Stasera ribollita: WILLOW. Il film, la recensione, i videogiochi, i nani

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Ma quanto farà Guerre Stellari questo poster?

I rischi veri li corri da adulto, quando vai a vedere quei film di cui tanto hai sentito parlare da pischello, e che per un motivo o per un altro non hai mai trovato il tempo o l’occasione di visionare.
Io l’ho fatto per Willow, dopo che Ste84, uno dei pochi commentatori del blogghino, me l’ha consigliato vivamente spingendomi a colmare questa grave lacuna Lucasiana.
Così mi sono procurato il film e ci sono arrivato con molta curiosità, inquietudine, l’immaginario pregno di quell’ammucchiata di nani che è stato LO HOBBIT, e di quell’interracial weirdo che era HOWARD E IL DESTINO DEL MONDO.
E cos’è stato alla fine Willow? Niente di ché. Sicuramente un film terribilmente ambizioso, ma non terribile e neanche meraviglioso. Solo un viaggio troppo lungo su una strada troppo battuta da mille altri film. Un fantasy sull’avventura di un nano (vero) che deve proteggere una piccola amabile pupetta e superare in astuzia una regina malvagia uccidendo un mostrone a due teste. In altre parole, una roba standard e tradizionale, un po’ come la ribollita.

Quello che mi ha colpito subito di Willow è stato il fatto che sia interpretato da nani VERI, non la squadra di calcetto miniaturizzata col CGI che scorrazzava in giro per LO HOBBIT, ma proprio nani veri-veri, di quelli che si vede che sono loro perché hanno delle difficoltà oggettive a deambulare, a muoversi con agilità, e ti saltano fuori da ogni angolo, nei posti più strani.

Ehilà! Eccomi qua!

Ehilà! Eccomi qua!

Ma se è vero che gli attori interpreti di questa pellicola sono per lo più nani, l’attore protagonista dell’avventura non è un nano qualsiasi, bensì Warwick Davis, un tipino che sulla propria feconda carriera artistica potrebbe costruire una nanologia tutta sua tanti sono i camei e le comparsate nei millemila filmettini che ci piacevano a noi brufolosi di allora. Un nano, Warwick, che al tempo aveva appena 18 anni ma che le esigenze di copione gli imposero di interpretare il ruolo di Willow, un altro nano che aveva già moglie e due figli di circa 4 e 6 anni, e questo la dice lunga sulla promiscuità degli uomini affetti da nanismo e sul perché abbiano delle indiscutibili qualità quando si tratta di bionde e di filmini porno.

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Willow lo si può attaccare su più fronti, ma la critica prevalente è senza dubbio verso la storia che pare stralciata da uno Star Wars con gli Ewoks, e vidimata dal marchio “Tolkien Approved” che qualsiasi avventura fantasy richiedeva a norma di legge prima che quel panzone unto di Peter Jackson si appropriasse del brevetto. Tuttavia, almeno la questione della scopiazzatura da Star Wars regge solo in parte, in quanto George “Paperon de Paperoni” Lucas ha più volte dichiarato di aver concepito la storia di Willow nei primi anni settanta, molto prima che le Guerre Stellari gli orgasmassero la mente, e che al tempo non ritenne opportuno imbarcarsi nella produzione dell’idea perché gli effetti speciali che intedeva usare erano troppo avanzati per quel decennio. Così, quieto e nascosto come SAURON, il nostro oscuro MISTER BARBETTA© ha aspettato fino all’88 per produrre il film e lanciarsi alla conquista della sua personale terra di mezzo.

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Và bello Warwick che comparsava ne “La Minaccia Fantasma”

George “Re Mida” Lucas iniziò ha sviluppare il progetto nel 1986, quando trascorse quell’infausto periodo di delirio berserker in cui abbandonò temporaneamente la presidenza della Lucasfilm perché, in pratica, voleva produrre tutto lui. L’amico Giorgio aveva intenzione di fare le cose in grande. Voleva sfornare un’intera TRILOGIA sulle vicende del piccolo Willow, peccato che alla fine i risultati al botteghino non furono esattamente quelli auspicati e il progetto sfumò.

Và bello Warwick mentre cicciobellegia con la principessa Leila

Và bello Warwick che cicciobelleggia con la principessa Leila

Per dirigere il film George chiamò Ron Howard, suo amico da quando lavorarono insieme in American Graffiti, e gli effetti speciali vennero curati dalla premiata forneria di famiglia, la Industrial Light And Magic. Pure il gruppo degli attori che venne riunito era di gran talento e c’era della vera chimica tra loro. Soprattutto tra uno sbarbatissimo Val Kilmer e Joanne Whalley la chimica divenne addirittura ORGANICA, dato che una volta terminato il film, continuarono a fare all’ammore e si sposarono pure.

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Và bello il pettaccio villoso di Val

Però, nonostante i buoni attori, gli effetti speciali per quei tempi fantastici, e la pubblicità a tamburo battente che neanche la Lega alle regionali, il film fu un tiepidissimo successino finanziario. Per fare due conti, vennero spesi circa 40 milioni di dollari per realizzarlo mentre al botteghino americano ne raggranellò solo 57. A Hollywood, margini ridotti come questi rientrano già nella categoria FIASCO.

LA STORIA IN BREVE

A una regina cattiva viene detto che una bambina nascerà e sarà colei che le porterà la morte (consegnandole un CD di Justin Bibier). La regina cattiva ovviamente s’incazza e si cala mani e piedi nel ruolo di Erode, sterminando tutti i pupi nel regno. La bambina killer viene però salvata tipo Mosè, cioè viene messa su una zatterina e lasciata sul fiume in balia della corrente. La ritrova Willow, un nano babyface che vive in un villaggio di nani. Willow prende a cuore la bambina e parte con altri concittadini per portarla al monte Fat…Portala a un incrocio. Sì, avete capito bene. UN INCROCIO! Dove dice passa un sacco di gente e qualcuno che se la accatta vedrai lo trovano. Arrivati all’incrocio scoprono che non passa più nessuno per colpa della variante nuova, quella che poi immette sulla circonvallazione, e attaccato a un albero trovano un brigante ingabbiato, pure un po’ stronzo, che è stato messo lì a seccare al sole da chi non si sa. Il brigante non è altro che un Val Kilmer coi denti marci e molto-molto strafottente. In pratica, la persona IDEALE a cui lasciare una neonata in fasce. I nani quindi liberano Val e gli danno la bambina, e dopo inizia una girandola di eventi/maccosa che porterà i superstiti della brigata nanica, più Val Kilmer, ad affrontare la regina cattiva nel suo oscuro castello e, ovviamente, vincere, che c’era da fare il sequel e mica Willow ci poteva rimanere secco, eh?!

Ma allora se l’intreccio amoroso c’è, se gli effetti speciali non sono male, se le scene d’azione sono tutte politicamente corrette e non si vede una goccia di sangue-una, se la lotta finale nella fortezza tiene botta, cos’è quel sottile brivido di imbarazzo che corre giù per la schiena dello spettatore? Sinceramente non saprei dirlo. Forse, osservando con gli occhi di un quarantenne, la banalità delle soluzioni e lo sforzo immane per rendere “commestibile” l’intero film al pubblico dei tredicenni di quei tempi là. Ma questo non è un giudizio obiettivo, in quanto, appunto, il quarantenne qui è appannato da tutti i film di Peter Jackson apparsi finora. Probabilmente Willow era un bel film, lo è anche adesso se preso con le opportune controindicazioni, ma forse era un po’ fuori fuoco su alcuni personaggi, oppure, come tanti della sua epoca, era avantissimo e direttamente fuori dai tempi.

Personaggi fuori fuoco

Personaggi fuori fuoco

Fatto sta che questo film è una palese creatura di Lucas, e ci ritroviamo almeno due capisaldi del Lucas-pensiero dentro, tipo:

1) Il personaggio bello e arrogante tipo Han Solo, che in un primo momento aiuta solo se stesso per poi entrare nel mood giusto e aiuta tutti.

2) Il personaggio principale che ha una forte paura di qualcosa che poi dovrà affrontare e superare durante il film. Indiana Jones aveva il terrore dei serpenti, Willow quello dei troll.

Non pago, nel 1995 George scrisse assieme a Chris Claremont un seguito del film ma sotto forma di romanzo. Il titolo del libro era “La luna d’ombra. Cronache della guerra dell’ombra”. Il racconto era il primo di una trilogia cartacea ambientata tredici anni dopo gli eventi narrati nel film. I due romanzi successivi del 1996 e del 2000 sono inediti in Italia e forse per un giusto motivo.

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NANI! Nani ovunque!

Allora, visto che in quei tempi laggiù quasi tutti i film che divennero popolari tra noi mocciosetti brufolosi ricevettero un’incarnazione videoludica, la stessa sorte toccò anche a Willow, che venne trasposto per diverse piattaforme e in diversi modi.

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La prima incarnazione interattiva di Willow venne sviluppata nel 1988, da Mindscape per Amiga, Atari ST, Commodore 64 e PC IBM, ed era composta da cinque mini-giochi, ognuno basato su altrettante scene del film e tutti realizzati in maniera atroce. Riguardo alla giocabilità, tutti e cinque i giochi risultavano estremamente frustranti in quanto, alla morte del giocatore, toccava sempre ricominciare da capo. Unica eccellenza erano le animazioni che “cucivano” i vari momenti del gioco, impressionanti per lo standard dei computer di quel momento. Il comparto sonoro veramente poverinos, però, piantava la pietra tombale e ci regalava un gioco nel complesso molto più che bruttarello.

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Un’altro adattamento di Willow apparve sulle console NES l’anno dopo, nel 1989. Come la versione arcade che vedremo per ultima, venne sviluppato da Capcom, ma era un gioco completamente diverso da quello che uscì in sala giochi e, nonostante tutto, incredibilmente buono.
L’impressione era che gli sviluppatori di Capcom stessero lavorando a un altro gioco quando dai piani alti qualcuno telefonò in ufficio e impose di farlo uscire sul mercato in fretta e furia, rinominandolo Willow. A parte l’inserimento di alcuni personaggi qua e là, il gioco non ha quasi nulla a che fare con la pellicola. Questo però non è una cosa necessariamente negativa. Certo, non segue il materiale originale, ma è poi così importante quando si vuole produrre un buon gioco? IO CREDO DI NO (firmato Alan Kadmon). Comunque quello che i giocatori si ritrovarono davanti fu un buon clone di Zelda, e ciò non può essere che bene.

IL VIDEOGIOCO ARCADE

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Sempre nel 1989, Capcom rilasciò anche una versione arcade. Era un gioco a scorrimento orizzontale che sembrava shakerare insieme tutte le caratteristiche tipiche dei giochi Capcom visti in sala giochi fino a quel momento. Sembrava un po’ Ghosts ‘n Goblins, ma aveva la struttura di Strider, la fluidità e la carica di Mega Man, e i negozietti sparsi in giro tipo Forgotten Worlds. Tutto sommato un buon gioco oldschool.

IL FUMETTO MARVEL

Ovviamente Marvel non si lasciò sfuggire l’occasione per ravanare nel pentolone, e pubblicò il suo rituale adattamento a fumetti.

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Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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7 Responses

  1. Ste84 ha detto:

    Direi che sei decisamente più abile di me nello scrivere recensioni 🙂
    Hai dato un giudizio molto equilibrato col quale alla fine mi ritrovo. Io ne ho un ricordo molto particolare ma oggettivamente Willow non è certo un capolavoro. E’ un film carino, questo si, e ovviamente averlo visto da bambino negli anni ’80 piuttosto che da adulto nel 2014 è tutta un’altra faccenda, quindi provo a mettermi nei tuoi panni.
    E’ quello che io tra me e me chiamo sempre “effetto Navigator”. Un paio di anni fa capitai in un blog dove si discuteva animatamente su cosa fosse meglio tra i film Navigator appunto, ed Explorers. Dato che quest’ultimo è uno dei film che ho più amato nella mia infanzia (oltre ad essere un compendio di anniottantudine pazzesco) mentre dell’altro non conoscevo l’esistenza, pensai di procurarmelo e una noiosa domenica mattina me lo guardai. Non dico che mi fece schifo ma lo trovai proprio bruttino. Per un’ora e mezza fui bombardato da una tale serie di wtf che nemmeno il tg4.. e, cosa più grave, la storia non mi coinvolse minimamente. Ecco che alcune perplessità iniziarono a girare nella mia mente. Allora subito dopo, come controprova, misi su il mio prezioso vhs di Explorers e lo trovai grande come sempre. Com’era possibile? Era davvero di gran lunga più bello Explorers o lo era solo perché un felice ricordo d’infanzia lo rendeva tale? E se avessi visto Navigator da bambino, oggi come lo giudicherei? Sembrano domande idiote con cui passare il proprio tempo ma al di là di tutto trovo interessante ragionare su come luoghi, tempi e situazioni possano influire sulla nostra percezione del bello e del brutto.
    Io comunque, in barba ad ogni possibile congettura, continuo a pensare che Explorers sia nettamente più bello di Navigator e se non la pensi come me non sei più mio amico. 😀
    Penso anche che sia più bello di Willow ma questa è un’altra storia ancora.. 😉

    • Simone Guidi ha detto:

      Ah-ah Ste, tu pensa che giusto la settimana scorsa, nella chat redazionale di RGM, mi hanno consigliato di vederlo (Explorers) e io l’ho appena finito di tirare giù dal mulo oggi. 🙂
      Per la cronaca, non ho mai visto né Navigator né Explorers, però del primo ho sempre sentito parlare un gran bene. Proprio per questo motivo mi guarderò Explorers (LOL). Adesso mi basta solo trovare il tempo di farlo, non è cosa da poco( sigh!).

      • Ste84 ha detto:

        Quando si dice una coincidenza 😀
        Tra Explorers e Navigator è praticamente un derby, su tanti aspetti i due film si somigliano, sono usciti negli stessi anni e sono entrambi rivolti a un pubblico di giovanissimi oltre ad avere dei punti in comune anche nella trama.
        Anche io ho sempre sentito parlar bene di entrambi ma solo Explorers è riuscito a conquistarmi. Sarà interessante il tuo giudizio imparziale, non avendoli mai visti non rischi di incorrere come me nell’effetto Navigator!

  2. Lorenzo ha detto:

    Non avevo visto Willow. Nemmeno Explorers e nemmeno Navigator. Li ho visti tutti e tre negli ultimi mesi.
    Il mio giudizio: Willow non mi è piaciuto, troppo al risparmio le scenografie, non mi ha dato il senso di fantasy ad ampio respiro e soporifero a tratti.
    Explorers è bello fino a metà, poi non si capisce se diventi una farsa o cosa, ma il cambio di registro è troppo brusco e sembra che non abbiano potuto finirlo come si deve.
    Navigator invece mi è piaciuto, è coinvolgente nella sua semplicità da storia del Topolino.
    Già che c’ero ho visto pure DARYL: anch’esso tarato per gli infanti, mi è piaciuto. Stranger Things ne ha attinto a piene mani.

    • Simone Guidi ha detto:

      Vedo con piacere che stai seguendo la road-map del perfetto corridore. Spero di averti indirizzato almeno un pochino verso la riscoperta delle perle anniottantare più o meno trash. Io di solito le guardo quando ho bisogno di rilassarmi. Per esempio, mi ricordo benissimo che quando vidi D.A.R.Y.L. fuori era una domenica pomeriggio veramente di merda, pioveva e faceva un freddo cane. Avevo la moglie addormentata con la bambina e ne approfittai per rifugiarmi nella mia confort-zone del vecchio nerd. Che bel momento. Guardavo tutti quei MACCOSA uno dietro l’altro e sorridevo. Ti rendi conto? SORRIDEVO! Mi ricordavo di quel tempo in cui un film come quello era perfettamente giustificabile e provavo sollievo. A proposito, ho letto da qualche parte sull’internet che qualcuno (non so chi o cosa) ha intentato una causa contro la produzione di Stranger Things accusandola di plagio. Ci vuole un bel coraggio a fare una cosa del genere verso un prodotto che è nato e si sviluppa dichiaratamente sulla citazione e la riproposizione, però, oh, questi sono i tempi che viviamo ( e magari ho letto una fake news).
      Lorenzo, fammi una favore, se ti vengono in mente dei filmettini anniottantari tipo quelli che hai citato e che io non ho ancora recensito, ti prego di segnalarmeli. Ultimamente sono un po’ stressato (non scherzo) 😉

      • Lorenzo ha detto:

        Mah, rimando in tema Willow ti direi Dragonslayer. Invece uno meno conosciuto, ma anni ’80 all’ennesima potenza, è Thrashin’.

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