VIRTUAVERSE : più di tutto mi ricorda il futuro

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Praticamente è il duemilaPoi, Biff Tannen ( o Donald Trump, scegliete voi) è ancora presidente degli Stati Uniti e il suo ego smisurato ha raggiunto lo zenit quando una setta religiosa è stata fondata in suo nome. Il mondo così come lo conosciamo non esiste più ( o esiste MENO, vedetela con pessimismo), e la scienza è stata applicata talmente male che il futuro distopico di Ready Player One è una tragica realtà ma con molte più droghe in circolazione. Il sovrappopolamento è alle stelle, e la disoccupazione al 99,5%. La gente è sporca, scontrosa, e preferisce attaccarsi tutto il giorno a dei visori VR guardando dei programmi virtuali che glielo fanno venire duro. Tutti quanti, ma proprio tutti, sono collegati a uno di questi visori come se fosse l’unica cosa eccitante della loro vita. Probabilmente lo è. Oltre a intrattenere il popolo, i visori servono per vivere una realtà integrata permanente che ottimizza continuamente l’esperienza processando i dati personali.
Questi elementi fanno di VirtuaVerse l’avventura grafica più politica e profetica che avreste mai voluto giocare. Curiosi, eh?! Bravi. È disponibile all’acquisto su Steam e GoG.
E adesso posso lanciare una delle sigle più coerenti che abbia mai lanciato in vita mia.


Siamo nell’abituale futuro distopico in cui il meteo è configurato su “Londra in novembre” (in verità non sappiamo dove sia ambientata la storia di VirtuaVerse, ma potete scommerci che farà l’impossibile per superare a destra qualsiasi concetto di distopia futuristica abbiate mai visto prima), e il mondo è in crisi perché ci sono troppe persone che hanno a disposizione troppe droghe.
In questo ambiente solare e spensierato si muove Nathan, il protagonista senza volto di VirtuaVerse. Nathan si rifiuta di integrarsi nella rete globale, si procura da vivere ai margini smerciando hardware modificato e software craccato. Ha un visore personalizzato ed è persino in grado di spegnerlo o accenderlo a suo piacimento. Sembra una cosa da poco ma nel mondo di VirtuaVerse non lo è. Quando tutti sono connessi h24, avere la possibilità di fare una cosa del genere è una figata pazzesca. Ti permette di vedere la realtà per quello che è, e in qualche modo ti consente di andare in giro senza avere la faccia per quasi tutta la durata del gioco.
È a questo punto che succede il fattaccio: una mattina Nathan si sveglia nel suo appartamento e non trova più la sua fidanzata Jay. Per terra trova il proprio visore personalizzato rotto, e non c’è modo di contattarla o rintracciarla. Perché? Cosa le è successo? E se fosse morta? E se fosse stata rapita? E se la gestapo l’avesse presa prigioniera? Un bel casino, veramente.
Scollegato dalla rete, Nathan dovrà scoprire cosa è successo a Jay, e iniziare un viaggio inaspettato attraverso gli anfratti oscuri del mondo ideale di Donald Trump.

 

La premessa di VirtuaVerse è intrigante. Certo, c’è dentro molto di quello che si era già visto nelle avventure punta e clicca di LucasArt e Sierra negli anni 80/90, questo è un bene, ma è un’avventura cyberpunk quindi… Provate a pensarci: quando è stata l’ultima volta che avete giocato a un’avventura cyberpunk? Rispondo io per voi, grazie: nel 1997 con il Blade Runner di Westwood Studios, e poi? E poi niente! Niente più avventure cyberpunk, anzi, niente più cyberpunk fino a quando nei cinema è tornato Blade Runner: 2049. Detto questo, ecco che VirtuaVerse assurge alla sue 3 funzioni primarie:

1) Riportare in auge le avventure punta e clicca ormai ridotte a macerie di un passato remoto e tornate fra noi solo grazie al contributo illuminato di Ron Gilbert e Gary Winnick.
2) Riportare in auge il cyberpunk per scaldarci per benino in vista del nuovo e imminente Cyberpunk 2077.
3) Riportare nella bolla di conforto tutta una fascia di utenti ( sempre più ristretta ) che amano ancora i giochi di avventura.

Se per Theta Division e Blood Music è stato un esperimento, lo possiamo definire riuscito in pieno. Lo sviluppatore e il publisher musicale sono riusciti a sorprendere con la loro inedita esaltante collaborazione sia dal punto di vista del design che da quello musicale. Tutto funziona in VirtuaVerse, e lo fa grazie a una messa in scena esteticamente impeccabile e alla giusta (= tanta) quantità di musiche performate da MASTER BOOT RECORD che ha giustamente rilasciato l’omonima colonna sonora in combo con l’uscita del videogioco.

 

Ora, se fossi un gamer moderno immagino che potrei lanciarmi in un accorato discorso su quanto i videogiochi abbiano modificato profondamente il nostro immaginario collettivo, su quanti gesti, usi, costumi, modi di dire e pensare possano tranquillamente essere ricondotti a un videogioco su PlayStation o, più in generale, a un’esperienza videoludica dal 2000 in poi. Ma non lo farò perché non sono un gamer moderno ( a meno che il vostro concetto di modernità si fermi alla Wii, in quel caso sì ), sono un RETROgamer e quindi mi infilerei sicuramente in un discorso più grosso di me e farei la figura di quello che sono, ovvero: un quarantenne che gioca a videogiochi di 30/40 anni fa e continua a trovarcisi bene esattamente come 30/40 anni fa.
Tuttavia, la mia impressione è che con VirtuaVerse siamo in presenza di una vera e propria chicca per intenditori in cui le meccaniche di gioco citano apertamente i grandi videogiochi di genere del passato, e le cui dinamiche sono state assimilate talmente bene da diventare un suo proprio linguaggio completamente nuovo.
È difficile da spiegare. È un progetto che ha dietro un coder d’eccellenza come Alessio Cosenza, il quale aveva già magnetizzato l’attenzione di Una Trasmissione Di Nerda per il suo Power Glove Ultra, e la grafica è di un virtuoso del pixel come VALENBERG, stiloso e apprezzatissimo già dalla sua collaborazione con PERTURBATOR.

 

Questo gioco fa molto per il cyberpunk e per la dimensione delle avventure punta e clicca. Se stai cercando enigmi non facilissimi e una stimolante riflessione sull’apocalisse che ci aspetta, VirtuaVerse è il gioco che fa per te e al suo interno c’è un vicolo buio e squallido pronto ad accoglierti. Disponibile anche su GOG.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con sé stesso e non falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai videogiochi vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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