Mi innamoravo di tutto: Young Guns Giovani Pistole

Young_GunsPrima degli anni ’80, i film western e d’azione avevano un’unica tipologia di eroe: un maschio caucasico di età superiore ai trent’anni. Personaggi più giovani c’erano, per carità, ma per lo più non avevano altra funzione se non quella di guardare con ammirazione l’eroe e dire cose tipo: «Accidenti, signore! Dove ha imparato a sparare in quel modo?» Oppure venivano uccisi direttamente a metà del film, per motivare ancor di più l’eroe nella sua missione votata al bene e alla giustizia.
Se in un film d’azione un giovane tirava fuori una pistola, state sicuri che era un cattivone o un problema che il nostro eroe di mezza età doveva obbligatoriamente affrontare.
Young Guns Giovani Pistole sfidava allegramente queste tacite regole e metteva in campo sei teen-star hollywoodiane emergenti pronte a invadere le copertine di tutti i “Cioè” del mondo. Questo conferì alla pellicola un’immediata popolarità tra noi Ggiovani che fremevamo di pulsioni violente sognando la terra degli hamburger, e buttava abbastanza benzina sul fuoco da far incendiare l’eccitazione per un genere, quello western, ormai considerato morto.
Venite corridori, cavalchiamo verso il tramonto amerrigano. YE-AAAAH!

Come dicevo prima, nel 1988, i film western erano considerati cose del passato. Da più di un decennio non c’era più stato un vero e proprio successo di quel genere al cinema, e gli spietati di Clint, insieme a Kevin che ballava coi lupi, sarebbero arrivati solo nel decennio successivo. Il western era ufficialmente morto, ma poi arrivò Young Guns e cambiò tutto.
Il film andò alla grande al botteghino, costò 11 milioni di paperdollari e ne guadagnò 45 in casa, ed ebbe un’enorme grip sui giovani spettatori che si precipitarono al cinema con il testosterone a mille. Fece talmente bene da ispirare un sequel e una serie televisiva, “I ragazzi della prateria”, che credo di aver visto solo io.

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I ragazzi BELLI della prateria

In pratica, questo filmetto qui mise il turbo-boost al western e lo fece tornare di moda, stavolta espressamente indirizzato al pubblico degli adolescenti. Alla luce di questo nuovo entusiasmo, i produttori di Ritorno al Futuro decisero di ambientare il terzo film nel vecchio West e Steven Spielberg prese la stessa decisione per il suo cartone animato “Fievel conquista il West”. Hollywood insomma, ricominciò a scommetere sugli eroici cowboy sudici sul dorso di cavalli rampanti, e nel corso degli anni a venire il genere venne rimpolpato da numerose produzioni tipo Balla coi lupi, Tombstone, Wyatt Earp, Bad Girls, Maverick, Pronti a morire, Posse, e molti altri prima che l’effetto, infine, si spegnesse di nuovo.
Young Guns dimostrò quanto il pubblico dei giovani fosse affamato di film d’azione che li vedesse protagonisti. Grazie a questa enorme fame, a Young Guns venne perdonato tutto, soprattutto le sue carenze cinematografiche come i dialoghi da brivido e gli enormi MACCOSA di trama che lo riducevano ad un emmental troppo stagionato.

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Ma veniamo alla trama:
Nel selvaggio west, John Tunstall (Terence Stamp) gestisce una ranch/scuola di perfezionamento per teppisti, insegnandogli a leggere e le buone maniere a tavola, e già questo è un bel MACCOSA con cui fare i conti, ma non dimentichiamoci che siamo negli sfavillanti eighty e quindi andiamo avanti.

Il generale Zod ti insegna

Terence Stamp: il generale Zod ti insegna

I suoi allievi sono l’incarnazione di vari e classici stereotipi che ci siamo sempre ritrovati tra i piedi da trent’anni a questa parte, vediamoli:

  1. Billy the Kid (Emilio Estevez) aka l’irruento psicolabile dal grilletto facile.
  2. Doc Scurlock (Kiefer Sutherland) aka il forbito ragionatore bravo a parlare.
  3. José Chavez (Lou Diamond Phillips) aka l’indiano taciturno ma letale.
  4. Richard Brewer (Charlie Sheen) aka il capo coscienzioso e fraterno.
  5. Charlie Bowdre (Casey Siemaszko) aka il pugile buono e, tutto sommato, ingenuo.
  6. Dirty Steve (Dermot Mulroney) aka il bovaro coi denti marci che rompe i coglioni.

Tuttavia, il generale Zod rappresenta un serio ostacolo per gli affari di un ricco e disonesto rancher di nome Murphy, suo concorrente nella vendita di bovini. Proprio per questa ragione Zod viene ucciso dagli uomini di Murphy.
Nonostante l’evidenza dell’accaduto, il giudice si dimostra incapace di fare giustizia, dato che il corrotto sceriffo Brady e mezza contea sono pagati proprio da Murphy. Decisi comunque a vendicarsi, i sei giovani di Zod cominciano di farsi giustizia da soli, ma le cose gli sfuggiranno di mano.

 

Anche se i suoi personaggi sono ridotti a macchiette da fumetti, l’estetica di Young Guns è straordinariamente studiata per colpire nel segno, monotona ma studiata. I fuorilegge sembrano fuorilegge perchè hanno la buzza, i capellacci unti spiaccicati in faccia e i denti marci, mentre gli eroi sono sbarbati e fisicamente piazzati bene.

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Abbastanza piatte le scenografie, praticamente sempre le stesse tanto da far pensare che l’intero film sia stato girato in un fazzoletto di deserto comprendente il set della città di frontiera. Ma se Young Guns non è assolutamente uno di quei western epici che regalano allo spettatore lunghe carrellate su paesaggi tanto belli da levare il fiato, è invece ben montato e ritmato, e questo gli permette di espletare egregiamente il suo incarico, cioè intrattenere il pubblico dall’inizio alla fine, senza nessun momento di noia.
Sì, certo, potremmo dibattere alla morte su quelle sparatorie micidiali dove tutto il mondo spara contro i nostri eroi e nessuno di loro viene mai colto, tanto da far sembrare il film un buffo incidente all’incrocio tra COMMANDO e UNA PALLOTTOLA SPUNTATA.

Le care vecchie sparatorie di una volta
Si potrebbe anche discutere di certi dialoghi tipo quel: «…non ci penso nemmeno a farmi dissuadere da qualcosa di così antiestetico come la corruzione politica» rivolto da Zod al cattivone, più adatto a una rappresentazione shakespeariana che a un rozzo film western, ma tant’è, quelli erano gli anni delle chiome cotonate, e cose come questa davano quell’enfasi romantica che spingeva la sedicenne a comprarsi un poster.
I MACCOSA di trama non si contano, cominciando con l’inutile storia d’amore tra Doc Scurlock e la schiava del sesso cinese di Murphy, fino al finale, quando nel macello generale e lo zillione di pistole che sparano, saltano fuori tre provvidenziali cavalli per far fuggire i nostri eroi.
Concludendo, questo film è stato sicuramente un’ottima idea nel 1988, tanto ottima da meritarsi un sequel a detta di molti migliore (non ci voleva molto), ma anche più inchinato alle logiche commerciali. Diciamo che al tempo piantò un seme che venne fatto germogliare in vari modi dai diversi registi che lo coltivarono. A distanza di 26 anni, esperimenti coraggiosi come Young Guns non se ne vedono più, ed è un peccato.

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