ma tant’è. La sua presenza non è mai stucchevole e contribuisce a dare quella ulteriore nota di colore in una ambientazione perennemente surreale.

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Cinzia Otherside

Riguardo al finale, qualcuno potrà storcere il naso ma personalmente credo che ci stia tutto. Non ho avuto nessuna difficoltà a crederlo plausibile in considerazione di come tutto il romanzo si è svolto. Sì certo, c’è un po’ quell’effetto “Cavalleria” di cui ho letto in giro, ma alla fine non fiacca un bilancio totale che resta comunque positivo.
Nel complesso un bel libro e un’ottima opera prima. Molto divertente e mai volgare nonostante la tematica scottante.

GIUDIZIO FINALE:

 

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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