Uomini In Rosso: anche piu’ intelligente e divertente del previsto

TEMPO DI LETTURA: 5 minuti

u1610Una delle poche cose di cui mi posso vantare è la mia capacità di interrompere la lettura di un libro e di saperla riprendere in un secondo momento, anche remoto, come niente fosse, ritrovando il filo della lettura. Non importa quanto interessante sia il libro, quanto mi abbia già preso la storia, quando ho bisogno di smettere di leggerlo, PEM! Smetto di leggerlo, punto e basta.
Questo lo devo agli anni di convivenza dilettantistica con le mie varie signorine (sempre troppo poche), agli anni di convivenza matrimoniale con la mia attuale signora, e agli anni di paternità con la mia dolce figlioletta. In queste varie circostanze si iniziano le letture e poi le si deve cessare quando la fidanzata ti cerca per rovesciarti addosso la quintalata di paranoie post-adolescenziali mai superate e legate al suo aspetto fisico, quando la moglie ti cerca per sfogare il suo fardello di stress lavorativo, quando la figlia ti cerca perché vuole giustamente giocare con quel padre ormai legato sentimentalmente all’iPad.
Perché vi dico tutto questo? Perché quando ho dovuto interrompere la lettura di Uomini In Rosso di John Scalzi ho dovuto faticare parecchio, perlomeno nella sua prima parte. Ma continuiamo che vi spiego meglio.

Bene signori, morirete tutti!

Bene signori, morirete tutti!

L’amore per Star Trek e mille altre opere classiche di fantascienza si basa sul compromesso e una certa dose di ironia. Proprio perché si tratta di classici, sono per forza di cose DATATI, e se uno si mette lì a fargli le pulci con gli occhi di adesso, finisce che quei classici non li guarda e non li legge proprio mai. Ma se tutte queste magnifiche opere sono diventate classiche state pur tranquilli che un valido motivo c’è, e state altrettanto tranquilli che ai loro tempi hanno spaccato di brutto.
Guardando la serie classica di Star Trek nel 2014, uno spettatore moderno ci trova personaggi stilizzati da operetta, accadimenti che fanno a pugni con la logica, storie totalmente irreali, effetti speciali LOL e, soprattutto, la frequentissima morte delle “magliette rosse”, ovvero le comparse casuali.
Ma come sarebbe vivere realmente in quel tipo di mondo? Come sarebbe vivere uno Star Trek dove le storie vengono vissute dai comprimari, degli ultimi, dai sacrificabili?

Il libro di John Scalzi, Uomini In Rosso, è probabilmente la risposta a queste domande. E anche se è più una risposta alla “Galaxy Quest”, beh, dai corridori, è pur sempre una risposta, no?!

 

Uomini In Rosso non è una normale satira della serie classica di Star trek, e neanche una critica, è probabilmente di meglio. John Scalzi prende dei personaggi attuali, intelligenti e consapevoli, e li incastra in una realtà trekkiana in cui cercano di dare un senso alla loro esistenza. È in parte un riscoprire le falle della science-fiction di quei tempi, e un po’ Quella Casa Nel Bosco. Di più, è metafiction: un espediente letterario dove i protagonisti sono consapevoli di esserlo e si pongono domande ironiche circa il rapporto tra la loro finzione e la realtà.

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Ok ragazzi, ora basta con questo scherzo. Rialzatevi pure. OH! MA CHE SIETE, SORDI?

Uomini In Rosso è un libro diviso in 3 parti, la prima, quella più corposa e che comprende l’80% delle pagine, segue le vicissitudini del guardiamarina Andrew Dahl,  appena assegnato alla nave spaziale Intrepid, il fiore all’occhiello dell’Unione Universale, (il rimando alla USS Enterprise è abbastanza evidente) insieme ad un gruppetto di pari grado. Lui e gli altri si accorgono presto che c’è qualcosa di strano ed inquietante nella vita di bordo, e a parte i corridoi stranamente deserti, in qualsiasi missione di sbarco almeno un guardiamarina muore. E la morte del predestinato avviene seguendo sempre delle bizzarre regole che oltretutto variano a seconda di quale ufficiale superiore lo accompagni. Morale: l’equipaggio della Intrepid è terrorizzato dagli ufficiali di plancia e dalla conseguente possibilità di essere convocato nelle missioni di sbarco.
Toccherà a Dahl e compagnia riuscire a svelare il mistero di tutte quelle morti, e contemporaneamente cercare di rimanere vivi nel tentativo di farlo.

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La seconda parte del libro è una piccola appendice sotto forma di cronaca. Il lettore si troverà a leggere una sequenza di post tratti dal blog personale di uno dei protagonisti della prima parte del libro. L’esperienza appena vissuta ha traumatizzato il blogger a tal punto da avergli fatto venire il “blocco dello scrittore”, e non avendo abbastanza soldi per pagare uno bravo, il blogger si affida ai suoi post e ai commenti dei visitatori per riuscire a superare il disagio. Alla fine quest’intera parte del libro si può sintetizzare come una pazza, virtuale seduta dallo psicanalista.

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Ohibò!

La terza e ultima parte racconta il procedere della vita di altri protagonisti dopo la conclusione dell’avventura narrata nella prima parte, e il cambiamento che ha indotto nelle loro vite il prendere parte a quell’avventura. È una parte dove Scalzi lascia molto spazio ai sentimenti e a un tipo di narrazione quasi intimista, ma tutto sommato superflua.

È morto Jim!

È morto Jim!

PUNTO DI FORZA

È un libro divertente. Non è Douglas Adams, certo, ma è sicuramente molto piacevole. È anche interessante. Gli appassionati di Star Trek come il sottoscritto ci troveranno millemila citazioni e riferimenti a cose tipicamente Trek di cui solo un vero esperto potrà godere.

PUNTO DEBOLE

Proprio come PLAYER ONE di Cline, questo libro soffre di una concreta dose di referenzialità e citazionismo. Se il lettore non conosce la serie classica di Star Trek e i suoi punti cardine, avrà sicuramente difficoltà a cogliere in pieno tutta l’ironia che serpeggia per la storia. Inoltre, le 2 appendici finali sono, sì, carine ma, a parer mio, superflue, e forse sarebbe stato il caso di separarle dal resto del libro utilizzandole come materiale promozionale o extra. Purtroppo, non facendo di cognome Scalzi, non posso entrare nel merito della questione se non con una semplice opinione su un blog di estrema periferia(degradata).

CONCLUSIONI

Raccomando Uomini In Rosso a tutti i lettori di fantascienza, soprattutto scrittori, e naturalmente agli appassionati di Star Trek, i quali non avranno alcuna difficoltà ad immedesimarsi e anticipare tutte le battute.

WARNING – Gli uomini in rosso dicono le parolacce e hanno rapporti sessuali, non visti, fuori dalle pagine del libro, ma vorrei vedere voi a restare calmi e tranquilli con la consapevolezza di avere un bersaglio disegnato sulla schiena.

GIUDIZIO

arroganza

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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